PRESENTAZIONE"

Ogni Corso ha un’ anima collettiva, un “genius” come dicevano gli antichi, che si manifesta per caratteri nel tempo e nello spazio con un proprio stile: quindi, compiuta la sua funzione, tramonta.

Il 12° Corso, tenuto conto che durante la scuola elementare era stato sottoposto alla intensa propaganda del regime, che aveva trasformato tutti in "Figli della Lupa", nel suo “CINQUANTENNIO” di vita, ha rivelato la sua anima nelle seguenti circostanze:

Quando la prospettiva del tempo ne avrà rivelato le linee, nessun periodo storico apparirà più interessante del “CINQUANTENNIO” vissuto dal 12° Corso, che certamente avrà assimilato qualità di altri, nella sintesi di tradizioni e di originalità circostanti, che si è formata nel suo interno; ma la sua missione storica, all’altezza dei tempi, è apparsa chiara con i problemi risolti dalle sue eccezionali individualità.

La gerarchia degli ordini non sempre ha espresso fedelmente la graduazione degli individui in tale funzione storica, nel periodo in cui si doveva preparare il nuovo Esercito e il soldato moderno.

Nulla rimarrà del Corso come opera personale, ma in ogni opera di creazione (il “volontariato”) e di distruzione (le "tante gloriose unita' operative", tra cui, in particolare, quelle "alpine") di quel periodo, qualcosa dello spirito collettivo rimarrà inconfondibile, legato alle tante anime che si sono espresse nel Corso.

Molti colleghi, sorpassati nella carriera, avrebbero meritato gradi più alti, ma una severa virtù li rese inadatti alle inevitabili degradazioni che paralizzavano le loro qualità.

Ma nella prospettiva storica, tutti hanno compiuto ugualmente la loro funzione, con una irradiazione spirituale che ha illuminato e riscaldato le anime, confermando la virtù di intendere l’insegnamento astratto dell’ideale.
L’idealità è l’anima del nostro pensiero, come il pensiero è l’anima del nostro corpo.

La guerra non interrompendosi mai nella storia dell'Uomo, ha mutato i propri modi e quelli del soldato; i caratteri essenziali hanno resistito nel fondo dell’anima, ma l’esercizio civile della pace ha prodotto inconsapevolmente una grande trasformazione militare.

Una rivoluzione è infatti cominciata scomponendo tutti gli ordini preesistenti: la gara, così apparentemente pacifica del commercio e dell’industria, dell’arte e della scienza, si è rivelata una guerra come tutte le altre e tale resta; la sconfitta, se non produce morte e distruzioni, determina una morte civile o economica, in cui il vinto finisce prigioniero in qualche funzione umiliante.

Pier Giorgio Franzosi

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