LE CINQUE FINESTRE DEL CINQUANTENNALE DEL 12° CORSO

Caro Piergiorgio,

non ho potuto esimermi dall’accogliere il tuo invito ad intervenire nelle “Cinque Finestre” del Cinquantennale. Ho così incominciato a ritornare indietro con la mente, come la pellicola di un film, e mi sono ritrovato giovane tenente, sottocomandante di una batteria  obici da 155/23.

 

Fu un’esperienza dura, ma efficace in quanto contribuì molto alla mia formazione professionale.

La “seconda Finestra” che apro è rappresentata dalle fotografie riportate di seguito.

 

 

 

Le immagini mostrano il Capo Centro Tiro operare sotto tenda 

e una batteria del gruppo al fuoco durante una scuola di ti-

ro. L’episodio però che caratterizzò questa scuola di tiro, e che ancora oggi ricordo con sgomento, è relativo ad un incidente che, pur interessando la mia incolumità fisica, fortunatamente si risolse senza danni a persone. Durante una presa di posizione in una zona di montagna della Basilicata, le batterie del gruppo da 155/23 muovevano su una tipica strada comunale montana (da un lato il burrone, dall’altro la montagna).Per accedere alla zona di schieramento bisognava  imboccare una stradina in forte salita svoltando a sinistra.Il raggio di curvatura era molto stretto per cui era difficoltoso immettersi nella strada con un’unica manovra.La maggior parte dei trattoristi riusci a svoltare con abilità e capacità. Qualcuno non ce la fece per cui era necessario bloccare i freni del pezzo, staccare quest’ultimo dal trattore, raddrizzare il trattore stesso e riagganciare l’obice. Per la difficoltà e la delicatezza dell’operazione eravamo presenti sul posto io e l’aiutante capo centro tiro per accertarci che tutto avvenisse nella massima sicurezza. Purtroppo il capo pezzo di uno dei trattori in difficoltà, assicurando di aver provveduto a chiudere l’aria dei freni per bloccare il pezzo, diede contemporaneamente l’ordine ai serventi di staccare le boccole dei freni e sganciare il pezzo.Appena i serventi sganciarono l’obice, questi, evidentemente non frenato,incominciò in un attimo a scivolare verso il dirupo trascinando per un breve tratto i serventi e successivamente me e l’aiutante che istintivamente c’eravamo attaccati al pezzo nell’illusione di fermare la sua corsa che invece continuò lungo la ripida scarpata fermandosi, forse anche per la protezione di S. Barbara, contro il tronco di una grossa quercia. Solo in quel momento io e l’aiutante ci chiedemmo cosa ci avesse spinto ad un’azione pericolosa seppur inutile dal punto di vista pratico e la risposta fu che il senso del dovere era talmente insito nel nostro agire che compivamo degli atti inusuali e pericolosi inconsapevolmente. Per la cronaca il pezzo fu tirato su con il verricello e, dopo un’accurata verifica da parte dell’ operaio d’Artiglieria, partecipò regolarmente alla scuola di tiro.

La terza finestra, rappresentata dalla seguente foto,

 

è relativa all’assunzione del comando del 9°Gruppo Artiglieria

pe.cam.. E’ il periodo più gratificante della mia carriera, sia per l’attività operativa svolta (compresa quella contro il terrorismo), sia per le soddisfazioni personali e i risultati ottenuti

La “quarta finestra” rappresenta un aspetto particolare della

 

 

mia attività: la visita ai Sacrari Militari da parte di ufficiali, sottufficiali e soldati. In particolare mi è rimasta fortemente impressa la visita al Sacrario di Mignano di Montelungo, dove sono sepolti i resti dei Caduti dell’Esercito per la liberazione della penisola dai Tedeschi. Quei Caduti erano la dimostrazione tangibile che l’Esercito aveva contribuito sostanzialmente alla lotta di Liberazione, anche  se i noti esclusivisti della Resistenza avevano sempre trascurato questo aspetto. La testimonianza di quella significativa giornata di pellegrinaggio è la fotografia soprariportata con la dedica del Cappellano Militare Don Vittorio Carlomagno.

La “quinta e ultima finestra” è dedicata all’incarico conclusivo della mia vita militare: Presidente del Consiglio di Leva di Foggia.

 

Il mondo della Leva, per me che avevo prestato servizio sempre in Reparti Operativi, era un mondo sconosciuto e in un certo senso sottovalutato. Invece, ascoltando con umiltà quelli che ne sapevano più di me e studiando le leggi e le numerose circolari che trattavano l’argomento, cercai di svolgere al meglio il mio compito e, man mano che mi appropriai degli strumenti legislativi e organizzativi della materia, scoprii l’importanza e il ruolo determinante che avevano gli organi della Leva nella scelta e selezione dei giovani destinati a svolgere il servizio militare obbligatorio. Non solo, ma le decisioni del Consiglio su vari aspetti della vita di un giovane cittadino dovevano sempre essere improntate al massimo senso della responsabilità nell’applicazione delle leggi per evitare ingiustizie e discriminazioni (basti pensare alle dispense o agli espatri!).

E’ stata un’esperienza faticosa, responsabile, ma esaltante e piena di soddisfazioni.

In conclusione, nelle “cinque finestre” della mia vita militare, ho cercato di rappresentare, non gli episodi più significativi, ma quelli che mi sono rimasti impressi nella memoria per le loro particolari caratteristiche. Ringrazio Piegiorgio che con questa iniziativa mi ha spinto ad un tuffo nel passato.

 

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