Due poesie inedite di Leopardi
Da Christie's a Roma il 15 giugno
All'asta un Leopardi inedito: giocoso, ironico
All'incanto due poesie scritte a 12 anni che rivelano una vena scherzosa sconosciuta.
Una dedicata al precettore, l'altra alla nonna- Leopardi poeta ironico, scherzoso, dotato di una sorprendente vena caricaturale e sarcastica. Sì è proprio lui, il famoso Giacomo di Recanati passato alla storia per il suo pessimismo cosmico e la sua verve malinconica. Eppure l'autore dello Zibaldone e della Ginestra è stato capace anche di versi scherzosi e lievi. «Se dopo tante prediche che far non sapete, nel cacator buttatelo, o dove mai volete» si legge per esempio in una delle due poesie giovanili di Leopardi (1798-1837) che andranno all'asta a Roma da Christie's il 15 giugno. I due componimenti, tornati alla luce di recente, sono stati scritti dal poeta quando aveva 12 anni e sono gli unici manoscritti autografi (uno è anche firmato). Uno indirizzato al precettore, don Sebastiano Sanchini, l'altro alla nonna Virginia Mosca.
L'ASTA - I manoscritti, che saranno battuti con una stima tra 20 e 22 mila euro l'uno, provengono da una collezione privata di Venezia. In origine facevano probabilmente parte della piccola collezione del sacerdote vicentino Giovanni Battista Dalla Vecchia, che svolse intorno al 1880 funzioni di istitutore e custode della biblioteca familiare del poeta a Recanati, a servizio della contessa Teresa Teja, cognata di Giacomo, raccolta conservata oggi, per la maggior parte, nella Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia.
LA POESIA PER LA NONNA - La prima delle due composizioni, costituita da 18 versi martelliani, è dedicata alla nonna, la contessa Virginia Mosca Leopardi, e porta la data del 25 giugno 1810, di poco precedente il dodicesimo compleanno del ragazzo (29 giugno). È una poesiola sul modo di fare poesia, sull'abitudine dei poeti di raccogliere versi altrui. E proprio alla nonna Giacomo invia una corona di versi, che infine invita anche a gettarla via se non è di suo gradimento: «Se dopo tante prediche che far non sapete, nel cacator buttatelo, o dove mai volete».
I VERSI PER IL PRECETTORE - La seconda poesia, formata da 40 versi polimetri e articolata in strofe di diseguale struttura secondo il modello ditirambico bernesco, è indirizzata a don Sebastiano Sanchini, precettore di Giacomo e del fratello Carlo: è firmata dall'autore, mentre la data (1810) è aggiunta da altra mano. In questo componimento ironizza sul fatto che il precettore ha deciso di allungare l'orario giornaliero di studio, aggiungendo anche tre ore serali in vista dell'esame annuale. «Mi par cosa vergognosa/ Senza dire qualche cosa/ Il dovere incominciare/ Verso sera a studiare».
TRA SERIO E FACETO - Tra i personaggi che animano i divertiti versi del ragazzino Leopardi figurano don Sebastiano («precettor giocoso e gajo,/ immortal poeta invitto/ che va sempre con il saio») e nonna Virginia. Accanto a loro spiccano il conte-padre Monaldo, il fratello Carlo «Achille» («terribile nell'ira») e la sorella Paolina «don Paolo». Le due poesie che andranno all'asta presentano in sequenza scene serie o giocose tratte dalle letture classiche dove esperienze e affetti personali si intrecciano alla citazione colta o al racconto storico e mitico, rivestendo volta per volta il genere e il metro deputati dalle convenzioni retoriche e sociali: il sonetto, la canzonetta, l'anacrontica, il poemetto in endecasillabi sciolti, in sestine, polimetrico. Non manca neppure un accenno allo studio continuo dei classici, che il dodicenne Leopardi definiva «un po' faticoso». «In entrambe le poesie, oltre all'aspetto ludico e giocoso emerge una ricerca sulla musicalità del verso - osserva Fabio Bertolo, responsabile della sezione libri di Christie's -. Il giovane Leopardi sta sperimentando le capacità ritmiche del verso, fa esercizio di rima».
Alessandra Muglia
30 maggio 2006
Tratto da "www.corriere.it"
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Leopardi, la poesia alla nonna
Di fiori un serto vivido, che Apollo a noi presenti
In Elicona è solito destar vaghi concenti.
E quei Poeti miseri che non san fare un corno
Fiori a raccor divertonsi per tutto il santo giorno.
A questo io stesso moccupo, che sono un di costoro,
E stanco poi distendomi sotto un opaco alloro.
Or dunque il frutto nobile della fatica mia
Umil presento, e inchinomi a Vostra Signoria.
Spero che in volto placido accetterete il dono
E dellardir, che presimi darete a me perdono.
Prendetelo di grazia , e quindi se mai fia,
Che in un vasetto pongasi, o in quello che si sia,
Quellacqua sì odorifera, quellacqua istessa,
Al Precettor buonissima per celebrar la Messa.
Se dopo tante prediche che far non ne sapete
Nel cacator buttatelo, o dove mai volete.
Basta, che di riceverlo non isdegniate almeno,
Del resto cosa importami? Sarò contento appieno
Leopardi, la poesia al precettore
Illustrissimo Signore,
Immortal, gran Precettore,
Mi par cosa vergognosa
Senza dire qualche cosa
Il dovere incominciare
Verso sera a studiare.
Dunque su, Calliope amica,
Torna presto alla fatica,
Incomincia un po a cantare,
E lei resti ad ascoltare.
Verso la sera,
Fra lombra nera
Lieti studiamo,
Nason spregiamo
In un bruttissimo
Libro, sporchissimo,
Che pure è buono
A darsi in dono
A quel che vende,
E allegro prende
Libri stracciati,
Libri sporcati.
Ma il Precettore
Ha un libro bello
Espresso in quello
Vede il dolore
Del poveretto Nason, diletto.
Dunque andiamo, studiamo contenti
Precettore immortale, e giocoso,
Che sollevi le cure, e gli stenti
Dello studio, chè un po faticoso.
Lasciam pur la fatica diurna,
Cominciam la fatica notturna.
Ma per ora soscriver mi voglio
E lasciar di far versi limbroglio.
Servitore Devotissimo,
E scolare obbligatissimo.
Recanati è il mio paese,
E dOttobre siam nel mese.![]()
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