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Molti, troppi crimini sono rimasti impuniti
Signore, Signori,
grazie per la vostra partecipazione a questa Giornata della memoria dei giornalisti uccisi dalle mafie e dal terrorismo che abbiamo voluto celebrare il 3 maggio in concomitanza con la Giornata mondiale della libertà di stampa, decisa dall'Onu e organizzata dall'Unesco, che quest'anno assume particolare valore perché cade nel 60/mo della Dichiarazione dei diritti dell'uomo.
La nostra è una Giornata di impegno e mobilitazione: il doveroso omaggio ai colleghi che alla libertà dell'informazione hanno sacrificato la vita, o sono stati gravemente feriti, si deve coniugare con il sostegno ai molti, troppi, giornalisti che nella loro attività quotidiana subiscono minacce, intimidazioni, violenze e con la rivendicazione del pieno e libero esercizio della professione e del diritto dei cittadini ad essere informati in modo tempestivo e compiuto.
La vostra presenza, così numerosa, e quella del nuovo sindaco Gianni Alemanno che ha subito accettato l'invito a portare il saluto della città, conferma che la nostra iniziativa, svolta d'intesa con Federazione della stampa e Ordine dei giornalisti, e con il sostegno dell'Inpgi e di Air One, è giusta e molto importante. È la prima volta in assoluto che i giornalisti uccisi nel dopoguerra vengono ricordati tutti assieme in una sola cerimonia. Un'importanza rilevata anche dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, dopo aver concesso l'Alto Patronato, ci ha inviato un messaggio nel quale sottolinea che il "ricordo dei giornalisti uccisi dalle mafie e dal terrorismo rappresenta un doveroso e significativo omaggio a quanti hanno sacrificato la vita per onorare la professione giornalistica e i suoi valori, dando testimonianza di coraggio personale, impegno civile e dedizione ai principi costituzionali di democrazia e libertà" e auspica che "l'esempio di tanti giornalisti deceduti in aree di crisi e in zone di guerra costituisca parte essenziale di una memoria condivisa da trasmettere alle giovani generazioni".
Messaggi ne abbiamo ricevuti molti e molto belli. Tra gli altri dal Presidente del Senato Renato Schifani, che esprime la più sincera adesione alla Giornata in onore dei colleghi caduti che chiama "eroi civili" in quanto "uomini che ad occhi aperti hanno affrontato la morte per aprire gli occhi ai cittadini in nome della verità". E dal Presidente della Camera Gianfranco Fini che dopo aver reso omaggio ai "martiri della libertà" ha affermato che le Istituzioni debbono "assumersi la responsabilità di fornire quelle risposte di garanzia che sono presidio e tutela dell'indipendenza dell'informazione". E ancora dal Presidente del Consiglio Romano Prodi, dal Presidente del Consiglio di Stato Paolo Salvatore, dal Vice Presidente del Csm Nicola Mancino, dalla Presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, dal Garante delle Comunicazioni Corrado Calabrò, dal Direttore dell'Unicri Sandro Calvani, da Giuseppe De Rita Presidente del Censis, dal Presidente della Provincia i Roma Nicola Zingaretti.
Tutti i messaggi saranno inseriti nella edizione definitiva del libro, i cui autori ringrazio, che ricostruisce le vicende dei colleghi assassinati dalle mafie e dal terrorismo, uccisi all'estero o in Italia in circostanze diverse, feriti gravemente dai terroristi. Il libro sarà distribuito al termine della manifestazione e poi inserito nel sito Web dell'Unci. Ai familiari dei colleghi colpiti il maestro Riccardo Benvenuti consegnerà anche una litografia dell'Angelo della memoria, che ha ideato per la Giornata.
Ringrazio, ovviamente anche i presenti, tra i quali molti amici, dei cronisti e miei personali. Per tutti saluto il prefetto Nicola Cavaliere, Vice Capo della Polizia in rappresentanza anche del Prefetto Manganelli; il Gen. Domenico Rossi, comandante della Regione Militare Centrale che rappresenta il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Gen. Fabrizio Castagnetti; il Gen. Cosimo Sasso, Direttore della Dia, il Prefetto di Roma Carlo Mosca. I molti colleghi che rappresentano tutte le istituzioni del giornalismo italiano la cui Federazione Nazionale, il nostro sindacato unico e unitario, quest'anno compie i 100 anni, un secolo di impegno e di successo per la categoria e, quindi, per i cittadini e per il Paese.
Da considerare presenti, come hanno chiesto espressamente, sono anche il Presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che nel 2002, ricevendo al Quirinale i vincitori del Premio Cronista Piero Passetti pronunciò l'esortazione "tenete dritta la spina dorsale", che è divenuta il leit motiv del buon giornalismo. E il collega Franco Piccinelli, ferito dalle Br il 24 aprile 1979 a Torino che non è riuscito a venire: ha mandato un messaggio al solo scopo, specifica, di ricordare l'eroismo della moglie nel farlo rivivere dopo l'attentato. Anche alcuni altri familiari dei colleghi colpiti non sono in sala: mi hanno detto che non se la sentivano, che l'emozione sarebbe stata troppo forte. È vero, terribilmente: per chi ha subito l'uccisione di un familiare i decenni trascorrono invano. Basta poco perché l'assenza, il trauma, il dolore si risveglino e siano avvertiti forti e immediati, oggi come ieri. Quindi ringrazio tutti i familiari e i colleghi feriti che sono presenti.
Tra poco darò la parola a loro: oltre agli interventi programmati di Franco Siddi Segretario generale della Fnsi, Lorenzo Del Boca, Presidente dell'Ordine dei Giornalisti, Vincenzo Pellegrini in rappresentanza del Presidente della Commissione italiana dell'Unesco Giovanni Puglisi, Leone Zingales Presidente dell'Unci Sicilia e alle conclusioni di Romano Bartoloni, Presidente del Sindacato cronisti romani, che approfondiranno i diversi ambiti della Giornata, è questo infatti l'aspetto centrale della manifestazione. Le testimonianze di chi ha sofferto in prima persona saranno certamente la più eloquente voce a sostegno della libertà di stampa e della necessità di considerare un crimine contro l'umanità il reato di chi colpisce un giornalista come viene sostenuto da più parti in sede internazionale. E a chiedere di perseguire ovunque e in modo efficace i delitti contro i giornalisti, proprio in occasione della Giornata di oggi, è il Segretario dell'Onu, Bang Ki-Moon per il quale "una stampa libera e indipendente è uno dei fondamenti della pace e della democrazia".
Quello della verità e della giustizia per i delitti contro i giornalisti è un tema aperto anche in Italia. Molti, troppi crimini sono rimasti impuniti. E molti, veramente troppi, sono stati i colleghi vittime della violenza. A partire dagli 11 vittime di mafia, camorra e terrorismo: Giuseppe Alfano, Carlo Casalegno, Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giuseppe Fava, Mario Francese, Peppino Impastato, Mauro Rostagno, Giancarlo Siani, Giovanni Spampinato, Walter Tobagi. Poi i colleghi uccisi all'estero o in Italia in circostanze diverse: Ilaria Alpi, Enzo Baldoni, Ezio Cesarini, Raffaele Ciriello, Eugenio Colorni, Maria Grazia Cutuli, Almerigo Grilz, Gabriel Gruener, Marco Luchetta, Enzio Malatesta, Carlo Merli, Carmine Pecorelli, Guido Puletti, Antonio Russo e poi Graziella De Palo e Italo Toni scomparsi in Libano. A cadere sono stati anche alcuni operatori televisivi: Dario D'Angelo, Miran Hrovatin, Alessandro Ota e Marcello Palmisano e Maurizio Di Leo, tipografo ucciso "per errore" dai Nar. Molti anche i colleghi "gambizzati" dai terroristi: Vittorio Bruno, Nino Ferrero, Antonio Garzotto, Indro Montanelli, Guido Passalacqua, Franco Piccinelli, Emilio Rossi. Altri sono stati feriti mentre erano inviati all'estero, tra loro Giancesare Flesca e Giuliana Sgrena.
Le loro storie sono rievocate nel libro. Storie diverse ma accomunate da alcuni aspetti: nessuno aveva la vocazione dell'eroe, ma tutti non si sono mai accontentati della versione ufficiale o di comodo degli avvenimenti. Hanno fatto giornalismo d'inchiesta, sono andati a vedere di persona, hanno raccontato cose che gli altri non vedevano o non volevano vedere. Sono stati animati da carica ideale ed etica e da passione civile. Hanno interpretato il giornalismo come veicolo e garanzia di progresso sociale e democratico.
Il loro è stato un impegno e un sacrificio estremo. Un monito ma anche un ancoraggio per i cronisti e i giornalisti di oggi. Che in molte, troppe zone del nostro Paese, sono sottoposti in modo quasi sistematico a intimidazioni, minacce e attentati. Ma che in tutto il Paese sono additati spesso, in modo falso e strumentale, come i responsabili di tutto ciò di male che accade in Italia. I cronisti non sono la rovina del mondo: hanno, come tutti, colpe e responsabilità, ma mediamente sono abbastanza onesti ed eticamente motivati. Il loro impegno ha prodotto e produce più risultati positivi di quelli negativi. Senza la libertà di stampa e l'esercizio coraggioso e determinato del diritto-dovere di cronaca, la nostra società sarebbe peggiore, più chiusa, più ingiusta. È per questo che i cronisti, tutti i giornalisti e i loro organismi rappresentativi sono protesi a difendere strenuamente l'autonomia dell'informazione da tutti coloro che cercano di negarla o di piegarla ai propri interessi: criminalità organizzata e comune, potenti di ogni genere, legislatori occupati più a creare ostacoli al racconto della verità che a favorirlo, magistrati inquirenti che pretendono di regolare il rubinetto dell'informazione.
Siamo impegnati a difendere il diritto-dovere di cronaca e la libertà di stampa contro i tanti, troppi, che vorrebbero far tacere i giornalisti. È un impegno che l'Unione Cronisti si è assunto e che intende mantenere con grande determinazione e che da questa Giornata, realizzata su proposta dei cronisti siciliani, uscirà rafforzato.
Chiudo con una nota di motivato ottimismo. L'Unci organizza fin dagli anni Settanta il Premio Cronista. La partecipazione, anno dopo anno, è andata aumentando di numero, quasi 80 nell'edizione dello scorso marzo a Viareggio, è aumentata anche la qualità. A partecipare sono cronisti di tutta Italia: sono giovani preparati, motivati, determinati. La professione la fanno davvero e la rinnovano continuamente. Dimostrano che finché ci sono i cronisti il giornalismo italiano mantiene fede alla sua missione: raccontare la verità sostanziale dei fatti. Nonostante tutto e nonostante tutti.
Grazie per l'attenzione.
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