Carissimo Generale, nonostante il tempo passi inesorabilmente, io conservo sempre un bellissimo ricordo della tua persona e del tuo prezioso lavoro e ogni tanto leggo anche con molto interesse gli articoli della tua bella rivista on-line.
Spero che tu, come sempre, tenga duro, e ricordando con affetto i giorni in cui era ancora possibile incontrarci, ti invio con i miei saluti più cari e quelli della mia famiglia, una storia dimenticata sui monti della Tolfa, fanne pure quello che vuoi.
Un abbraccio
Carlo FeliciSiamo in un periodo cruciale della storia europea e napoleonica, si è appena formata la II coalizione, Napoleone è bloccato in Egitto e la Repubblica Partenopea sta per cadere.
Nel Lazio, due paesini nellentroterra della costa civitavecchiese: Tolfa ed Allumiere sono protagonisti di unepica resistenza contro le truppe francesi.
Nel periodo precedente i fatti in questione del 14 marzo, i francesi avevano deciso di vendere tutto il complesso minerario delle allumiere, intorno a quei paesi, includendo però anche vasti territori destinati al pascolo brado e per lutilizzo del legname. Ma gli abitanti del luogo, pur essendo al corrente della vendita, continuarono a far pascolare le loro mandrie in quei fondi. La società incaricata della vendita, a quel punto, reagì sequestrando tutto il bestiame. E questa, oltre al sentimento antifrancese, determinato dalla riluttanza a subire loccupazione, spesso sfociata in azioni di guerriglia in un territorio dallo stesso Stato Pontificio considerato zona franca, fu la scintilla che diede il fuoco alle polveri.
Il comandante in capo Gen. Mac Donald (credo che lì un fast food con un nome del genere non lo apriranno mai) decise che bisognava dare una sonora lezione agli insorti e così affidò lincarico al generale Merlin di preparare la repressione contro i due paesi.
La mattina del 14 tre colonne di truppe francesi con 1500 uomini, sbarcate a Civitavecchia, iniziarono a marciare verso i due paesi: Allumiere e Tolfa: una partita da S. Severa che si trova un po più a sud di Civitavecchia, risalì lentroterra giungendo a Tolfa, unaltra invece proveniente da Civitavecchia, puntò su Allumiere e proseguendo verso linterno, trovo' la strada sbarrata con barricate fatte di tronchi di alberi. Ci fu quindi un primo scontro con i rivoltosi che arrestò temporaneamente la marcia dei francesi i quali però ripresero ad avanzare, aggirando lo sbarramento e ciò portò gli insorti a ritirarsi fino al paese di Allumiere. Quindi gli stessi rivoltosi decisero di unirsi con coloro che stavano difendendo Tolfa, abbandonando Allumiere al saccheggio dei francesi che rubarono tutto quello che potevano trasportare: dai mobili agli effetti personali; sul campo rimasero 13 allumieraschi ed altre 9 vittime si aggiunsero dopo il saccheggio e le violenze anche contro le donne.
La colonna principale proveniente da Civitavecchia, comandata dal gen. Merlin si diresse da Allumiere a Tolfa, ma nei pressi della chiesa di Cibona, fu affrontata da un numero consistente di partigiani locali, che però, soverchiati dal numero notevole delle truppe di occupazione, ripiegarono di circa due chilometri preparandosi alla difesa disperata di Tolfa. Venne dunque ingaggiata una disperata lotta di resistenza casa per casa, bersagliando da ogni angolo e da ogni vicolo i francesi, tanto che persino i comandanti di ambedue le colonne rimasero feriti. Di fronte al pericolo di ulteriori perdite, i francesi reagirono con inaudita ferocia e iniziarono ad incendiare tutte le case, mano a mano che avanzavano, verso il vecchio nucleo del paese sormontato da una rocca medioevale, dove gli insorti si barricarono per unultima quanto disparata resistenza. Al sopraggiungere della notte, una parte consistente di loro riuscì a fuggire verso la campagna, scendendo lungo il dirupo dellaltura, dalla parte più scoscesa e impossibile da assediare, solo pochi feriti restarono e furono catturati.
Alla vittoria sugli insorti seguì un saccheggio sistematico delle case e persino delle chiese da cui fu trafugata la statuetta in oro del santo patrono Egidio. I francesi lasciarono sul campo 33 morti, ma il loro generale, ritenendo che la lezione non fosse finita, mandò in giro per quel che restava del paese un banditore, promettendo salva la vita e immunità a chi avesse consegnato le armi.
Molti così, saputa la notizia, pur di ricongiungersi con le famiglie, e poter risistemare le case, decisero di tornare e consegnarono le armi.
Ma il solerte generale degno predecessore dei vari Kappler e Priebke, fece radunare tutti coloro che si erano presentati accanto ad una chiesa alle porte del paese, e li fece fucilare tutti: erano ben 89, che si aggiunsero ai morti precedenti per un numero complessivo di 145 vittime. Le fonti contemporanee concordano nel ricordare come, giunti sul posto, gli arrestati furono tutti costretti ad inginocchiarsi per essere fucilati. Qualcuno riuscì a salvarsi: tra questi, quattro che, fortunosamente, seppero gettarsi a terra un istante prima che partisse la scarica; due altri, Alessandro Brunori e Serafino Franchi, caddero feriti e, dopo aver fatto finta di essere morti, scapparono al calar della sera per i boschi circostanti. Tutti i morti sono documentati tramite gli archivi parrocchiali.
Venne infine lasciato un contingente di 200 soldati a presidiare il paese, che spadroneggiarono al punto tale che, per sfamare la popolazione superstite, si dovette alla fine far arrivare cibo e pane da Viterbo. Infine, dopo alcuni mesi, i francesi furono costretti a sloggiare per l' incalzare degli inglesi e dei borbonici
Mia nonna, che era di Tolfa, mi raccontava che la storia delloccupazione di quel posto si era tramandata di padre in figlio, e la sua trisavola dovette nascondersi sotto la gonna di sua madre per sfuggire alle bramosie dei francesi.
Invece, sempre mia nonna, ricordava molto bene loccupazione tedesca e il fatto che allora i soldati erano vestiti di tutto punto e non torcevano un capello a nessuno, limitandosi a portare a scavare le macerie di Civitavecchia bombardata, solo gli uomini adulti. Ad uno di questi rastrellamenti mio nonno riuscì persino a sfuggire raccontando di essere stato preso prigioniero dopo Caporetto, durante la prima guerra mondiale, lo salvò il ricordo qualche parola di tedesco.
Ma i tedeschi non entravano nelle case, né le saccheggiavano, mia nonna riuscì a tenerli lontani solo dipingendo una croce gialla sulla porta di casa che segnalava una grave malattia, anche se poi era inesistente.
Quando arrivarono gli americani invece, mi raccontava, che erano quasi sempre in disordine e spesso ubriachi e in campagna una donna fu persino trovata uccisa. Però non restarono a lungo.
La storia non è sempre come la leggiamo nei libri di storia
sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt
REGGIMENTO ALPINI "TAGLIAMENTO"
Il Reggimento fu costituito da volontari il 17 settembre 1943 (nove giorni dopo l'8 settembre '43 e prima ancora che nascesse la R.S.I.), a Udine, con funzioni immediate di difesa antislava, poiché su questo fronte orientale dei due Corpi d'Armata a difesa non c'era più nulla.
Nell'aprile 1944, a seguito della chiamata alle armi delle classi 1923, 24 e 25, e quindi con l'afflusso delle nuove leve, assunse la denominazione di Reggimento Alpini "Tagliamento".
Era formato da 3 Battaglioni: 1° "Isonzo", 2° "Vippacco" (su 3 compagnie di Alpini ciascuno), 3° "Natisone" (su 2 compagnie di Bersaglieri e 1 di Alpini).
Oltre alla Compagnia Comando Reggimentale che, particolarmente dotata di uomini e di mezzi, costituiva il gruppo da combattimento "Montenero".4° REGGIMENTO ALPINI
Inquadrato nella Divisione di Fanteria "Littorio", era composto dai Battaglioni "Bergamo", "Edolo" e "Varese".
Della stessa Divisione faceva parte il 2° Reggimento Artiglieria su 4 Gruppi: 1° "Gran Sasso", 2° "Romagna", di Artiglieria da Montagna e forse anche il 3° "Verona" doveva essere da montagna, ma non ne sono molto sicuro.
Per quanto riguarda il 4° Reggimento Alpini, in passato mi sono inteso più volte, telefonicamente, con un benemerito superstite e rappresentante dello stesso, Peppino QUAQUARO, purtroppo andato avanti nello scorso mese di dicembre.BATTAGLIONE GUASTATORI ALPINI "VALANGA"
Gli appartenenti al battaglione, pur inquadrati in una unità di Marina (Decima MAS), provenivano dalle Truppe Alpine e ne portavano il segno distintivo della specialità: cappello con penna e fregio degli Alpini. Anche sull'elmetto portavano la penna.
Mi riprometto, in seguito, di fornire altre notizie sempre riguardanti le truppe
Alpine nel contesto storico della R.S.I.
Con i più cordiali saluti alpini,
Giuliano Marcantonio
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