Tre PALLE BIANCHE a:
"Anziano" MARIO BUSCEMI per aver sostenuto che alla parata storica del 2 giugno 2001 i GRANATIERI devono sfilare prima dei CARABINIERI, perché erano le Guardie del Re, e quindi venivano davanti alla "prima Arma dell1Esercito" dovendo proteggere il Sovrano.
COMMENTO:
non c'e' dubbio che, se quanto afferma il Capo Corso dei nostri Anziani e' esatto, e' giusto che i Granatieri sfilino prima dei Carabinieri anche se questi ultimi sono da sempre considerati la prima Arma dell'Esercito, e quindi delle Forze Armate.
Sono certo che gli appartenenti alla 4° (in ordine di tempo) Forza Armata, e primo fra tutti il nostro Collega di Corso Sergio Siracusa, non avranno nulla da eccepire.
Non vorrei, pero', che questi spunti polemici giustificabili ma indubbiamente marginali, fossero, o anche solamente apparissero, come indicatori di una lieve accredine, derivante da una punta di invidia per la crescita che l'Arma sta evidenziando.
Mio Padre era Sottufficiale dell'Arma, e se non ho tentato anch'io di far parte di quest'Istituzione, che e' certamente tra le "piu' amate dagli italiani", e' stato perche' pensavo di non avere tutti i requisiti necessari. Forse e' per questo che sono fiero della "crescita" dell'Arma, mentre non sono per niente orgoglioso del "fervore di ridimensionamento" dell'Esercito, che indubbiamente si distingue tra tutte le Forze Armate!
Concludo quindi dicendo: "bravi Carabinieri!", indipendentemente dall'ordine di precedenza nelle cerimonie.
Gen. Luigi Giovenali
Tre PALLE NERE a:
"Cappellone" FRANCESCO CERVONI per avere strigliato immeritatamente contro pelo gli alpini e per non avere trattenuto in servizio, come assolutamente meritava, il nostro Capo Corso.
COMMENTO:
Rivolgo un pensiero affettuoso al "Cappellone", che e' arrivato anche lui al capolinea.
Gli auguro un felice periodo di "ausiliaria", durante il quale possa riconsiderare serenamente quanto ha fatto nella Sua posizione di vertice. Ha dovuto affrontare un compito indubbiamente difficile e complesso. Lo ha fatto con encomiabile energia; con una foga talvolta eccessiva e soprattutto con metodi molto personali.
Il morale della Forza Armata, ed in particolare degli ufficiali giovani, ne ha senza dubbio risentito. Personalmente sono giunto a temere che la struttura non potesse reggere la Sua "terapia d'urto".
Lo "Stellone Italico" ci ha assistito se, come sembra, stiamo per uscirne indenni. Le "tre nere" attribuite al "Cappellone" sarebbero, tra l'altro, dovute al fatto di non avermi trattenuto in servizio. Ritengo, a tal proposito, doveroso chiarire come sono effettivamente andate le cose.
Ho lasciato volontariamente il servizio il 9 febbraio 1999, con tre anni e 41 giorni di anticipo rispetto al mio limite di eta'. Lo ho fatto perche' non mi riconoscevo piu' nel ruolo che avrei dovuto ricoprire nell'ultimo periodo di servizio. In particolare non potevo essere d'accordo sulla struttura, il ruolo e le regole di funzionamento che erano stati previsti per il Corpo degli Ingegneri. Nel momento in cui ho preso la mia decisione ero "incaricato delle funzioni di Capo del Corpo degli Ingegneri", essendo il Ten. Gen. del Corpo impiegato come Direttore Generale. Tale incarico era considerato "secondario" dal Capo dello SME, rispetto a quello "principale" di Magg. Gen. Capo del Dipartimento C3 dell'Ispettorato Logistico dell'Esercito, alle dipendenze dell'Ispettore Logistico. Incarico di mia piena soddisfazione, quest'ultimo, in quanto mi consentiva di operare nuovamente, dopo tanti anni, come ufficiale delle Trasmissioni.
All'improvviso fu deciso, dopo nemmeno un anno di sperimentazione, di dare un nuovo assetto alle Trasmissioni, con la costituzione del Comando C4IEW, e di cancellare il Dipartimento C3 dell'Ispettorato Logistico e l'ufficio del Gen. incaricato delle funzioni di Capo del Corpo, con la prospettiva, inizialmente nemmeno certa, di sostituirli con il Dipartimento Tecnico dello stesso Ispettorato Logistico.
Ritengo opportuno precisare che le mie prospettive di promozione al grado di vertice erano, al momento, abbastanza incoraggianti. Se avessi mantenuto un contegno "ossequioso ed allineato", sarei stato promosso Tenente Generale, quasi certamente il 5 marzo 2000 con la prospettiva di permanere al vertice del Corpo per due anni e 17 giorni.
Ma con quali prospettive di impiego?
Con la cancellazione di fatto della figura di Capo del Corpo Tecnico dell'Esercito, voluta dal Capo di SME, insieme a quella dei Capi dei Corpi Logistici dell'Esercito, per il Ten. Gen. del Corpo veniva indicato come "preferenziale" l'incarico di Direttore Generale (della D.G. degli Armamenti Terrestri - TERRARM, o, quando assegnata all'Esercito, della D.G. TELEDIFE). Nel frattempo, pero', la Direzione di TELEDIFE era gia' stata assegnata ad altro Magg. Gen. del Corpo e, per TERRARM, era stata manifestata chiaramente l'intenzione di far subentrare al Ten. Gen. del Corpo, quando avrebbe lasciato il servizio alla fine dell'anno, un altro Magg. Gen., sempre del Corpo stesso.
Il mio impiego sarebbe stato quindi tutto da inventare: nella migliore delle ipotesi avrei forse potuto continuare, anche con il nuovo grado, a ricoprire l'incarico di Capo del Dipartimento Tecnico dell'Ispettorato Logistico. Una prospettiva per me non particolarmente stimolante, anche in relazione al ruolo piuttosto scialbo riservato al Capo del Corpo (sia "titolare" che "incaricato delle funzioni"). Con la mia permanenza nell'incarico avrei dovuto non solo subire, ma anche avallare tale situazione. L'eventualita' non mi piaceva affatto!
E' nata così la mia decisione di lasciare anticipatamente il servizio, anche per dare un segno di dissenso sia pure modesto e isolato, ad una ristrutturazione condotta con metodi discutibili e certamente da me non condivisi, soprattutto per il rifiuto preconcetto di qualsiasi discussione e valutazione di eventuali opinioni difformi da quelle del "vertice".
Non posso far a meno di richiamare l'attenzione sul fatto che, anche se non ho nascosto i motivi della mia decisione, nessuno si e' preoccupato di chiedermi di chiarirli. Mi e' anzi sembrato evidente un senso di sollievo per la mia decisione di togliermi di mezzo (la stessa cosa si e' verificata anche in molti altri casi di colleghi che hanno lasciato anticipatamente il servizio, rendendo probabilmente un servizio al vertice, se non altro perche' facilitava il raggiungimento dei volumi organici previsti dalla cosiddetta "nuova legge di avanzamento").
Mi sembra di capire che, attribuendo le "tre nere" al nostro illustre Cappellone, si voglia manifestare l'opinione che si sarebbe dovuta fare una qualche azione per indurmi a rinunciare al mio proposito di lasciare il servizio. O addirittura che mi fosse impedito di farlo, in nome di un superiore interesse dell'amministrazione.
Personalmente non mi aspettavo tanto, e non so come mi sarei comportato a fronte di una azione del genere.
Quello che e' certo e' che una simile idea non deve avere nemmeno lontanamente sfiorato i vertici dell'Esercito.
Se cio' giustifica l'attribuzione delle "tre nere" lascio a voi deciderlo.
Ho pero' preferito precisare come sono andate esattamente le cose. E' anche giusto tener presente che, grazie all'iniziativa del nostro amico e collega di Corso Antonino Tambuzzo, mi e' stato conferito l'incarico di capo di un gruppo di lavoro per la realizzazione della rete telematica del sistema SIPAD, e che a cio' non si e' opposto lo Stato Maggiore. Non e' proprio un "trattenimento", ma e' pur sempre una situazione prevista e possibile per gli ufficiali nella posizione di "ausiliaria". Meglio di niente! Accontentiamoci. Il mio inguaribile ottimismo m'induce, in definitiva, ad essere abbastanza soddisfatto e ad attendere, per il nostro Esercito, un futuro piu' roseo.
Gen. Luigi Giovenali