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Avevo letto anni prima, con una piccola invidia, una entusiastica descrizione delle manovre fatte a Rivoli d'Adige, in quei campi napoleonici tanto famosi: mi ero anzi arrischiato a schizzare alla peggio nell' "Emporio pittoresco" una veduta di una fazione militare a Caldiere e ne ero stato aspramente castigato dal mio barbiere, il quale non sapendo o fingendo di non sapere che quel disegno l'avevo fatto io, me ne aveva detto "corna" addirittura, ed io avevo dovuto trangugiarle tutte, e non troppo filosoficamente; avevo infine assistito 1'anno avanti alla partenza da Milano del reggimento "Piemonte Reale" che si avviava alle grandi manovre di cavalleria di quell'anno, e mi era rimasto impresso nella memoria l'ultimo cavaliere del reggimento, il capitano Cecconi, quegli stesso che a Custoza, ritornando da una ricognizione fatta sul fronte delle nostre truppe davanti a Villafranca, era stato accolto per isbaglio da queste a fucilate e, se non erro, anche a cannonate!
Quella lunga figura, coll'elmo, che si voltava indietro sul cavallo per guardare a lungo l'Arco del Sempione che allora torreggiava, unica imponente massa in quel verde spazio deserto, mi aveva colpito e pensavo melanconicamente quanto sarei stato felice di poterlo vedere in azione sul terreno al quale, per quanto vicino, le mie scarse finanze non permettevano di recarmi per conto mio. In quell'anno adunque, 1876, si facevano appunto grandi manovre nel Novarese ed io mi feci gran coraggio e proposi al Treves di mandarmivi per conto della sua "Illustrazione Italiana".

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