Settimo Quesito - 21 maggio 2001


Gli USA spiano l'Europa col sistema satellitare ECHELON, per la ricerca industriale, poiche' temono di essere superati in campo economico. La Gran Bretagna, come sempre, sta con gli USA. Che fa il nostro intelligence?
Su Echelon la stampa internazionale ha fatto scorrere fiumi di inchiostro, senza nulla chiarire, strumentalizzando la questione solo a fini scandalistici, talvolta in modo abietto. Non so quali e quanti giornalisti che sull'argomento hanno scritto, hanno letto il rapporto del Parlamento europeo "Development of surveillance technology and risk of abuse of economic information" reso pubblico nell'aprile del 1999. Da quello che ho letto sulla stampa italiana - ed ho letto molto - penso assai pochi. Credo anche che nessuno (ovviamente al difuori della ristretta cerchia degli interessati, tra i quali certamente gli addetti all'intelligence) abbia letto un saggio, pubblicato su "Foreign Affairs" dell'aprile 1991, che sul sistema anticipava e descriveva perfettamente le intenzioni, gli scopi e le modalità di spionaggio elettronico e satellitare che gli USA avevano già in funzione e che intendevano perfezionare. L'autore di quel saggio non era certamente uno sconosciuto: era l'ammiraglio Stansfield Turner che era stato direttore della CIA (Central Intelligence Agency) dal 1977 al 1981, succeduto a George Bush senior, che per un anno dal gennaio 1976 al gennaio 1977, era stato a sua volta direttore della CIA e che, nel momento in cui veniva pubblicato il saggio di Turner, era Presidente degli Stati Uniti. C'è da stupirsi se il Capo della CIA è un uomo politico che poi può diventare Presidente degli Stati Uniti? D'altro canto c'è da stupirsi se Capi del KGB come Andropov e come Gorbaciov sono diventati Segretari Generali del Partito Comunista Sovietico e quindi Presidenti dell'URSS? E l'attuale Presidente della Russia, Putin, non è stato un dirigente dei Servizi Segreti russi, succeduti al KGB? E Primakov ex capo dei Servizi dell'URSS e della Russia non è stato ministro degli esteri e poi Primo Ministro della Russia negli anni scorsi, durante la Presidenza di Eltsin? Stupiamoci, ma riflettiamo! Ritorniamo al saggio pubblicato nel 1991 dal titolo "Intelligence for a new world order" l'intelligence per un nuovo ordine mondiale. Delle 32 pagine di questo saggio pubblichiamo in estratto i passi significativi. "La CIA, all'interno della quale la componente Guerra Fredda ha radici profonde, si opporrà a qualsiasi riduzione dell'impegno contro l'Unione Sovietica. Simile sarà la reazione delle Agenzie di informazione militari nei confronti di un diminuito impegno contro la minaccia militare sovietica poiché, dopo tutto, tale minaccia è motivo della loro esistenza. Comunque, due delle Agenzie raccolgono non solo informazioni di carattere militare, bensì anche buona parte dei dati di cui gli Stati Uniti dispongono sulla politica e sull'economia sovietica. Esse sono la National Security Agency (NSA = Servizio per la Sicurezza Nazionale), alla quale si deve la maggior parte delle nostre intercettazioni elettroniche e la Satellite Reconnaisance Agency (SRA = Agenzia di ricognizione satellitare) che gestisce tutti i satelliti utilizzati per le attività di carattere informativo (per ovvi motivi, la denominazione ufficiale di questa Agenzia è segreta. SRA è un nome fittizio che verrà utilizzato in questo articolo). Disporre di un ottimo sistema di intelligence sta diventando sempre piú la chiave di volta per il successo di quasi tutte le attività. Provate ad immaginare quale vantaggio si avrebbe, nelle transazioni commerciali internazionali, conoscendo esattamente di quali sussidi interni o simili stratagemmi l'avversario si avvalga. L'informazione da sempre costituisce un potere ma attualmente esistono opportunità migliori per essere bene informati e gli Stati Uniti hanno la possibilità di farlo meglio di qualsiasi altro Paese. Gli Stati Uniti possono facilmente dare vita ad un sistema che scorga qualsiasi attività di rilievo sulla superficie terrestre, di giorno e di notte, col sole o col cattivo tempo, anche nel mezzo della giungla, con una frequenza tale da rendere difficile qualsiasi tentativo di sottrarvisi. Il fisico Edward Teller ha calcolato che un sistema di questo tipo verrebbe a costare 5 miliardi di dollari per l'acquisto ed un miliardo di dollari all'anno di gestione. Anche se costasse il doppio, sarebbe comunque un affare, perché la possibilità di scrutare ovunque ed in qualsiasi momento è destinata ad avere grande importanza nell'incerto futuro che ci attende. .. eccezione fatta per l'apparato bellico nucleare dell'Unione Sovietica, la principale minaccia alla sicurezza americana viene dal settore economico. Gli Stati Uniti, un tempo importante Paese creditore, sono diventati il piú grande Paese debitore a livello mondiale, e vi sono svariati settori industriali nei quali le società americane non sono piú competitive. S'impone pertanto una "ridefinizione" della "sicurezza nazionale" che attribuisca priorità al potere economico. Il che significa che dovremo migliorare la nostra attività informativa nel settore economico. Se il potere economico va riconosciuto come una componente essenziale della sicurezza nazionale, allo stesso modo del potere militare, perché l'America dovrebbe avere delle remore all'idea di rubare ed impiegare segreti di carattere economico? .. non c'è dubbio sul fatto che i Paesi amici utilizzino i loro Servizi Segreti in attività dirette contro le imprese americane. Pressoché tutti concordano sul fatto che i servizi americani dovrebbero collaborare con la comunità imprenditoriale americana per impedire la perdita di informazioni patrimoniali provocata dallo spionaggio sostenuto dai governi stranieri. Tutto ciò significa che, in un'era in cui una crescente attenzione è rivolta al potere economico. il settore economico e quello "intelligence" devono lavorare in simbiosi. Oltre ad indirizzare l'attività informativa verso il settore economico, il nuovo ordine mondiale richiede che maggiore attenzione venga prestata alla raccolta di informazioni di carattere politico sui Paesi del Terzo Mondo. Ricordiamoci che nell'ultimo decennio gli eventi politici verificatisi in Iran, Libia, Grenada, Panama, Libano e Kuwait hanno costretto gli Stati Uniti all'uso della forza militare. Gli Stati Uniti non prevedevano di venire coinvolti in questi eventi. Non possiamo pertanto sentirci sicuri di poter predire oggi in quale luogo potremmo essere costretti ad intervenire in futuro. Da ultimo, esistono delle problematiche globali, quali ad esempio il terrorismo, l'abuso perpetrato ai danni dell'ambiente, il traffico di stupefacenti, che costringono gli Stati Uniti a diversificare la raccolta di informazioni. Con un sistema globale di raccolta delle informazioni ci potranno essere molti usi benefici delle stesse, ad esempio come ausilio allo sviluppo di aree sottosviluppate e delle operazioni di soccorso in caso di calamità naturali. Questi controlli, condotti a livello mondiale, sugli armamenti e sulle intenzioni dei vari Paesi circa il loro uso, richiederanno l'impiego di un sistema di controllo e verifica molto intrusivo. Tuttavia, nel nuovo ordine mondiale, gli Stati Uniti dovranno avvalersi di un sistema che sia il piú impersonale, il meno incriminatorio possibile. Non vogliamo farci cogliere in atti di spionaggio dagli amici, in quanto ciò è di gran lunga piú imbarazzante dell'essere colti in flagrante da parte di un avversario che accetta lo spionaggio come una sfaccettatura di un rapporto poco piacevole. E non si tratta solo di imbarazzo. L'abilità degli Stati Uniti nella creazione del nuovo ordine mondiale è direttamente collegata alla loro capacità di riuscire a mettere insieme delle coalizioni di Paesi che affrontino le questioni internazionali. Ciononostante, mentre sottolineiamo la necessità di un'attività informativa nel settore economico, dovremmo andare a spiare i Paesi piú sviluppati, nostri alleati ed amici, coi quali competiamo sul piano economico, e ai quali chiediamo assistenza politica e militare nei momenti di crisi. Ciò significa che , anziché avvalersi istintivamente della ricerca umana condotta in loco, gli Stati Uniti dovranno rivolgere la loro attenzione ai sistemi tecnici impersonali, principalmente alla fotografia ed alle intercettazioni satellitari. Tutto ciò non significa che nel nuovo ordine mondiale si debba rifuggire da operazioni che coinvolgano l'attività operativa umana, bensì che queste dovranno essere utilizzate in modo selettivo. Ciò è esattamente l'opposto della solita litania che si sente dire quando si verifica un fallimento nell'attività informativa (quale ad esempio il non aver previsto che l'Iraq avrebbe invaso il Kuwait); cioè che bisognerebbe impiegare un numero di gran lunga superiore di agenti nel tentativo di risolvere tali problemi, perché questo è l'unico modo che consente di penetrare la mente dell'avversario e di comprenderne le reali intenzioni. In sintesi, il nuovo ordine mondiale necessiterà da un lato di sistemi tecnici che rappresentano la spada tagliente della raccolta informativa e dall'altro di operazioni di spionaggio, condotte dall'uomo, che rappresentano l'arma da punta da impiegare a ragion veduta nei casi particolari. Soprattutto l'America dovrà riuscire ad integrare l'impiego umano e quello tecnologico in modo tale da ottenere una raccolta informativa efficace. Ogni sistema ha i suoi punti deboli ed i suoi punti forti. Dobbiamo fare in modo che si equilibrino nel modo migliore" (fine della sintesi del saggio). Insomma: secondo l'estensore del saggio gli USA ritengono che la minaccia economica, sia prioritaria, per la loro sicurezza: avere informazioni di natura economica è essenziale per parare la minaccia; hanno i mezzi tecnici per raccogliere queste informazioni. Perché non dovrebbero farlo? Ma lo stesso problema si pone per qualsiasi Stato o Comunità di Stati: e devono adeguarsi. Si può impedire la raccolta di informazioni di qualsiasi genere attraverso la intercettazione elettronica e satellitare? No e non solo non c'è un espediente tecnico che lo possa impedire, ma forse non v'è nemmeno un impedimento giuridico. E allora occorre fare altrettanto. È quello che dovrebbe fare la nostra intelligence, rispondendo alla domanda del nostro interlocutore.

(Giuseppe Caprioglio, generale della riserva)

Il vicepresidente USA Dick Cheney ha rifiutato la visita della commissione del Parlamento europeo a NSA e CIA per Echelon, senza una spiegazione. Perche'?
James Bamford, nel suo libro sulla NSA, rivela che gli USA hanno decrittato i codici di comunicazione delle ambasciate italiane; Francia, Olanda e Germania denunciano questo spionaggio economico, la Gran Bretagna e' nella questione alleata degli USA.
L'Italia, che rischia nei mercati internazionali per ENI e FINMECCANICA, non reagisce: non sono d'accordo per essere trattati dagli USA come una Repubblica delle banane, senza nemmeno protestare. Io non ci sto.

Pier Giorgio Franzosi

Commento del Gen. ris. Franco Batzella

Ho letto l'interessante risposta fornita dal Gen.ris. Giuseppe Caprioglio sul sistema di spionaggio satellitare Echelon. Tutto vero quanto viene affermato in proposito, ma mi domando: a parte quella che a me sembra una eccessiva enfatizzazione delle effettive possibilità del sistema in questione, quali capacità di realizzarne uno analogo potrebbe avere una nazione la cui potenza economica non può minimamente avvicinarsi a quella degli USA? Chi, USA compresi, sarebbe in grado di valutare e selezionare l'infinita messe di informazioni raccolte, scegliendo quelle di interesse? E' evidente che Echelon rappresenta un formidabile potenziamento dei sistemi di spionaggio elettronico e satellitare già esistenti, mi pare, tuttavia, esagerato attribuire ad esso le rivoluzionarie possibilità e pericolosità delle quali, spesso, senza effettiva cognizione di causa, parlano molti organi di stampa. E' significativo, a tale riguardo, che la Russia, che pure tanta preoccupazione ha dimostrato nei confronti del progetto di scudo spaziale statunitense, non abbia fatto sentire la sua voce di protesta per Echelon. La mia sensazione è che, anche in questo caso, l'antiamericanismo italiano e di altri paesi europei abbia alimentato i mass media, gonfiando un problema che non può, comunque, trovare soluzione, legato, come è, ad una realtà, quella dello strapotere americano, della quale, volenti o nolenti, bisogna prendere atto. Nessuna norma di diritto internazionale si oppone alla realizzazione di Echelon e protestare sarebbe come se, ragionando per assurdo, qualcuno avesse la capacità di leggere nel pensiero del prossimo e, per tale motivo, venisse denunciato all'autorità giudiziaria. In ogni caso sarà la tecnologia, nel suo sviluppo, a fornire adeguati sistemi di protezione. Ancora una volta si tratta dell'eterna competizione fra l'arma e la corazza.

Commento del Mag.Gen.(r) Ing. Luigi Vellone - Roma, 14 luglio 2001

Il clamore del caso Echelon ci ha insegnato qualcosa?
Dalla imbarazzata risposta del Presidente del Consiglio Prodi ad una interrogazione parlamentare ("Mi dicono che non é vero"- Il mondo, maggio 1998), alla indagine del comitato del parlamento europeo conclusa lo scorso 3 luglio, il caso Echelon ha continuato a suscitare interesse e domande alle quali, tuttavia, non sono mai seguite esaurienti e soddisfacenti risposte. Forse la natura stessa dell'argomento che affonda le sue radici nel secondo mestiere più vecchio del mondo, dovrebbe averci fatto capire che una risposta definitiva e convincente non solo non esiste, ma soprattutto non è necessaria. Colpisce l'ironia di un articolo di Wired news (www. wired.com): "Il furore Echelon finisce in un piagnucolio. Alla fine, un anno di duro lavoro si riduce a questo: Echelon esiste e gli Europei non lo gradiscono, ma non c'è molto che essi possano fare eccetto che torcersi le mani in un impotente furore poiché gli Americani continuano a spiare su chiunque vogliono". Colpisce l'ingenuità di alcuni altri articoli nazionali in cui ci si meraviglia delle capacità di Echelon di spiare non soltanto le nostre telefonate ma anche fax ed e-mail (il valore delle informazioni varia forse secondo il loro supporto fisico?). Colpisce la chiarezza del francese A.M. Krivine: " Siamo completamente ipocriti. Tutte le nazioni sono impegnate nello spionaggio politico ed industriale. E' solo una questione di potenza e gli Stati Uniti dispongono della maggiore potenza. E' un frutto della globalizzazione. Tuttavia, gli Stati Uniti non sono i soli a promuovere il capitalismo in tale modo". Se siamo veramente convinti che la società moderna sta evolvendo da un sistema capitalistico industriale ad un sistema informazionale dove l'informazione è un bene di primaria importanza e la vera new economy non è quella delle aziende Web (ed il mercato lo ha recentemente dimostrato) ma delle imprese che si organizzano per lo sfruttamento della leva Internet, piuttosto che chiederci se Echelon esiste, avremmo dovuto ipotizzarne l'esistenza e le potenzialità offensive al fine di stabilire una concreta strategia difensiva a protezione degli interessi nazionali o comunitari. La stima, riportata in un rapporto del congresso, di 7 miliardi di dollari in contratti USA a buon fine grazie al supporto dell'intelligence economica ed industriale, dovrebbe indurre ad una valutazione più concreta delle potenzialità Echelon e attività similari. Non è infatti vero che l'unica cosa possibile sia quella di "torcersi le mani" o tentare una "retorica pressione sugli Americani" come riportato nell'articolo di Wired. Nei paesi più avanzati, per una risposta globale ad ogni possibile minaccia della cosiddetta Information warfare, si sta procedendo nella realizzazione di "National Information Infrastacture" o "Critical Information Infrastracture" nelle quali il requisito di sicurezza è un "must". Nella risposta alla interrogazione parlamentare del maggio 1998, il Presidente del Consiglio affermava l'emanazione di "apposite direttive" e "procedure di sicurezza..." "...al fine di tutelare le comunicazioni sensibili delle autorità di Governo, delle principali istituzioni pubbliche, degli enti privati che svolgono attività di interesse nazionale". Sarebbe più interessante chiedersi lo stato e gli effetti prodotti dalle "apposite direttive e procedure di sicurezza" in questi ultimi anni di riconversione degli obiettivi Echelon; chiedersi con quali principi e criteri vengono individuati gli enti privati che svolgono attività di interesse nazionale; conoscere gli investimenti ed i risultati ottenuti in ambito nazionale e, se è vero (come è vero) che tutte le nazioni svolgono attività di intelligence, quali ed in quale misura enti pubblici e privati ne abbiano giovato in ambito nazionale. Forse anche in questo caso sarebbe difficile avere una risposta definitiva e convincente. Conosciamo invece molto bene la risposta per quanto attiene all'aspetto difensivo. Nella patria dei maestri fondatori della crittografia (Giulio Cesare, Leon Battista Alberti, Giovan Battista Della Porta, il Gen. Luigi Sacco, solo per citare i più noti), tale scienza è praticamente scomparsa, le competenze mortificate e disperse, le strutture specialistiche irresponsabilmente smantellate. Non è esagerato affermare che la sicurezza delle informazioni è diventata una "esoterica option". Laddove, per iniziativa individuale, si vuole avviare un programma di sicurezza a protezione delle proprie informazioni, si è costretti, con poche eccezioni, ad utilizzare prodotti e componenti di provenienza estera, scatole nere di cui nessuno ha accertato cosa veramente fanno e quali e quanti "guerrieri Achei" contengono. Nel rapporto è detto che il sistema Echelon non è poi così tanto potente visto che è in grado di analizzare solo una percentuale ridotta delle comunicazioni, nessuno però, può garantire che l'aggressione dal cielo non sia stata integrata con altre da terra attraverso i tanti "cavalli di Troia" che, a caro prezzo ed a mala voglia, ci portiamo all'interno delle nostre mura informatiche. In ambienti opportuni altri nomi esotici di programmi similari sono già circolati con discrezione. Anche se, riferendosi al rapporto, il vicepresidente della commissione di inchiesta Giuseppe Di Lello Finuoli ha detto che "la montagna ha partorito un topolino", dovremmo essere comunque grati al sensazionalismo mediatico scatenato da Echelon se gli elementi emersi dall'inchiesta portassero ad una riflessione di chi ha il compito della sicurezza e degli interessi nazionali per superare il problema sfrondandolo dalle fuorvianti retoriche che prosperano sui sacrosanti diritti della privacy e dell'etica dei rapporti internazionali e avviando concreti programmi capaci di garantire al proprio paese una efficace difesa della fonti più preziose di potenza, ricchezza e benessere: l'informazione e la comunicazione. Mag.Gen.(r) Ing. Luigi Vellone Roma, 14 luglio 2001

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