Mini-assegni
un ritorno tra i collezionisti

Li vollero i commercianti del tempo a causa dell'inflazione
Mini-assegni, un'idea degli anni '70

Dopo quasi 30 anni
si torna a parlare dei mini-assegni, i piccoli titoli che a metà degli anni 70 si affiancarono di fatto per un paio d'anni alle monete. La nascita ed il fiorire dei mini assegni ha un'origine incerta. Il boom dei flipper e dei juke-box, ma anche l'arrivo dei primi distributori automatici che funzionavano a moneta: fu forse questa la causa dell'improvvisa carenza di spiccioli, anche se nessuno ha mai dato una motivazione precisa (si parlò anche di una grossa speculazione), che negli anni '75-'77 portò l'italia a studiare una soluzione fai-da-te per sopperire al problema. Alcune banche - ma perfino alcuni grandi magazzini - cominciarono a emettere assegni circolari per importi che variarono dalle 50 alle 350 lire. 
I mini-assegni ebbero un lontano parente nella Germania post prima guerra mondiale: i Notgeld. I metalli erano stati usati per la fabbricazione delle armi e non ne era rimasto per le zecche. Ogni città, piccola che fosse, iniziò a stampare biglietti di banca con valori minimi. In pratica 'non soldi', proprio come i mini-assegni. 
A metà degli anni '70 l'idea nacque da un'esigenza manifestata dalle associazioni dei commercianti, che fecero pressione sulle banche perché, vista la grave carenza di spiccioli, dare il resto era diventato un incubo. In quel periodo si usava di tutto, dalle caramelle alle penne, dai francobolli ai gettoni.
I titoli colorati, fragilissimi (bastava metterli nella tasca dei jeans per ritrovarli completamente scoloriti), e soprattutto più piccoli dei tradizionali assegni del libretto, furono subito chiamati mini-assegni. L'Italia di allora era lontana anni luce da quella odierna: il giornale costava 150 lire, il caffè al bar 100 e la benzina 305 lire. Un operaio guadagnava 154.000 lire al mese e l'inflazione superava il 19%. a capo del governo c'era Aldo Moro - sono gli anni del compromesso storico - e alla guida della confindustria Gianni Agnelli.
L'esperienza dei mini-assegni durò appena un paio d'anni. Il passaggio della zecca al poligrafico dello Stato consentì di far fronte alla necessità di piccoli tagli. Non pochi furono i problemi collegati alla circolazione dei mini-assegni che accelerarono la loro stessa fine, a partire dal fatto che spesso si era infranto il divieto di emettere assegni circolari al portatore.
I mini assegni si rivelarono in molti casi anche un affare per le banche perché una gran massa di titoli non venne mai incassata. Stampati su carta comune e di piccole dimensioni erano particolarmente soggetti allo smarrimento, si deterioravano facilmente e sparivano nelle tasche dei collezionisti. di dati ufficiali sul 'fenomeno' non ce ne sono, proprio perché nato da una tipica soluzione all'italiana. le stime approssimative indicano in oltre 30 le banche interessate all'emissione, quelle cioè autorizzate a emettere assegni circolari, anche se molte altre trovarono una scappatoia emettendo assegni tratti da loro clienti a favore di portatore. Il valore complessivo del circolante è valutabile in 200 miliardi di lire per 835 tipi diversi di questi particolari 'pezzi di carta'.

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