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Primo Quesito - 21 aprile 2001"Quali valutazioni possono essere fatte per le minacce denunciate dall'Onorevole Berlusconi durante la campagna elettorale e quali provvedimenti potrebbero essere presi per garantire la sua incolumita'?" |

RISPOSTE
Devo confessare di essere deluso dal tema del primo quesito. Se la lettura della mia lettera al Presidente del Comitato parlamentare fosse stata piu' attenta, credo che le prime domande sarebbero state di questo tenore:
- che cos'è l'intelligence?
- perche' tanti, forse troppi, parlano di intelligence, ma non conoscono il significato di questo termine?
- perche' questo termine inglese, di chiara etimologia latina, non appare nei dizionari e nemmeno nella maggiore enciclopedia nazionale?
- che cosa intende o cosa sottintende o che cosa nasconde questo termine?
Se fosse stato prima dibattuto e chiarito il significato di intelligence, assai probabilmente la domanda sul tema di attualita' non sarebbe stata posta. Comunque voglio dare una risposta, chiarendo che uno dei significati di intelligence (inter-legere, intus-legere = collegare, mettere in relazione, leggere dentro, penetrare il significato) è quello di "analisi"; ed infatti il momento conclusivo dell'attivita' di intelligence è quello dell'analisi dei dati raccolti e disponibili, per trovare delle indicazioni, delle deduzioni logiche, che siano significative per chi deve utilizzare il prodotto dell'intelligence. Se mancano i dati concreti, reali, incontrovertibili non si possono ricavare indicazioni o deduzioni logiche: si possono arbitrariamente costruire deduzioni ideologiche, secondo le inclinazioni, i riferimenti culturali dell'analista, gli interessi e la convenienza di chi vuole utilizzare proprio quelle deduzioni ideologiche.
Come analista intelligence io mi rifiuto di dare una risposta sul tema richiesto, poiche' non ho a disposizione dati sul problema. Se dovessi dare una risposta senza avere gli elementi necessari, sarei portato a dare una risposta che piace a chi ha posto la domanda, ma che non ha alcun legame con la realta'.
Purtroppo sono tanti gli analisti che si adeguano a questo metodo di analisi truffaldino. Io non m'adeguo ed è proprio per questo che ho sollecitato con la mia lettera (ridotta dall'amico Franzosi) un chiarimento culturale sui problemi dell'intelligence, perche' si abbiano gli strumenti per poter distinguere tra analisi e deduzione logiche e analisi e deduzioni ideologiche.
Gen.(ris) Giuseppe Caprioglio
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Secondo Quesito - 25 aprile 2001Non è ben chiaro che cosa sia "l'intelligence". Trovo risposte diverse e contradditorie. È possibile chiarire di che cosa si tratta? |
E allora parliamo di "intelligence"!
Non credo che esista una definizione di "intelligence" chiara, sintetica, esaustiva.
Alla voce "intelligence" l'Enciclopedia Britannica dedica una decina di pagine, la Defense Encyclopedia statunitense oltre venti.
Nell'enciclopedia e nel dizionario Treccani il termine viene citato come "intelligence service" ossia "denominazione con la quale si indicano i due rami del servizio inglese di informazioni militari" (ne parleremo).
L'Universita' degli Studi di Roma, facolta' di Giurisprudenza, nel 1978 ha edito un interessante saggio su "segreto di Stato e servizi per le informazioni e la sicurezza" che consiglio di leggere a coloro che vogliono approfondire gli aspetti giuridici e filosofici nel nostro ordinamento dell'attivita' informativa. Orbene il professor Gregorio Arena in quel saggio ha elaborato un capitolo sul tema "controllo del Parlamento sui Servizi per le informazioni e la sicurezza: profili comparatistici". E trattando dell'attivita' dell'organo parlamentare USA "Committe of the Senate on Intelligence" ha avvertito che a causa della difficolta' di trovare un termine italiano equivalente ad "intelligence" la denominazione del Comitato e' stata tradotta in "Comitato per i Servizi di Informazione".
In sostanza possiamo dire che l'intelligence e' l'attivita' dei servizi di informazione, ma non sappiamo ancora in che cosa consiste.
Ce lo dice pero' uno studioso Gesuita (oggi purtroppo defunto) in un saggio pubblicato su "la civilta' cattolica" il 16 novembre 1991 dal titolo "il Vaticano e lo Spionaggio". Robert A. Graham S.I., con la spigliatezza propria dei Gesuiti, ha scritto: "Da qualche tempo gli addetti ai lavori preferiscono usare il termine intelligence invece di spionaggio".
Insomma, finalmente grazie ad un Gesuita abbiamo idea di che cosa e' l'intelligence. Non e' solo questo, c'e' anche dell'altro come lascia sottintendere il professor Arena quando afferma giustamente la difficolta' di traduzione del termine. Infatti il Comitato del Senato USA per l'intelligence, allo scopo di definire l'ambito delle sue competenze, ha stabilito quali sono le Intelligence Activities sulle quali deve esercitare il controllo. Sono le seguenti (cito la traduzione del professor Arena):
- la raccolta, analisi, produzione, disseminazione o uso di informazioni su qualunque governo straniero, o qualunque governo, gruppo politico, partito, forza militare, movimento o altra associazione in tale paese straniero e che riguardano la difesa, la politica estera, la sicurezza nazionale USA;
- le attivita' intraprese al fine di contrastare le attivita' dello stesso genere dirette contro gli Stati Uniti;
- le attivita' occulte o clandestine riguardanti i rapporti degli Stati Uniti con qualunque governo straniero, gruppo politico, partito, forza politica, movimento o altra associazione;
- la raccolta, l'analisi, la produzione e la disseminazione o l'uso di informazioni riguardanti l'attivita' di persone negli Stati Uniti, i loro territori o domini, o di cittadini degli Stati Uniti all'estero le cui attivita', politiche o ad esse connesse, rappresentino o siano considerate, da parte di qualunque ministero, ente, organo, ufficio degli Stati Uniti come attivita' che rappresentano una minaccia alla sicurezza interna degli Stati Uniti e le attivita' occulte o clandestine dirette contro tali persone" (Senate Risolution 400 del 19/05/1976).
Una lettura attenta della traduzione delle intelligence activities rende il senso dell'ampiezza di intervento dell'intelligence USA.
Puo' piacere o non picere, ma almeno gli USA hanno il coraggio di dire che cosa intendono per attivita' intelligence. Tutte le altre potenze grandi o meno grandi svolgono le stesse attivita', ma forse si vergognano di ammetterlo.
Sull'argomento c'e' altro (e ben altro!) da dire. Da parte mia lo diro'; ma sarebbe bene aprire un dibattito perche' sicuramente altri hanno idee in proposito.
Per ora termino con un aforisma inglese: l'intelligence comporta talvolta azioni tanto opinabili e sporche che debbono essere affidate solo a gentiluomini (e gentildonne). Si, perche' l'attivita' intelligence e' necessaria in questo mondo infido ed e' volta a garantire la sicurezza dello Stato. "Salus populi suprema lex esto" sentenzio' Cicerone. La sua sentenza evolse poi in "salus Republicae suprema lex" e cioe' la sicurezza dello Stato e' la legge suprema, che sta al di sopra di qualsiasi altra legge.
Gen.(ris) Giuseppe Caprioglio
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Terzo Quesito - 02 maggio 2001Ho letto il capitolo "Intelligence" sul libro bianco della Difesa edizione 2001 e francamente ho le idee molto confuse, specialmente per i rapporti che intercorrono tra il vertice politico e agenti dell'intelligence. E' possibile avere un chiarimento? |
Ancora sull'intelligence.
Insomma quando e' in gioco la sicurezza dello Stato occorre "fare di necessita', virtu'". Per non essere superficiali e soprattutto per non creare equivoci, e' bene riferirsi ad un pregevole testo del prof Giovanni Cocco "i servizi di informazione e di sicurezza nell'ordinamento italiano" pubblicato nel 1980 dall'universita' degli studi di Padova, facolta' di giurisprudenza.
"La necessita' come fondamento dell'attivita' informativa e di sicurezza: questa concezione che, così esposta appare piuttosto semplicistica e schematica, assume contorni di maggiore compiutezza e diviene piu' raffinata nei sostenitori della teoria della necessita' come fonte di diritto. Con essa si afferma la preesistenza di una norma fondamentale, autoleggittimantesi che puo' precedere tutte le altre, e porsi indipendentemente dal complesso regolativo contenuto nell'ordinamento. In forza di esso lo Stato puo' e deve adottare ogni attivita' idonea al fine di conservarsi."
Lo stesso Cavour - annota il prof Cocco - si fece assertore della tesi della necessita' anche se nel pensiero di quell'illustre statista la necessita' sembra divenire operativa solo ove l'ordinamento giuridico non provveda con sue norme.
Secondo Cavour "le leggi non hanno potuto provvedere a tutti i casi possibili: ci sono eventualita' che non hanno potuto essere contemplate dal legislatore e quando queste eventualita' si verificano, i detentori del potere debbono avere il coraggio di allontanarsi dalle formalita' della legge prescritta, con l'obbligo bensì quando il Parlamento si raduni, di presentarsi a lui e di chiedergli un bill di indennita'" (questa indicazione e' ripresa dal Crosa "diritto costituzionale" UTET 1951).
Ovviamente il prof Cocco continua la sua analisi con una critica di questa teoria, esaminando la "ragion di Stato" come fondamento dell'attivita' informativa e di sicurezza e determinando i criteri di applicabilita' e di inapplicabilita' della teoria sullo stato di necessita'. Ai cultori della materia segnalo che il testo del prof Cocco e' stato edito a Padova nel 1980 da CEDAM (casa editrice dott Antonio Milani).
Per i nostri scopi le parole di Cavour sono illuminanti e chiariscono il perche' di tanta cose:
- si possono verificare situazioni che mettono in pericolo la sicurezza dello Stato in assenza di leggi che prevedano come superare queste situazioni;
- i detentori del potere, cioe' l'Esecutivo, devono comunque fronteggiare queste situazioni e devono avere il coraggio di compiere o fare compiere le azioni necessarie per la sicurezza dello Stato;
- le azioni che devono essere compiute per la sicurezza dello Stato sono di competenza di specifici organismi (i cosiddetti Servizi Segreti) alla esclusiva dipendenza dell'Esecutivo;
- questi organismi ( Servizi Segreti) o agenti di questi organismi, per adempiere ai compiti di sicurezza dello Stato, talvolta, sono costretti ad "allontanarsi dalle formalita' delle leggi prescritte" ossia devono violare le leggi dello Stato;
- l'Esecutivo, in tali casi, deve poter garantire l'immunita' a questi organismi o a questi agenti opponendo il "Segreto di Stato" ad eventuali richieste della Magistratura che, essendo venuta a conoscenza di azioni contrarie alle leggi, leggittimamente chiede di conoscere gli autori delle violazioni e di procesarli;
- al Parlamento compete la funzione di determinare se le azioni intraprese dall'Esecutivo per la sicurezza dello Stato sono aderenti alle prescrizioni di legge.
Ovviamente le cose non sono così semplici. Piu' volte si sono verificati conflitti fra Esecutivo e Magistratura in materia di attivita' dei servizi di sicurezza.
E' a questo proposito utile riportare un passo della sentenza n. 4905 della Cassazione civile, sezioni unite, del 17 novembre 1989 in tema di "tutela giurisdizionale del personale dei Servizi Segreti":
"... la formula usata dal legislatore si comprende tenendo conto della peculiarita', certo eccezionale, della natura e dei compiti dei Servizi. Questi, e' da ritenere, sono impegnati in attivita' non molto diverse da quelle che le Forze Armate svolgono in tempo di guerra: significa quindi che per regolare tali attivita' siano necessarie norme che potrebbero essere inaccettabili nell'ordinamento "normale", quello che fa riferimento ai "normali" compiti della amministrazione ed alle "normali" attivita' svolte dai cittadini addetti alla amministarzione (si pensi, tanto per esemplificare, alle conseguenze sul piano disciplinare del rifiuto di un dipendente dei Servizi a compiere un'attivita' necessaria per l'attuazione dei compiti particolari dei Servizi, ma concretantesi in violazione di norme penali)" ...
In sostanza l'attivita' dei Servizi, cioe' l'intelligence, si concreta in azioni che possono (possono, non sempre devono) essere assai opinabili sul piano giuridico. Si pensi solo allo spionaggio: e' un reato in tutti i Paesi del mondo e in tanti di questi e' punito con la pena di morte. Eppure se, per la sicurezza dello Stato, e' necessario acquisire informazioni protette di un altro Stato e' compito dell'intelligence (cioe' dei Servizi Segreti e di nessun altro) provvedervi.
A questo proposito mi permetto alcune osservazioni sul capitolo "intelligence" del libro bianco della Difesa 2001.
Primo: "l'intelligence e' uno strumento non convenzionale impiegato nelle relazioni internazionali per proteggere e promuovere l'interesse nazionale nel suo complesso anche nell'ambito di alleanze".
Sicuramente l'intelligence e' uno strumento non convenzionale. Non credo che si possa addivenire ad una convenzione che regoli l'intelligence. Al contrario le relazioni internazionali poggiano su Convenzioni, Accordi, Trattati e ovviamente sul Diritto Internazionale.
In particolare la "Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 18 aprile 1961" all'articolo 41 sancisce: "senza pregiudizio dei loro privilegi e immunita', tutte le persone che godono di questi privilegi e immunita' hanno il dovere di rispettare le leggi ed i regolamenti dello Stato accreditatario. Esse hanno ugualmente il dovere di non interferire negli affari interni di questo Stato".
Poiche' la ricerca dell'intelligence e' essenzialmente ricerca occulta e cioe' spionaggio, l'intelligence non puo' essere "strumento non convenzionale nelle relazioni internazionali".
Forse non ho capito io? C'e' qulacuno che puo' spiegare?
Secondo: "inoltre le attivita' di intelligence tecnico-militare dovranno tenere sempre piu' conto delle possibili interazioni con nuovi attori, rispettando opportune regole di comportamento con i fornitori commerciali dell'intelligence, con organi globali quali l'ONU e con le ONG (Organizzazioni Non Governative)".
Ma che significa?
Interagire con nuovi attori e in particolare con le ONG (siano esse laiche o confessionali, di sviluppo o di assistenza) significa coinvolgerle in attivita' di intelligence?
Terzo: il SISMI al quale per legge e' demandata l'esclusivita' dell'attivita' informativa e di sicurezza, cioe' dell'intelligence, sul piano militare, quali funzioni conserva nell'attuale organizzazione?
La legge n. 801 del 24/10/1977 prescrive:
- art. 4: il SISMI assolve a tutti i compiti informativi e di sicurezza per la difesa sul piano militare;
- art. 10: nessuna attivita' comunque idonea per l'informazione e la sicurezza puo' essere svolta al di fuori degli strumenti delle modalita', delle competenze e dei fini previsti dalla presente legge.
Gen.(ris) Giuseppe Caprioglio
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