ROTARACT ROMA TIRRENO
L’IDENTITA’ EUROPEA DI DIFESA
Intervento del Gen. C.A. Francesco VANNUCCHI
10 Aprile 2002



GENTILE PRESIDENTE, LA RINGRAZIO PER AVERMI OFFERTO L’OPPORTUNITA’ DI PARLARE DELLA IDENTITA’ EUROPEA DI DIFESA. TRATTASI DI UNA MATERIA DI GRANDE INTERESSE, PERCHE’ FORTEMENTE CONDIZIONANTE I FUTURI SVILUPPI DELL’UNIONE EUROPEA.
LA MIA ESPOSIZIONE DELINEERA’, IN STRETTA SINTESI, LE FASI DELL’ITER DI FORMAZIONE DELLA DIFESA EUROPEA, IL RELATIVO QUADRO DI RIFERIMENTO, LA SITUAZIONE ATTUALE.

L’IDEA DI UNA DIFESA INTEGRATA EUROPEA NON E’ UNA NOVITA’ DI OGGI. REALISTICAMENTE, SI PUO’ AFFERMARE CHE ESSA SIA NATA AL TERMINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, ALLORCHE’ L’EUROPA ERA RIDOTTA A UN CUMULO DI ROVINE E L’ARMATA ROSSA, ATTESTATA SULL’ELBA, COSTITUIVA UNA INCOMBENTE, CONCRETA MINACCIA.

FURONO GLI USA CHE, PREOCCUPATI DELLO ESPANSIONISMO SOVIETICO, DIEDERO UN GRANDE IMPULSO ALLA COSTRUZIONE DI QUESTA DIFESA INTEGRATA; ESSI AIUTARONO CON IL PIANO MARSHALL LE NAZIONI EUROPEE NELLA PROPRIA RICOSTRUZIONE MATERIALE E MORALE, IMPONENDO QUALE CONTROPARTITA L’AVVIO DI UNA EFFICACE COLLABORAZIONE NEI SETTORI ECONOMICO E MILITARE ANCHE CON GLI EX NEMICI.

NEL MARZO 1948, NASCEVA L’UNIONE OCCIDENTALE, CON IL TRATTATO DI BRUXELLES (BENELUX, GRAN BRETAGNA E FRANCIA), SEGUITA UN ANNO DOPO (04/04/1949) DAL TRATTATO DEL NORD ATLANTICO FIRMATO DA USA, CANADA’, ITALIA, DANIMARCA, ISLANDA E DAI 5 FIRMATARI DEL TRATTATO DI BRUXELLES. LE ATTENZIONI DEGLI USA ERANO PERO’ RIVOLTE SOPRATTUTTO ALLA GERMANIA, CHE ESSI, A RAGIONE, CONSIDERAVANO PEDINA INDISPENSABILE PER GARANTIRE UNA DIFESA EFFICACE DELLO OCCIDENTE, MA IL CUI RIARMO PREOCCUPAVA , IN PARTICOLARE, LA FRANCIA.
NACQUE, ALLORA, L’IDEA DELLA COMUNITA’ EUROPEA DI DIFESA (CED), CHE AVEVA LO SCOPO DI PORRE SOTTO CONTROLLO EUROPEO LE FORZE ARMATE TEDESCHE ED EVITARE CHE RISORGESSE LO SPETTRO DEL MILITARISMO GERMANICO.
NEL MAGGIO 1952, I MINISTRI DEGLI ESTERI DI BELGIO, FRANCIA, GERMANIA, ITALIA, LUX, OLANDA FIRMARONO IL TRATTATO PER LA COSTITUZIONE DELLA CED, CHE PERO’ NAUFRAGO’ NEL 1954 DI FRONTE AL PARLAMENTO FRANCESE.
L’INTEGRAZIONE DELLA GERMANIA NEL SISTEMA DI DIFESA OCCIDENTALE SI PERFEZIONO’ COMUNQUE, NELLO STESSO ANNO, CON IL SUO INGRESSO NELLA NATO E CON L’ADESIONE, INSIEME ALL’ITALIA, AL TRATTATO DI BRUXELLES: L’UNIONE OCCIDENTALE DIVENIVA COSI’ L’UNIONE EUROPEA OCCIDENTALE (UEO).

LA CED NON ANDO’ IN PORTO PERCHE’ ESSA ERA UN’INIZIATIVA TROPPO RIVOLUZIONARIA PER I TEMPI IN CUI E’ NATA, IN QUANTO AVREBBE PORTATO INELUTTABILMENTE ALL’UNIONE POLITICA E ALLA FEDERAZIONE: NEL 1954 AVREMMO FATTO QUELLO CHE ANCORA OGGI STIAMO CERCANDO DI FARE.
GLI SVILUPPI DELLA GUERRA FREDDA PORTARONO POI A CONSOLIDARE L’ALLEANZA ATLANTICA, CHE RISULTAVA PIU’ AFFIDABILE NEL CONFRONTO CON IL PATTO DI VARSAVIA, PER CUI L’UEO E’ RIMASTA A LUNGO NELL’OMBRA.
BISOGNA, INFATTI, ATTENDERE LA FINE DEL CONFRONTO EST-OVEST, CON I CONSEGUENTI MUTAMENTI DEL QUADRO DI SICUREZZA EUROPEO, PER COSTRINGERE GLI EUROPEI A “PENSARE” UN PROPRIO AUTONOMO IMPEGNO PER LA POLITICA ESTERA E DI SICUREZZA.

NEL 1989, IL MONDO VISSE L’INIZIO DI ALLORA INIMMAGINABILI CAMBIAMENTI EPOCALI IN EUROPA: TRA QUESTI, IL CROLLO DEL MURO DI BERLINO, LA NASCITA DI STATI LIBERI ED INDIPENDENTI DAL DISSOLVIMENTO DELL’UNIONE SOVIETICA, IL VENIR MENO DELLA MINACCIA RAPPRESENTATA DAL PATTO DI VARSAVIA.

QUESTO GRANDE EVENTO, CHE AVEVA FATTO NASCERE ALTRETTANTO GRANDI ILLUSIONI CIRCA L’AVVIO DI UN’ERA DI PACE NEL MONDO, HA DETERMINATO, INVECE, GRAVI MOTIVI DI INSICUREZZA, CON L’ACCENDERSI DI FOCOLAI DI GUERRA NELLA STESSA EUROPA, CHE HANNO RICHIESTO L’INTERVENTO DELLA NATO.

LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE E’ OGGI MOLTO PIU’ COMPLESSA DI QUELLA DEL PERIODO DELLA CONTRAPPOSIZIONE DEI BLOCCHI, NEL QUALE QUASI TUTTI SAPEVAMO CHI ERA IL NEMICO E DA CHE PARTE PROVENIVA LA MINACCIA.
OGGI LA MINACCIA “CLASSICA” E’ STATA SOSTITUITA DA UNA SITUAZIONE DI RISCHIO DIFFUSO, IL CUI COMUNE DENOMINATORE E’ RAPPRESENTATO DALLA INSTABILITA’ DI MOLTE ED AMPIE AREE DEL MONDO, DOVUTA ALL’EMERGERE DI DISPUTE TERRITORIALI E DI CONTRASTI ETNICI NEL CUORE DELL’EUROPA E AI MARGINI DELL’EX UNIONE SOVIETICA, AL FALLIMENTO DEI TENTATIVI DI PACIFICAZIONE DEL MEDIO ORIENTE, ALLA PRESENZA NEL MEDIO E NELL'ESTREMO ORIENTE DI FONDAMENTALISMI RELIGIOSI E DI POSSIBILE PROLIFERAZIONE DI ARMI DI DISTRUZIONE MASSICCIA (CHIMICHE, BIOLOGICHE, NUCLEARI), ALLE MIGRAZIONI DI MASSE POVERE DAL SUD AL NORD DEL MONDO.

I CONFLITTI NELLA EX JUGOSLAVIA, CHE TRA IL 1991 E IL 1999 HANNO COINVOLTO SERBIA, SLOVENIA, CROAZIA, BOSNIA-ERZEGOVINA, HANNO MESSO IN LUCE L'ESTREMA DEBOLEZZA DELL’UNIONE EUROPEA NELL’ACCLARATA SUA INCAPACITA’ DI GESTIONE ATTIVA DELLE CRISI FIN DALLE FASI NEGOZIALI; CIO’ IN QUANTO ESSA E’ PRIVA DI UNA FORZA MILITARE IN GRADO DI COSTITUIRE UN “DETERRENT” E DI CONDURRE AZIONI BELLICHE RISOLUTIVE. IN OGNI OCCASIONE E’ STATO NECESSARIO L’INTERVENTO DEGLI USA NEL QUADRO NATO.

NEL NOV. 1991, A ROMA, IL CONSIGLIO ATLANTICO SOLLECITA LA CREAZIONE DI UNA “IDENTITA’ EUROPEA DI SICUREZZA E DI DIFESA” (ACRONIMO:”ESDI”), QUALE STRUMENTO PER IL RAFFORZAMENTO DELLA COESIONE, DELL’EFFICIENZA E DELLA FLESSIBILITA’ DELLA NATO, ATTRAVERSO UNA PIU’ BILANCIATA RIPARTIZIONE DELLE RESPONSABILITA’ E DEI COSTI PER LA SICUREZZA.
NEL FEB.1992, IL TRATTATO DELL’UNIONE EUROPEA (MAASTRICHT) PREVEDE DISPOSIZIONI RELATIVE A “POLITICA ESTERA E DI SICUREZZA COMUNE” (ACRONIMO: “PESC”), AFFIDATA ALLA NUOVA FIGURA ISTITUZIONALE DELL’”ALTO RAPPRESENTANTE EUROPEO”, CUI VIENE CONFERITA ANCHE LA GUIDA DELL’UEO. CIRCA LA “PESC”, E’ DA NOTARE CHE ESSA NON E’ POSTA SOTTO IL CONTROLLO DELLE ISTITUZIONI COMUNITARIE, MA DEL CONSIGLIO EUROPEO, COSTITUITO DAI CAPI DI STATO E DI GOVERNO.
LA SUCCESSIVA DICHIARAZIONE DI PETERSBERG (GIU.1992) IMPEGNA I PAESI DELL’UNIONE A PROCEDERE NELL’INTEGRAZIONE MILITARE PER FAR FRONTE A TRE CATEGORIE DI INTERVENTI DI PEACE SUPPORT OPERATIONS (PSO):


LA GUERRA AEREA IN KOSSOVO, NEL 1999, RIBADISCE, ACCENTUANDONE LA GRAVITA’, L’INSUFFICIENZA DELLA CAPACITA’ MILITARE DELL’EUROPA E NE EVIDENZIA ANCORA L’ENORME GAP TECNOLOGICO RISPETTO AGLI USA, CON LE INEVITABILI RICORRENTI RIFLESSIONI SUL “CHE FARE”, FINO AD OGGI PUNTUALMENTE DISATTESE, COME AVVENUTO PER QUELLE DI PETERSBERG 1992, OVE I PAESI EUROPEI SI ERANO IMPEGNATI A CONSEGUIRE UNA CAPACITA’ MILITARE ADEGUATA AD ASSOLVERE LE MISSIONI CHE HO INDICATO PRIMA.

NELL’APR.1999, IN PIENA CRISI BALCANICA, IL VERTICE NATO DI WASHINGTON, OLTRE AL “NUOVO CONCETTO STRATEGICO” PER LA GESTIONE DELLE CRISI, SANCISCE L’ISTITUZIONE DELLA “ESDI” NELL’AMBITO DELL’ALLEANZA E LANCIA LA “DEFENCE CAPABILITIES INITIATIVE” (“DCI”), VOLTA A STIMOLARE I PAESI NATO AD UN MAGGIORE IMPEGNO ORGANIZZATIVO E FINANZIARIO PER LO SVILUPPO COORDINATO DELLE CAPACITA’ OPERATIVE E A RIDURRE IL DIVARIO CON GLI USA IN ALCUNE AREE PRIORITARIE. DI TALE INIZIATIVA E’ PREVISTA LA REALIZZAZIONE CON UNA SERIE DI PROGRAMMI NAZIONALI E MULTINAZIONALI, ANCORA, PERALTRO, BEN LONTANI DALLA FASE ATTUATIVA.

IL CONSIGLIO EUROPEO DI HELSINKI DEL NOV.1999 IMPRIME NUOVO SLANCIO ALLE ATTIVITA’ PER REALIZZARE LA “ESDI”, CON IL FISSARE UNA SERIE DI OBIETTIVI DA CONSEGUIRE ED I RELATIVI TEMPI DI ATTUAZIONE: LE COSIDETTE “HEADLINE GOALS”. L’OBIETTIVO GENERALE, LO RIPETO, E’ QUELLO DI DOTARE L’UNIONE EUROPEA DELLE CAPACITA’ DECISIONALI E OPERATIVE PER CONDURRE TUTTA LA GAMMA DELLE MISSIONI DI PETERSBERG, EVITANDO INUTILI DUPLICAZIONI CON LA NATO E FERMO RESTANDO CHE L’ALLEANZA RIMANE IL FONDAMENTO DELLA DIFESA COLLETTIVA.
IN ALTRE PAROLE, DISPONENDO DI DETTE CAPACITA’ MILITARI, L’UNIONE DIVERREBBE IDONEA A CONDURRE MISSIONI AUTONOME A GUIDA EUROPEA, ASSUMENDO COSI’ LA CONNOTAZIONE DI SOGGETTO POLITICO PIENAMENTE ATTIVO NELLA GESTIONE DELLE CRISI.


A TAL FINE, IL CONSIGLIO EUROPEO HA STABILITO CHE, ENTRO IL 2003, DOVRA’ ESSERE COSTITUITO UN COMPLESSO DI FORZE DEL LIVELLO CORPO D’ARMATA, DI CIRCA 50.000-60.000 UOMINI, IN GRADO DI:

I PAESI MEMBRI SONO STATI INVITATI A IMPEGNARSI SUI SEGUENTI SETTE PUNTI DELLA “DCI”, CONSIDERATI PRIORITARI PER ACQUISIRE LA RICHIESTA CAPACITA’ OPERATIVA: PROIETTABILITA’, SOSTENIBILITA’, INTEROPERABILITA’, MOBILITA’ STRATEGICA, FLESSIBILITA’, SOPRAVVIVENZA, COMANDO E CONTROLLO.

INOLTRE, IL CONSIGLIO HA DISPOSTO LA COSTITUZIONE DI ORGANI DI VERTICE POLITICO-MILITARE, ATTUALMENTE IN VIA DI FORMAZIONE. ESSI SONO:

VOLENDO FARE DELLE CONSIDERAZIONI CIRCA LA FATTIBILITA’ DELL’INIZIATIVA ENTRO IL 2003, SENZA SBILANCIARSI IN PREVISIONI INUTILI E POCO SIGNIFICATIVE SUI TEMPI E SENZA SCENDERE IN DETTAGLI TECNICI CIRCA PERSONALE, TIPOLOGIA DI FORZE, SISTEMI D’ARMA, MEZZI, MATERIALI, DA QUANTO HO DELINEATO EMERGONO ALCUNE QUESTIONI CHE NON SEMBRANO RISOLVIBILI NEL BREVE TERMINE.
SE SI FOSSE TRATTATO DI COSTITUIRE SOLO DEI COMANDI MULTINAZIONALI, NON VI SAREBBERO STATI GROSSI PROBLEMI, PERCHE’ STRUTTURE DI COMANDO DERIVANTI DA ACCORDI TRA DUE O PIU’ PAESI MEMBRI ESISTONO GIA’ DA TEMPO (EUROCORPO: FR, GE, BE, SP, LUX; EUROFOR: FR, SP, IT, PO; ECC.). IN QUESTO CASO, PERO’, NON SAREMMO QUI A PARLARE DI ESERCITO EUROPEO.

CIO’ PREMESSO, LA PRIMA CONSIDERAZIONE RIGUARDA L’ALTO RAPPRESENTANTE PER LA POLITICA ESTERA E DI SICUREZZA COMUNE (“PESC”); MI RIFERISCO ALLA SUA COLLOCAZIONE NELL’AREA INTERGOVERNATIVA E NON IN QUELLA COMUNITARIA, PER CUI VIENE SOTTRATTO, NELLA SOSTANZA, AL POTERE DI INIZIATIVA DEGLI ORGANI DELL’UNIONE EUROPEA (CONSIGLIO DELL’UNIONE, COMMISSIONE, PARLAMENTO EUROPEO).
QUESTO SEMBRA SIGNIFICARE CHE I SINGOLI PAESI, ALMENO PER IL MOMENTO, NON INTENDONO CEDERE ALL’UE LA TRATTAZIONE DI MATERIE, COME SICUREZZA E DIFESA, ALTAMENTE SIGNIFICATIVE PER LA SOVRANITA’ NAZIONALE.

I RAPPORTI CON L’ALLEANZA SI PRESTANO AD UNA SECONDA CONSIDERAZIONE. OGGI, NEGLI INTENTI DELL’UNIONE EUROPEA, LA PROPRIA STRUTTURA MILITARE NON SI PONE COME ALTERNATIVA, MA E’ COMPLEMENTARE A QUELLA DELL’ALLEANZA, IN RAPPORTO ALLE MISSIONI DA ASSOLVERE. SUI 15 MEMBRI DELL’UE, 11 SONO ANCHE MEMBRI DELL’ALLEANZA E I LORO STRUMENTI MILITARI SONO A DISPOSIZIONE DI ENTRAMBE LE ORGANIZZAZIONI; NE’ POTREBBE ESSERE ALTRIMENTI. MA L’INTEGRAZIONE TRA UE E NATO VA OLTRE LA COMUNIONE DELLE FORZE. L’UNIONE, INFATTI, NON DISPONE, TRA L’ALTRO, DI UN’ORGANIZZAZIONE DI COMANDO E CONTROLLO ADEGUATA A SODDISFARE, SUL PIANO OPERATIVO, LE AMBIZIONI POLITICHE DICHIARATE. ANCHE IN ALTRI SETTORI IMPORTANTI, QUALI, AD ESEMPIO, QUELLI DELL’INTELLIGENCE, DELLA GUERRA AEREA ED ELETTRONICA, DELLA SOSTENIBILITA’ LOGISTICA, DELLA MOBILITA’ STRATEGICA, L’EUROPA E’ IN RITARDO. PER L’ UE, DI CONSEGUENZA, E’ UNA NECESSITA’ UTILIZZARE LE CAPACITA’ INTEGRATE NATO. IL PROBLEMA CHE EMERGE, QUINDI, E’ QUELLO DELL’INTEGRAZIONE NELLA UE DEI PAESI EUROPEI MEMBRI DELLA NATO E NON ANCORA MEMBRI DELL’UNIONE, CHE SI VEDONO EMARGINATI DALL’EUROPA.

UN’ ULTIMA CONSIDERAZIONE RIGUARDA LE MODALITA’ DI COSTITUZIONE DEL CORPO D’ARMATA , NONCHE’ IL LIVELLO DELLA CAPACITA’ OPERATIVA CHE I SINGOLI PAESI DEVONO GARANTIRE ALLE LORO UNITA’. IN MERITO, MOLTI RITENGONO GIUSTAMENTE CHE E’ INDISPENSABILE UNO SVILUPPO COORDINATO DELLE CAPACITA’ OPERATIVE DEI VARI PAESI, MIRANDO A PRECISI OBIETTIVI DI FORZA IN PERSONALE, SISTEMI D’ARMA, MEZZI, MATERIALI. SI PARLA ADDIRITTURA DI CRITERI DI CONVERGENZA, IN ANALOGIA A QUANTO AVVENUTO IN CAMPO ECONOMICO.
QUESTO E’, INFATTI, UN ASPETTO MOLTO CRITICO PER L’UNIONE EUROPEA, PROVATO DALL’ELEVATO GAP TECNOLOGICO ESISTENTE RISPETTO AGLI USA.
AL TERMINE DELLA GUERRA IN KOSSOVO, GLI USA, CONSAPEVOLI DA TEMPO DI TALE SITUAZIONE, HANNO INCITATO GLI EUROPEI AD ELIMINARE QUESTO GAP PER POTER CONTINUARE AD AFFRONTARE INSIEME, IN AMBITO NATO, LE SFIDE FUTURE.
LE CAUSE HANNO LE LORO RADICI NEL FATTORE ECONOMICO; IN UN CONVEGNO SULL’”ESDI”, TENUTO NEL FEB. 2000, E’ STATO EVIDENZIATO CHE I PAESI EUROPEI MEMBRI DELLA NATO, NEL LORO COMPLESSO, SPENDONO PER LA DIFESA CIRCA IL 60% DEGLI USA, MA, E QUESTO E’ L’ASPETTO PREOCCUPANTE, IL RENDIMENTO DELLA SPESA DEI PAESI EUROPEI, APPUNTO PERCHE’ FRAZIONATA, E’ SOLO IL 10% DI QUELLO USA. E’, ALTRESI’, DA RILEVARE CHE LA SITUAZIONE DEI PAESI EUROPEI, PRESI SINGOLARMENTE, E’ MOLTO DIVERSA: AD ESEMPIO, ACCANTO ALLA GRAN BRETAGNA, CHE SPENDE PER LA DIFESA OLTRE IL 2,4% DEL SUO PIL, TROVIAMO LA FRANCIA CON IL 2% E L’ITALIA CON UN RISICATO 1%, CIOE’, IN TERMINI PERCENTUALI, POCO PIU’ DEL LUSSEMBURGO, POSIZIONE DEL TUTTO INSOSTENIBILE POLITICAMENTE. L’UNIONE EUROPEA DOVRA’ PRETENDERE QUOTE OMOGENEE DEL PIL DEDICATE ALLA DIFESA, COSI’ CHE LO SFORZO ECONOMICO DI CIASCUN PAESE SIA CORRELATO AL SUO POTENZIALE. E’ STATO, INOLTRE, SOTTOLINEATO CHE GLI AMERICANI SONO 25 ANNI AVANTI ALL’EUROPA NELLA RICERCA TECNOLOGICA E SCIENTIFICA E CHE CI VORRANNO NON MENO DI 10 ANNI DI IMPEGNO, DETERMINATO POLITICAMENTE E ONEROSO IN TERMINI ECONOMICI, PER ELIMINARE L’ATTUALE GAP, IPOTIZZANDO CHE GLI EUROPEI POSSANO ANCHE AVVALERSI DEL KNOW HOW STATUNITENSE.

IN DEFINITIVA, LA REALIZZAZIONE DI UNA REALE CAPACITA’ EUROPEA DI GESTIONE DELLE CRISI IMPLICA SIA UNA CRESCITA SOSTENUTA DEI BILANCI DELLA DIFESA DEI PAESI EUROPEI SIA LA RAZIONALIZZAZIONE DELLE SPESE, QUEST’ULTIMA OTTENIBILE ATTRAVERSO UNA POLITICA DI SPESA COMUNE DELL’UE, BASE DI PARTENZA INDISPENSABILE PER UNA POLITICA COMUNE DI DIFESA.

PER QUANTO RIGUARDA L’ITALIA, VI E’ DA DIRE CHE, DOPO IL 1989, LA CLASSE POLITICA ITALIANA HA ATTUATO UNA CONSISTENTE E ACRITICA RIDUZIONE DEI BILANCI PER LA DIFESA, PROPRIO IN UN MOMENTO IN CUI PARADOSSALMENTE LA STESSA CLASSE POLITICA IMPEGNAVA IN MISURA CRESCENTE LE F.A. ALL’INTERNO E FUORI DEI CONFINI NAZIONALI; CIO’ HA DETERMINATO IL RAPIDO LOGORAMENTO E LA PERDITA DI CAPITALI IN MEZZI, MATERIALI, SISTEMI D’ARMA, SENZA POSSIBILITA’ DI SOSTITUZIONE. L’ASPETTO POSITIVO DI QUESTA COSTANTE E SEMPRE EFFICACE PARTECIPAZIONE DELLE F.A. ITALIANE ALLE FREQUENTI OPERAZIONI MULTINAZIONALI E’ RAPPRESENTATO DAL PRESTIGIO E DALLA CONSIDERAZIONE ACQUISITI DALL’ITALIA IN AMBITO INTERNAZIONALE.
L’IMPEGNO CHE SI PROSPETTA PER L’ITALIA, IN TERMINI POLITICI E FINANZIARI, SARA’ NOTEVOLE: L’AUSPICATA E NON PIU’ DIFFERIBILE ASSUNZIONE DEFINITIVA DEL RUOLO DI PRODUTTORE DI SICUREZZA NON PUO’ PRESCINDERE DA UNA SIGNIFICATIVA DIMENSIONE FINANZIARIA E DA UNA ADEGUATA SENSIBILITA’ E CAPACITA’ IN POLITICA ESTERA, TENUTO CONTO CHE, NELLA VALUTAZIONE INTERNAZIONALE, UN PAESE VALE SE CONTRIBUISCE EFFICACEMENTE ALLA SICUREZZA DELL’AREA IN CUI E’ COLLOCATO. LE F.A. ITALIANE STANNO ADEGUANDO, CON CHIARA VISIONE DEGLI OBIETTIVI, LE PROPRIE STRUTTURE ALLE NUOVE ESIGENZE DI SICUREZZA NEL QUADRO NATO ED EUROPEO. SE I FINANZIAMENTI SARANNO IN MISURA ADEGUATA, ESSE AVRANNO SUCCESSO PER LA PARTE DI COMPETENZA, GRAZIE ANCHE ALLA NUOVA STRUTTURA DEL VERTICE MILITARE.
E’ AUSPICABILE CHE ANCHE I NOSTRI GOVERNANTI FACCIANO BENE LA LORO PARTE.

CONCLUDENDO, SONO DEL PARERE CHE, PUR IN PRESENZA DI MOLTEPLICI PROBLEMI DI DIVERSA NATURA, SI POSSA ESSERE OTTIMISTI, PERCHE’ L’UNIONE EUROPEA HA, FINALMENTE, PRESO LA DECISIONE DI COSTITUIRSI UNA PROPRIA CAPACITA’ DI GESTIONE DELLE CRISI; NON SUSSISTONO, QUINDI, PIU’ DUBBI SULLA VOLONTA’ DELL’UNIONE EUROPEA DI CONSEGUIRE QUESTO TRAGUARDO.
I DUBBI SUSSISTONO SOLO SUL “QUANDO” LA DIFESA COMUNE EUROPEA SARA’ IN ATTO, CON UN ESERCITO EUROPEO COSTITUITO DA UNITA’ MULTINAZIONALI, CHE POSSA VANTARE COMPLETA CAPACITA’ OPERATIVA E PIENA INTEGRAZIONE DELLE VARIE COMPONENTI.

IN DEFINITIVA, RITENGO, AL RIGUARDO, DI POTER DIRE CHE UN IMPORTANTE PASSO AVANTI E’ STATO FATTO NEL DIFFICILE CAMMINO VERSO L’UNITA’ DELL’EUROPA.

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