LA GUERRA DI CRIMEA (1854-55)

Verso la metà del XIX sec. Francia e Inghilterra avevano quasi completamente soppiantato la Russia sui mercati del Vicino Oriente.

Lo zar Nicola I cercava ripetutamente di proporre alle due potenze europee dei piani di spartizione dell'impero ottomano, gravemente in crisi, ma non incontrava mai dei consensi espliciti, poiché si temeva un ingresso dei russi nel Mediterraneo e nei Balcani.

Il pretesto che fece scoppiare la guerra fu trovato in una disputa che divideva il clero cattolico da quello ortodosso nell'amministrazione dei cosiddetti "luoghi santi" di Gerusalemme, a quel tempo sotto il controllo politico turco.

Luigi Napoleone, divenuto nel 1851 imperatore di Francia col nome di Napoleone III, ardeva dal desiderio di rafforzare il proprio trono con una piccola guerra vittoriosa in oriente, e per questa ragione concluse un patto militare con gli inglesi.

Riguardo alla suddetta controversia egli intervenne per primo, andando a rispolverare la Capitolazione del 1740, che poneva sotto tutela francese gli interessi dei cattolici in Palestina.

La Russia, che dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453, si sentiva legittima erede della civiltà bizantina, chiese al sultano di poter fare altrettanto coi cristiani di religione ortodossa dell'impero turco, ponendoli sotto la propria protezione.

Questa richiesta, interpretata dai turchi come un tentativo d'ingerenza nei loro affari interni, venne rifiutata, sicché i russi, per tutta risposta, occuparono la Moldavia e la Valacchia, sotto la sovranità ottomana, ma di religione ortodossa.

Lo zar era convinto che i turchi non avrebbero scatenato una guerra per due regioni non islamiche, di scarsa importanza e col rischio, peraltro, di perdere ulteriori e più significativi territori. Era altresì convinto che non sarebbero intervenuti i sovrani d'Austria e di Prussia, suoi stretti alleati.

Non aveva tuttavia considerato che verso l'inizio degli anni '50 Francia e Inghilterra tendevano a coalizzarsi contro l'espansionismo russo e volevano anch'esse egemonizzare i traffici commerciali con l'oriente.

Sicché appena scoppiò il conflitto russo-turco e i russi cominciarono ad avere la meglio (dal 3 luglio al 30 novembre 1853), la flotta anglo-francese entrò nel mar di Marmara (gennaio 1854), pronta a dar man forte ai turchi. Nello stesso tempo venivano intraprese trattative fra i governi inglese, francese, austriaco, prussiano e svedese per realizzare una coalizione antirussa, con l'obiettivo non tanto di por fine allo zarismo, ch'era un solido bastione contro la democrazia, quanto piuttosto di limitarne l'influenza nei commerci con l'oriente e più in generale sui mari.

Le pressioni austriache infatti sortirono l'effetto di indurre i russi a lasciare i Balcani e a concentrare le operazioni belliche nella sola Crimea. La Moldavia e la Valacchia furono occupate dagli stessi austriaci.

I primi contingenti del corpo di spedizione alleato (circa 50.000 effettivi) sbarcarono tra aprile e maggio, ma il 30% di loro fu subito colpito da un'epidemia di colera. Le truppe anglo-francesi alla fine del conflitto arriveranno a circa 405.000 effettivi.

Durante l'estate la flotta anglo-francese attaccò alcune città costiere russe del Baltico, del mar Bianco e dell'oceano Pacifico: erano forme diversive per impedire allo zar di concentrare il grosso delle proprie truppe in Crimea.

L'esercito russo infatti, che disponeva di circa 700.000 uomini, era frantumato su più fronti: Polonia, Austria, Mar Nero, Mar di Azov e Caucaso. In Crimea, nel settembre 1865, i soldati dello zar erano circa 51.000, contro i 60.000 delle forze europee.

I russi non erano in grado di fronteggiare le forze anglo-francesi, per una serie di ragioni tecniche:
1 i vascelli che usavano erano ancora a vela, mentre il nemico li aveva a vapore, per di più protetti da piastre di ferro prodotte dalla nuova siderurgia;
2 non avevano cannoni a canna rigata ma liscia, con una gittata tre volte inferiore;
3 i fucili non avevano l'efficienza (cioè la precisione e la gittata) di quelli del "sistema Minié", con capsula, cartuccia e pallottola;
4 non usavano la ferrovia per il trasporto delle truppe, dei viveri, delle armi...;
5 non usavano il telegrafo per le comunicazioni;
6 non disponevano di riserve addestrate per il completamento dell'esercito operante;
7 di rilievo, sul piano tecnico, fu soltanto, da parte russa, l'uso delle prime mine marittime.

La ritirata dell'esercito russo convinse le forze alleate ad attaccare Sebastopoli, una base navale militare molto importante.

La città, con un esercito di circa 10.000 uomini al massimo, resistette 349 giorni ai 60.000 che l'avevano posta inizialmente sotto assedio e che arriveranno a raggiungere le 170.000 unità (anche in forza del nuovo alleato: il regno di Sardegna, le cui truppe giunsero a Balaclava nel maggio 1855). La difesa della città, da parte di semplici soldati e marinai, che suscitò ammirazione in tutta la Russia, fu immortalata dai Racconti di Sebastopoli di Tolstoj.

L'incapacità dell'esercito russo di passare alla controffensiva portò lo zar Nicola I alla disperazione e probabilmente al suicidio: le trattative dell'armistizio furono prese dal figlio Alessandro II, il quale comunque era riuscito a bloccare le forze alleate sul Caucaso, le quali, a quanto pare, non furono sufficientemente pronte ad approfittare dell'occasione.

A dir il vero lo zar avrebbe voluto continuare la guerra, ma ne fu dissuaso dalle rivolte dei contadini che mal sopportavano il servaggio ancora imperante e che rifiutavano decisamente la coscrizione obbligatoria.

Nel febbraio 1856 fu concluso l'armistizio. I delegati di Russia, Austria, Francia, Inghilterra, Turchia, Sardegna si riunirono a Parigi per elaborare il trattato di pace.

L'Inghilterra chiedeva il distacco della Russia dal Caucaso e il divieto di tenere una flotta sia sul mar Nero che sul Baltico. L'Austria invece pretendeva la Moldavia, la Valacchia e la Bessarabia meridionale.

Alla fine prevalsero le proposte della Francia: la Russia garantiva l'indipendenza e l'integrità dell'impero ottomano; su Moldavia e Valacchia, tornate al sultano, si stabiliva un protettorato delle grandi potenze europee; la navigazione delle navi mercantili sul Danubio fu dichiarata libera e a tale scopo si pretese il distacco della Bessarabia meridionale dalla Russia; il mar Nero veniva dichiarato "neutrale", nel senso che alla Russia e alla Turchia si vietava di tenervi una flotta da guerra e basi navali, e in tempo di pace solo le navi da guerra turche potevano attraversare gli stretti dei Dardanelli e del Bosforo; furono restituiti i restanti territori tolti, durante la guerra, alla Russia; quest'ultima ovviamente doveva rinunciare a qualunque pretesa sui cristiani ortodossi dell'impero turco.

In sintesi si può dire che l'influenza internazionale dello zarismo, quale baluardo della reazione europea, fu notevolmente scossa dalla sconfitta in Crimea. Ormai i nuovi gendarmi internazionali della reazione erano diventati Francia, Inghilterra e Austria.

In Russia la sconfitta dello zarismo aggravò la crisi del servaggio e accelerò la maturazione di una situazione favorevole allo sviluppo del capitalismo.

Nei Balcani la guerra aveva suscitato una nuova ondata di lotte per l'indipendenza dal giogo turco. Negli anni 1856-61, proprio con l'appoggio della Russia, avvenne l'unificazione dei principati danubiani di Moldavia e Valacchia nello Stato unitario rumeno, che solo nominalmente riconosceva la sovranità turca.

CAVOUR E LA POLITICA ESTERA: L'INTERVENTO IN CRIMEA

Cavour realizzò il suo programma di portare il Piemonte al rango di Stato - guida nel processo di unificazione nazionale con una politica estera abile e diplomatica. L'occasione per fare assumere al Piemonte un ruolo nei giochi d'equilibrio che le grandi potenze compivano in Europa fu data dalla guerra di Crimea (1853-1856). Si trattò di un episodio che rimise in moto la competizione e la conflittualità tra gli Stati che ambivano al predominio nell'Europa. La guerra rappresentò un momento della cosiddetta “questione d'oriente”: la disgregazione, ormai in atto, dell'Impero ottomano poneva agli Stati europei il problema di una spartizione dei territori ad esso soggetti, primo fra tutti il territorio balcanico.

Ad iniziare le ostilità fu lo zar di Russia Nicola I che occupò i principati danubiani di Moldavia e Valacchia (l'odierna Romania) appartenenti all'Impero ottomano. Scoppiata così la guerra, Francia e Inghilterra scesero subito in campo contro la Russia assolutista e semifeudale, pronte ad impedire un suo allargamento territoriale nell'area balcanica. Direttamente interessata alle sorti dei Balcani, ma timorosa di mettersi a fianco delle tradizionali nemiche (Francia e Inghilterra), l'Austria ostentò una neutralità che tuttavia le consentì di occupare, col consenso del sultano turco, i due principati danubiani abbandonati dalle truppe d'occupazione russe.

Fu a questo punto che si inserì la diplomazia piemontese: Cavour, che non aveva previsto la neutralità austriaca, si era adoperato per stringere accordi con Francia e Inghilterra in vista di una comune azione contro Austria e Russia; e si trovò costretto a prendere parte al conflitto sollecitato dagli alleati che avevano anche l'interesse di garantire all'Austria che, se fosse intervenuta al loro fianco, nulla sarebbe accaduto alle sue spalle, cioè in Italia. Tuttavia Cavour ritenne che l'intervento piemontese, pur nella mutata situazione, fosse opportuno, ed i fatti successivi gli diedero ragione.

Così un corpo di spedizione di 15.000 uomini al comando del generale Alfonso La Marmora partì, verso la metà del 1855, per la Crimea (dove appunto si svolgeva il conflitto e prese parte alla battaglia della Cernaia ed all'assedio di Sebastopoli, la potente piazzaforte russa che resistette circa un anno all'assedio delle truppe anglo - franco - piemontesi).

L'obiettivo che Cavour si prefiggeva era la partecipazione del Piemonte alle trattative di pace e la conseguente possibilità di porre le condizioni dell'Italia sul tappeto degli interessi generali delle potenze europee. Ciò avvenne al Congresso di Parigi dove, caduta Sebastopoli, i rappresentanti delle potenze europee si riunirono per le trattative di pace (1856).

Il gioco di Cavour era perfettamente riuscito: come rappresentante del piccolo Stato piemontese egli sedeva, a parità di rango, accanto a quelli di Francia, Inghilterra, Austria, Russia, e poteva illustrare, in una seduta suppletiva chiesta ed ottenuta, nonostante le proteste austriache, le penose condizioni di soggezione e vassallaggio in cui le popolazioni del Lombardo Veneto e dell'Italia meridionale erano tenute dagli Asburgo e dai Borboni. La questione italiana era posta come qualcosa di cui l'Europa progressista doveva in qualche modo occuparsi. Oltre a ciò, con la partecipazione al Congresso di Parigi, il Piemonte si guadagnò definitivamente, agli occhi del movimento liberale italiano, il ruolo di protagonista della lotta contro l'Austria.

La guerra di Crimea aveva peraltro reso Napoleone III arbitro della politica europea. L'isolamento dell'Austria, la sconfitta dell'iniziativa russa, l'alleanza con l'Inghilterra, davano all'imperatore dei Francesi la possibilità di portare a compimento l'influenza francese sull'Europa appoggiandosi ai movimenti nazionali.

In questo quadro Francia e Piemonte firmarono a Plombières, nel luglio 1858, un trattato segreto di alleanza antiaustriaca. L'alleanza fu resa possibile dal fatto che la politica di Cavour aveva dato ampie garanzie alla Francia di muoversi su un piano antidemocratico (vedi le dure polemiche del Cavour contro Mazzini e i suoi metodi insurrezionali).

Gli accordi segreti di Plombières riguardavano l'assetto da dare al territorio italiano dopo una eventuale vittoria sull'Austria, contro la quale l'imperatore si impegnava a scendere in campo accanto al Piemonte soltanto se quella avesse dichiarato per prima la guerra. Si prevedeva una confederazione di Stati italiani comprendente il regno dell'Italia settentrionale (Piemonte, Lombardo - Veneto, Romagna, Emilia) su cui avrebbe regnato la dinastia sabauda, un regno dell'Italia centrale, da assegnare ad un principe francese ma che al proprio interno avrebbe consentito il mantenimento dell'autorità pontificia sulla città di Roma, ed il regno dell'Italia meridionale dove, ai Borboni spodestati, sarebbe succeduto un discendente di Gioacchino Murat.

Nizza e la Savoia, due province del Regno di Sardegna confinanti con la Francia, costituirono il compenso chiesto al Piemonte dall'imperatore in cambio del suo intervento.

Queste condizioni, dettate da Napoleone III, vennero accettate da Cavour, convinto che il processo di unificazione nazionale avrebbe avuto tempi più lunghi di quanto pensassero i democratici e tutto il movimento unitario, e che al Piemonte fosse possibile assumere un ruolo dominante nella confederazione italiana. Da parte francese vi era tutta l'intenzione di porre sotto la propria egemonia gli Stati italiani confederati.
• Tolstoj Lev, I racconti di Sebastopoli, Garzanti Libri; I racconti di Sebastopoli, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
• Edgerton Robert, Gloria o morte. Crimea 1853-56, Il Saggiatore
• Bertolè Viale Ettore, Lettere dalla Crimea 1855-1856, Carocci
• Troyat Henri, Lo zar che distrusse la Russia, Piemme, 2003
• Woodham Smith Cecil, Balaclava. La carica dei 600, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
• Elkann Alain, Boulevard de Sébastopol e altri racconti, Bompiani
• Lincoln W. Bruce, L'avanguardia delle riforme. I burocrati illuminati in Russia (1825-1861), Il Mulino
• Mack Smith Denis, Cavour. Il grande Tessitore dell'Unità d'Italia, Bompiani
• Knightley Phillip, Il dio della guerra. Dalla Crimea al Vietnam: verità, retorica e bugia nelle corrispondenze di guerra, Garzanti Libri, 1978

Incontri Cavouriani nella casa di Santena

"150° Anniversario della Guerra di Crimea"

Sala Diplomatica Castello Cavour Santena (To)

La guerra di Crimea chiuse il periodo storico, senza conflitti tra grandi potenze, durato quarant'anni, che seguì alla caduta di Napoleone I a Waterloo.
Alla fine del 1853, sotto i colpi dei moti insurrezionali e rivoluzionari del '21, del '30 e del 1848, l'ordine sancito dal Trattato di Vienna collassò.
Le potenze - Regno Unito, Francia, Austria, Russia, Turchia - si scontrarono per l'egemonia sui Balcani, sul Mediterraneo e sulle vie terrestri con l'Oriente. La rottura dell'equilibrio aprì nuovi orizzonti per il Regno di Sardegna, diventato potenza marittima mediterranea, in seguito all'acquisizione della Repubblica di Genova. Mentre le ferrovie, i porti, le opere pubbliche e lo Statuto Albertino consolidavano nella penisola la sua egemonia culturale e politica, il conflitto creava l'occasione per stringere alleanze con il Regno Unito e la Francia che infransero l'isolamento sullo scacchiere internazionale.
La decisione di inviare un corpo di spedizione in Crimea fu un'operazione di strategia più politica che militare, che permise a Camillo Cavour di affermare, nell'opinione pubblica, la propria leadership sul processo culminato nel 1861 nell'Unità d'Italia. Ripercorrendo a 150 anni di distanza quelle vicende approfondiremo, con l'aiuto di studiosi ed esperti, l'azione svolta dal più grande dell'Italia moderna.
Gli incontri cavouriani nella casa di Santena sono un appuntamento, unico a livello nazionale, che l'Associazione Amici della Fondazione Cavour di Santena e la Fondazione Cavour di Santena, insieme al Comitato Torino 2011 - 150° Unità d'Italia organizzano per rendere omaggio alla figura e all'opera di Camillo Benso di Cavour.

Gli sviluppi del grande gioco e le aree coinvolte nell'Ottocento

Lungo tutto l'Ottocento, la politica di intervento della Gran Bretagna,

  1. e' dominata dalla preoccupazione di garantirsi il controllo della via di accesso all'India, la "perla" dell'impero coloniale britannico
  2. come tale e' destinata ad entrare i conflitto con la politica di espansione verso sud della Russia

La Russia, nel suo nucleo originario,

 

sopperisce alla scarsa produttivita' della sua agricoltura con una secolare tendenza ad acquisire spazi:

  • con l'importante obiettivo di raggiungere le coste, condizione per un suo inserimento nei grandi traffici mondiali che si muovono a nord e a sud delle sue terre.
  • nei secoli XVI - XVII non trova difficolta' a raggiungere i mari del Nord
  • e ad aggirare l'ostacolo del grande impero cinese spingendosi attraverso la Siberia fino all'oceano Pacifico.

 

Piu' complessa si presenta invece la penetrazione lungo le due direzioni piu' vitali per la sua economia :

  • nei Balcani per trovare uno sbocco sul Mediterraneo
  • nell'area iranico-afgana per raggiungere l'Oceano indiano

perche' in entrambe le direzioni entra in conflitto potenziale e reale con gli interessi degli stati europei, la Gran Bretagna in prima istanza, proiettati in una politica analoga di dominio dei mercati orientali:

 

 

Nelle due aree Russia e Gran Bretagna si muovono, rispettivamente:

1. nella penisola balcanica:

  • Russia e Inghilterra, assieme alla Francia e con il favore dell'opinione pubblica europea, si fanno paladine dell'indipendenza della Grecia ai danni dell'Impero Ottomano
  • ottenendo, con la pace di Adrianopoli del 1829 e il trattato di Londra del 1830, oltre al riconoscimento del regno autonomo e indipendente della Grecia
    • la Russia: l'autonomia del principato di Serbia, il protettorato su Moldavia e Valacchia, il possesso delle isole alla foce del Danubio;
    • l'Inghilterra: il possesso delle isole ioniche;
    • entrambe: il libero transito delle navi mercantili attraverso il Bosforo e i Dardanelli

 

Esempio 2. La guerra di Crimea

guerra tra impero ottomano e Russia, Inghilterra, Francia e regno di Sardegna, con l'appoggio politico ed economico di Prussia e Austria, intervengono a sostegno dell'impero ottomano contro la Russia, preoccupate dalla possibile presenza russa nel Mediterraneo in caso di sconfitta della Turchia.

2. Nell'area sud dell'Asia

 

Premessa: tra Settecento e Ottocento si sviluppa in Russia la manifattura del cotone, sia a livello industriale che artigianale e a domicilio.

questo fattore rende di primaria importanza l'estensione del dominio degli czar verso le terre del centro Asia

 

l'espansione russa nella seconda meta' dell'Ottocento

La risposta inglese e' "la logica deduzione" dell'assioma del duca di Wellington a proposito dell'Afghanistan:

 

Incapace di dominare le tribu' afgane la Gran Bretagna elabora una strategia volta a dividerle:

nel 1893 Mortimer Durand, ufficiale inglese, traccia una linea di confine arbitraria:

la "linea Durand" corrisponde, oggi, al confine tra Afghanistan e Pakistan.

 


CAVOUR E LA POLITICA ESTERA: L'INTERVENTO IN CRIMEA

Cavour realizzò il suo programma di portare il Piemonte al rango di Stato - guida nel processo di unificazione nazionale con una politica estera abile e diplomatica. L'occasione per fare assumere al Piemonte un ruolo nei giochi d'equilibrio che le grandi potenze compivano in Europa fu data dalla guerra di Crimea (1853-1856). Si trattò di un episodio che rimise in moto la competizione e la conflittualità tra gli Stati che ambivano al predominio nell'Europa. La guerra rappresentò un momento della cosiddetta “questione d'oriente”: la disgregazione, ormai in atto, dell'Impero ottomano poneva agli Stati europei il problema di una spartizione dei territori ad esso soggetti, primo fra tutti il territorio balcanico.

Ad iniziare le ostilità fu lo zar di Russia Nicola 1 che occupò i principati danubiani di Moldavia e Valacchia (l'odierna Romania) appartenenti all'Impero ottomano. Scoppiata così la guerra, Francia e Inghilterra scesero subito in campo contro la Russia assolutista e semifeudale, pronte ad impedire un suo allargamento territoriale nell'area balcanica. Direttamente interessata alle sorti dei Balcani, ma timorosa di mettersi a fianco delle tradizionali nemiche (Francia e Inghilterra), l'Austria ostentò una neutralità che tuttavia le consentì di occupare, col consenso del sultano turco, i due principati danubiani abbandonati dalle truppe d'occupazione russe.

Fu a questo punto che si inserì la diplomazia piemontese: Cavour, che non aveva previsto la neutralità austriaca, si era adoperato per stringere accordi con Francia e Inghilterra in vista di una comune azione contro Austria e Russia; e si trovò costretto a prendere parte al conflitto sollecitato dagli alleati che avevano anche l'interesse di garantire all'Austria che, se fosse intervenuta al loro fianco, nulla sarebbe accaduto alle sue spalle, cioè in Italia. Tuttavia Cavour ritenne che l'intervento piemontese, pur nella mutata situazione, fosse opportuno, ed i fatti successivi gli diedero ragione.

Cosi un corpo di spedizione di 15.000 uomini al comando del generale Alfonso La Marmora partì per la Crimea (1855 dove appunto si svolgeva il conflitto e prese parte alla battaglia della Cernaia ed all'assedio di Sebastopoli, la potente piazzaforte russa che resistette circa un anno all'assedio delle truppe anglo - franco - piemontesi.

L'obiettivo che Cavour si prefiggeva di raggiungere era la partecipazione del Piemonte alle trattative di pace e la conseguente possibilità di porre le condizioni dell'Italia sul tappeto degli interessi generali delle potenze europee. Ciò avvenne al Congresso di Parigi dove, caduta Sebastopoli, i rappresentanti delle potenze europee si riunirono per le trattative di pace (1856).

Il gioco di Cavour era perfettamente riuscito: come rappresentante del piccolo Stato piemontese sedeva, a parità di rango, accanto a quelli di, Francia, Inghilterra, Austria, Russia, e poteva illustrare, in una seduta suppletiva chiesta ed ottenuta nonostante le proteste austriache, le penose condizioni di soggezione e vassallaggio in cui le popolazioni del Lombardo Veneto e dell'Italia meridionale erano tenute dagli Asburgo e dai Borboni. La questione italiana era posta come qualcosa di cui l'Europa progressista doveva in qualche modo occuparsi. Oltre a ciò, con la partecipazione al Congresso di Parigi, il Piemonte si guadagnò definitivamente, agli occhi del movimento liberale italiano, il ruolo di protagonista della lotta contro l'Austria.

La guerra di Crimea aveva peraltro reso Napoleone III arbitro della politica europea. L'isolamento dell'Austria, la sconfitta dell'iniziativa russa, l'alleanza con l'Inghilterra, davano all'imperatore dei Francesi la possibilità di portare a compimento l'influenza francese sull'Europa appoggiandosi ai movimenti nazionali.

In questo quadro Francia e Piemonte firmarono a Plombières, nel luglio 1858, un trattato segreto di alleanza antiaustriaca. L'alleanza fu resa possibile dal fatto che la politica di Cavour aveva dato ampie garanzie alla Francia di muoversi su un piano antidemocratico (dure polemiche contro Mazzini e i suoi metodi accompagnarono infatti questi momenti della politica di Cavour).

Gli accordi segreti di Plombières riguardavano l'assetto da dare al territorio italiano dopo una eventuale vittoria sull'Austria, contro la quale l'imperatore si impegnava a scendere in campo accanto al Piemonte soltanto se quella avesse dichiarato per prima la guerra. Si prevedeva una confederazione di Stati italiani comprendente il regno dell'Italia settentrionale (Piemonte, Lombardo - Veneto, Romagna, Emilia) su cui avrebbe regnato la dinastia sabauda, un regno dell'Italia centrale, da assegnare ad un principe francese ma che al proprio interno avrebbe consentito il mantenimento dell'autorità pontificia sulla città di Roma, ed il regno dell'Italia meridionale dove, ai Borboni spodestati, sarebbe succeduto un discendente di Gioacchino Murat.

Nizza e la Savoia, due province del Regno di Sardegna confinanti con la Francia, costituirono il compenso chiesto al Piemonte dall'imperatore in cambio del suo intervento.

Queste condizioni, dettate da Napoleone III, vennero accettate da Cavour, convinto che il processo di unificazione nazionale avrebbe avuto tempi più lunghi di quanto pensassero i democratici e tutto il movimento unitario, e che al Piemonte fosse possibile assumere un ruolo dominante nella confederazione italiana. Da parte francese vi era tutta l'intenzione di porre sotto la propria egemonia gli Stati italiani confederati.


150° ANNIVERSARIO
DELLA GUERRA DI CRIMEA (1855 - 1856)

Il 25 aprile 1855 il Gen Alfonso La Marmora partì dal porto di Genova al comando del Corpo di Spedizione italiano per la campagna di Crimea, composto da:
- 2 Divisioni ognuna su 2 Brigate;
- 1 Brigata di riserva.
La spedizione, di 20,000 uomini, giunse a Balaklava nel maggio 1855 e si concluse nel maggio 1856.
Il fratello Alessandro,  fondatore dei Bersaglieri, aveva portato, in ogni Brigata, un battaglione di Bersaglieri pronto per il combattimento.




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"Esercito Italiano"