Le "CINQUE FINESTRE" di Pier Giorgio Franzosi

Gen. Franzosi
1. La "49 di Dio" e la periodica dei muli.
Negli anni '60, la 49° compagnia alpina del btg.alp. TIRANO, di stanza a Malles Venosta, era una magnifica compagnia di montanari valtellinesi, gran parte dei quali nella vita civile erano "spalloni", così chiamati perche' portavano a spalla le "bricolle", cioe' grossi sacchi di sigarette di contrabbando.
La compagnia era chiamata "49 di Dio" per i suoi atti di valore nella campagna di Russia, ma i maligni la chiamavano così perche' le sigarette che gli alpini avevano trasportato provenivano dal magazzino del parroco di Tre Palle, nella Zona Franca al confine svizzero.
Il parroco con quel commercio aiuto' tanti diseredati e compì opere di bene, da farsi ricordare come grande benefattore .
Malles Venosta era una sede "sbuferata" e gli ufficiali cercavano in tutti i modi di evitarla: nel 1962 furono assegnati al TIRANO quattro tenenti del 12° Corso (Artesani, Franzosi, Ghizzoni e Torchio), i meno raccomandati.
Il battaglione aveva un problema da risolvere: inviare nel modo prescritto al Comando di Reggimento la periodica di richiesta di ferri e chiodi per i muli, che era "segreta"; non erano disponibili automezzi per la scorta armata per trasportare un simile documento, poiche' - secondo l'Ufficiale I aspirante al SIFAR - il nemico, dal numero di ferri e col riscontro del numero dei chiodi, avrebbe capito quanti muli aveva il battaglione, notizia segreta.
Venne incaricata la "49 di Dio" di portare a Merano la pratica, come prescrivevano le norme.
L'incaricato, Tenente Franzosi, invio' il seguente messaggio al Cdo Rgt.:
"La carretta di battaglione, trainata dal mulo Zeffiro, con la scorta armata, provvedera' quando possibile a consegnare la periodica dei muli, come previsto."
Il caso fu subito risolto.
2. La festa del btg. alp. L'AQUILA e il progettato rapimento dell'avv. Prisco.
La festa del btg. alp. L'AQUILA era stata organizzata alla grande: medaglia d'argento al valore, raduno interregionale degli alpini, sfilata generale nella citta', grande mostra storica.
Nella caserma del battaglione, molto spaziosa, erano arrivati oltre 10.000 invitati e 12 cucine rotabili nel campo di addestramento preparavano il rancio per tutti.
Ospite d'onore un valoroso ufficiale del battaglione in Russia, l'avvocato Prisco da Milano, molto famoso, presenti numerose autorita' e il C.te della JULIA.
Avevamo saputo che, nella grande confusione generale, un gruppo di malavitosi, fingendo il malore di un invitato, avrebbe fatto intervenire in caserma una loro ambulanza per il soccorso: in realta' per rapire, con un rapido colpo di mano, l'avvocato Prisco.
Forse il piano avrebbe potuto realizzarsi, se non vi fossero state le fughe di notizie.
Io comandavo il btg. L'AQUILA: il C.te della JULIA mi disse di far distribuire le munizioni a tutti gli alpini e di non fare entrare l'ambulanza in caserma.
Risposi che in quella situazione era troppo pericoloso sparare, che quella era la mia caserma e che io garantivo che l'autoambulanza l'avremmo fatta entrare, ma non certamente uscire.
Quell'ambulanza, per fortuna, non arrivo' mai: la festa, la sfilata, la cerimonia furono stupende e tutta la vicenda si concluse tra tarallucci e vino, come meritava, senza polemiche.
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3. L'"Atlante strategico del Mediterraneo".
Un collega, che prestava servizio in una regione meridionale, mi disse di essere preoccupato perche' doveva aggiornare la pianificazione operativa del Comando e disponeva di scarse ed incomplete notizie sulle "PAN" (possibilitÓ di azione del nemico).
Ero direttore della "Rivista Militare": mi venne così l'idea di preparare un "Atlante strategico del Mediterraneo", con le notizie di pubblico dominio sulla stampa militare internazionale, visto che ero anche direttore dell'"European Military Press Agency" e avevo tutte le notizie a disposizione.
Raccogliemmo una gran quantita' di riviste militari e incaricai un bravo soldato di selezionare e riassumere gli articoli che potevano servire allo scopo: ne risulto' una interessantissima pubblicazione, molto tecnica e documentata, che stupì molti Comandi.
Tra l'altro, prevedemmo due PAN poi verificatesi: quella dei missili contro Lampedusa e quella del MIG libico in Italia.
Allora un "collega" barba finta del SISMI si infurio' e mando' allo SME un feroce "appunto": voleva la mia testa, perche' - diceva - "avevo rivelato segreti militari".
Per fortuna il Capo di SME inquadro' esattamente la situazione e respinse decisamente ogni pretesa, ridicolarizzando l'accusa, con la frase "Chista mi pare una stronzata".
Quel bravo soldato, che preparo' la pubblicazione piena di grafici trasparenti e sovrapponibili in scala alle carte topografiche, oggi e' un brillante giornalista militare, che ricorda ancora ridendo la beffa che facemmo a quella "barba finta", insegnandogli il mestiere: il soldato era Alessandro Politi, sempre in gamba!
4. I documenti Ricci-Perrucchetti sulla paternita' degli alpini.
Nell'anno 1979 ero insegnante alla Scuola di Guerra. Cercando negli archivi, mi capito' di trovare le lezioni del colonnello Ricci, insegnante di tattica, che prevedevano, nei particolari, una serie di "campagne tattiche" in montagna, sperimentali per la difesa delle Alpi.
Era la prova, inconfutabile, che l'idea di creare gli alpini , la loro dottrina tattica e strategica era di Ricci: il capitano Perrucchetti, che scrisse un articolo per la creazione degli alpini (quando erano gia' stati progettati), era allievo di Ricci e copio' molto male le idee del suo insegnante, travisandole in modo dilettantesco.
Ho spiegato e dimostrato ampiamente il fatto su tanti giornali e in vari convegni: ma ancora oggi nei discorsi di tanti Comandanti e varie Autorita', e nelle enciclopedie di tutto il mondo, alla voce "alpini" si legge: "glorioso Corpo fondato da Domenico Perrucchetti".
Così si tramanda la storia militare italiana, ma io non demordo per ristabilire la verita' scoperta in archivio.


rivista
5. Il Museo militare dell'Esercito Italiano e il direttore "pensionato"
lettera del direttore della Rivista Militare pensionato al direttore in carica della Rivista Militare

Questa lettera, secondo la "Legge sulla stampa", avrebbe dovuto essere pubblicata sulla "Rivista Militare" per correggere una evidente opera di disinformazione compiuta ai danni del direttore "pensionato", nascondendo il lavoro compiuto per costituire a Castel S.Angelo il "Museo dell'Esercito Italiano".
Non venne pubblicata perche', come scrive l'attuale direttore, "non ha incontrato il favore delle S.A".

Risposta del direttore della Rivista Militare




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