Olimpia, Federico, Pino e Melkiorre Melis.
Agli occhi dei contemporanei, primo caso del genere in Sardegna anticipatore di quelli offerti dalle sassaresi sorelle Altara (imperniate sulla straordinaria figura di Edina) e dalle cagliaritane sorelle Coroneo , essi saranno noti come i Fratelli Melis. Le ricerche da essi condotte fra arte e artigianato, ciascuno impegnato in un preciso ambito creativo, si sono talvolta sovrapposte, non certo confuse (i caratteri sono sempre riconoscibili) ma sicuramente esperite di pari passo con influenze reciproche. Negli anni Dieci e Venti, i Fratelli Melis saranno degli innovatori, ognuno per il proprio specifico. La loro opera, pur privilegiando esiti regionalisti, sostenuti dallideologia di affermazione identitaria che ha attraversato tutta la cultura sarda del 900, verte a ribaltare ordini precostituiti o mai sondati prima, spingendo loggetto-prodotto verso la diffusione del mercato, o meglio, concependolo per esso. Olimpia (Bosa 1887- 1975) crea a Bosa una rete manufatturiera per la realizzazione del rinomato filet, piegandolo a soddisfare le nuove richieste darredo (tendaggi, giroletto, tovaglie, bordure, ecc.), portando tale artigianato ad affrontare una nuova casistica duso. Olimpia Peralta Melis distribuisce i suoi manufatti a Roma, Parigi, New York. Federico (Bosa 1891-Urbania 1969), da scultore, comegli rimarca allorigine, si orienta decisamente verso la ceramica fin dai primissimi anni Venti. Partito da Ciusa, ovvero da terrecotte colorate a freddo mediante vernici sintetiche, Federico riscopre la prassi di cottura degli smalti mediante la muffola, ottenendo il fissaggio dei colori sottovetrina in seconda cottura. Il risultato lo indica come primo ceramista moderno della Sardegna, posizione consolidata per la successiva possibilità (1927) di realizzare i modelli con lausilio della ditta cagliaritana SCIC, specializzata nella produzione su scala industriale di ceramiche per larredo e sanitari. Pino (Bosa 1902-Roma 1985), il più giovane della famiglia, già illustratore nel 1920 per Il giornalino della Domenica di Vamba, si rivelerà raffinato e poetico interprete, forse il più delicato dei Melis, realizzando tavole che costituiscono altrettanti prodigi pittorici per perizia tecnica e trovate narrative, privilegiando la non semplice dimensione lenticolare.

ROSETTA E PASQUALINO
1919, serie di cartoline, ciascuna cm 13,7 x 8,9, edite a Parma
da F. Zafferri, Bosa, Raccolta Melis.
Questo gustoso racconto a puntate manca di qualche sequenza ma
è perfettamente definito nei passaggi salienti.

IPPODROMO DI CHILIVANI, 1924
manifesto, cm 100 x 70, Bosa, Raccolta Melis.

Federico Melis, ANFORA SARDESCA, 1927-31.

Pino Melis, LA SPOSA (anni Cinquanta).

Biglietto
pubblicitario per l'Impresa
Artistica Artigiana,
Melis-Alessandrini,
Roma, 1929-33,
cm 10,8 x 17,1,
Bosa, Raccolta Melis.

ACQUAIOLA AFRICANA
(ante 1930), contenitore, terraglia
da stampo dipinta e invetriata,
h cm 26,4.
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