Giovedì 25 Ottobre 2007
Voto allEuroparlamento
di CARLO JEANTratto da "Il Messaggero"
NUCLEARE PULITO PER AVERE
PIÙ ENERGIA E SCONFIGGERE
LEFFETTO SERRASTRASBURGO e Roma sono state ieri le capitali nelle quali si è sviluppato il dibattito sul nucleare. Il Parlamento europeo nella sua assemblea plenaria ha approvato con 509 sì e 153 no, respingendo una serie di emendamenti dei Verdi, la relazione del popolare tedesco Herbert Reul che sostiene che lenergia nucleare resta indispensabile per garantire la sicurezza energetica dellUnione europea ed è uno strumento importante per la lotta contro il riscaldamento climatico, visto che si tratta della maggiore fonte energetica europea a basso tenore di carbonio e che, in caso di uscita dallenergia nucleare non si potranno conseguire gli obiettivi in materia di riduzione dei gas ad effetto serra e di lotta contro il cambiamento climatico.
Infatti, secondo il relatore, il nucleare è una fonte energetica rilevante nella produzione dellenergia elettrica in 15 dei 27 Stati dellUnione. Da ciò deriva che lEuroparlamento sosterrà la proposta del Consiglio Ue di realizzare una discussione senza preconcetti sulla opportunità e i rischi dellenergia prodotta da fissione e fusione nucleare. E fin qui parliamo del nucleare buono.
A Roma, invece, per scongiurare lipotesi che il nucleare civile possa trasformarsi rapidamente in missili a testata atomica, si sono incontrati a Palazzo Chigi il presidente Prodi e il ministro degli Esteri DAlema con il rappresentante della Guida suprema presso lAlto consiglio per la sicurezza nazionale della Repubblica islamica dellIran, Ali Larijani, e il nuovo capo negoziatore iraniano per la politica nucleare Said Jalili. Al gruppo nel pomeriggio si è unito il rappresentante della politica estera della Ue, Javier Solana. Al centro dellincontro gli sforzi congiunti di Stati Uniti, Europa e altre potenze per convincere lIran a non accelerare la sua corsa verso la creazione di impianti nucleari capaci domani di produrre non solo energia ma anche bombe. Risultato? «Abbiamo approfondito i principali aspetti dei negoziati ha detto Prodi analizzando le modalità con cui è possibile giungere ad un compromesso».
Dunque, anche a Roma si sta cercando una via duscita all'imbroglio atomico, senza dover scegliere tra la bomba iraniana e il bombardamento dell'Iran. Sicuramente Solana nei suoi incontri con i negoziatori iraniani ha ribadito la linea europea, offrendo incentivi economici e minacciando sanzioni. Ma non ha certamente impressionato i rappresentanti del bellicoso presidente Ahmadinejad. Essi sanno infatti che lEuropa è divisa sulle sanzioni, bloccate allOnu dai veti russo e cinese. Quindi, le sue armi sono spuntate. Daltronde, il negoziato di Roma è stato solo esplorativo. Ha comunque fatto guadagnare tempo, perché la situazione si chiarisca un po.
Perché oggi a Teheran regna una grande confusione. Lo dimostrano la presenza a Roma di due negoziatori anziché di uno solo e limprovvisa interruzione laltro giorno della visita in Armenia del presidente Ahmadinejad. Ali Larijani si è infatti dimesso il 20 ottobre da segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale (SCSN) e quindi da negoziatore per il nucleare. È stato subito sostituito da un altro ex-pasdaran, Saeed Salili, fedelissimo di Ahmadinejad, ma è stato però subito reintegrato nel SCSN, come rappresentante speciale del Supremo Leader, lAyatollah Khamenei, e inviato con il suo successore a Roma. Con grande sollievo di tutti, anche Salili si è detto disponibile al dialogo.
A Teheran si stanno scontrando due posizioni per i negoziati sul nucleare. La prima, più possibilista e tendente a minimizzare i rischi per lIran, è impersonata da Larijani. La seconda, più arrischiata, da Ahmadinejad. Non si tratta di uno scontro fra moderati e radicali. Larijani era stato nominato negoziatore quando il suo predecessore aveva accettato una moratoria, disapprovata dagli Ayatollah. La divisione è fra quelli che non vogliono rischiare, e quelli che pensano di poterlo fare. La scelta spetterà a Khamenei.
Che cosa è successo perché il contrasto sia scoppiato proprio ora? Quasi certamente è da collegare alla visita di Putin a Teheran del 16 ottobre scorso. Non si sa quali accordi siano stati presi. La Russia è stata sempre contraria alle armi nucleari iraniane. Forse Putin ha minacciato di abbandonare lIran. Più verosimilmente, ha promesso qualcosa di grosso, in cambio della rinuncia al nucleare. Di che si tratti, non si sa. Mosca potrebbe dare armi che rendano più instabile la situazione in Iraq e impedire quello che lIran scita teme di più: che cioè gli Usa rafforzino troppo i sunniti e i curdi iracheni. Può poi spingere il Pkk a continuare i suoi attacchi in Turchia, provocandone la reazione e creando così grossi problemi fra Washington ed Ankara. Teheran ne sarebbe felice. Far cessare la proliferazione in Iran sarebbe per Putin un grosso successo, simile a quello ottenuto dalla Cina con il nucleare nord-coreano.
Ahmadinejad però non ne vuole sapere. Pensa che gli Usa siano deboli, insabbiati nellIraq, e che la Turchia sia pronta ad attaccare in Kurdistan; quindi, che si debbano correre rischi. Larijani ritiene il contrario. Il gioco fra le due fazioni si sta facendo serrato. Limprovviso ritorno di Ahmadinejad a Teheran ne è una prova. Gli Usa stanno facendo di tutto per evitare un attacco turco nel Kurdistan iracheno. Ancora una volta sono in difficoltà. Cercano lappoggio di Mosca. Lo dimostra la promessa di ritardare lo schieramento degli antimissili in Polonia e in Cechia. Lagitazione è generale. Il premier israeliano Olmert si è precipitato a Mosca e il suo ministro degli esteri a Pechino. Da buon giocatore di scacchi Putin se la ride, aspettando che lIran decida. Intanto incassa le concessioni americane. Sa però che, se gli Usa attaccassero, non potrebbe intervenire militarmente per aiutare lIran.
Così, ancora una volta, tra Strasburgo e Roma si conferma che il nucleare può essere una grande speranza dellumanità, sempre che sia usato a scopi pacifici e civili. In alternativa, nella corsa allenergia atomica resa più facile dai progressi tecnologici, spuntano grossi rischi, come il caso Nordcoreano prima e il caso iraniano adesso stanno a dimostrare.
Sicuramente Solana nei suoi incontri con i negoziatori iraniani ha ribadito la linea europea, offrendo incentivi economici e minacciando sanzioni. Ma non ha certamente impressionato i rappresentanti del bellicoso presidente Ahmadinejad. Essi sanno infatti che lEuropa è divisa sulle sanzioni, bloccate allOnu dai veti russo e cinese. Quindi, le sue armi sono spuntate. Daltronde, il negoziato di Roma è stato solo esplorativo. Ha comunque fatto guadagnare tempo, perché la situazione si chiarisca un po.Perché oggi a Teheran regna una grande confusione. Lo dimostrano la presenza a Roma di due negoziatori anziché di uno solo e limprovvisa interruzione laltro giorno della visita in Armenia del presidente Ahmadinejad. Ali Larijani si è infatti dimesso il 20 ottobre da segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale (SCSN) e quindi da negoziatore per il nucleare. È stato subito sostituito da un altro ex-pasdaran, Saeed Salili, fedelissimo di Ahmadinejad, ma è stato però subito reintegrato nel SCSN, come rappresentante speciale del Supremo Leader, lAyatollah Khamenei, e inviato con il suo successore a Roma. Con grande sollievo di tutti, anche Salili si è detto disponibile al dialogo.
A Teheran si stanno scontrando due posizioni per i negoziati sul nucleare. La prima, più possibilista e tendente a minimizzare i rischi per lIran, è impersonata da Larijani. La seconda, più arrischiata, da Ahmadinejad. Non si tratta di uno scontro fra moderati e radicali. Larijani era stato nominato negoziatore quando il suo predecessore aveva accettato una moratoria, disapprovata dagli Ayatollah. La divisione è fra quelli che non vogliono rischiare, e quelli che pensano di poterlo fare. La scelta spetterà a Khamenei.
Che cosa è successo perché il contrasto sia scoppiato proprio ora? Quasi certamente è da collegare alla visita di Putin a Teheran del 16 ottobre scorso. Non si sa quali accordi siano stati presi. La Russia è stata sempre contraria alle armi nucleari iraniane. Forse Putin ha minacciato di abbandonare lIran. Più verosimilmente, ha promesso qualcosa di grosso, in cambio della rinuncia al nucleare. Di che si tratti, non si sa. Mosca potrebbe dare armi che rendano più instabile la situazione in Iraq e impedire quello che lIran scita teme di più: che cioè gli Usa rafforzino troppo i sunniti e i curdi iracheni. Può poi spingere il Pkk a continuare i suoi attacchi in Turchia, provocandone la reazione e creando così grossi problemi fra Washington ed Ankara. Teheran ne sarebbe felice. Far cessare la proliferazione in Iran sarebbe per Putin un grosso successo, simile a quello ottenuto dalla Cina con il nucleare nord-coreano.
Ahmadinejad però non ne vuole sapere. Pensa che gli Usa siano deboli, insabbiati nellIraq, e che la Turchia sia pronta ad attaccare in Kurdistan; quindi, che si debbano correre rischi. Larijani ritiene il contrario. Il gioco fra le due fazioni si sta facendo serrato. Limprovviso ritorno di Ahmadinejad a Teheran ne è una prova. Gli Usa stanno facendo di tutto per evitare un attacco turco nel Kurdistan iracheno. Ancora una volta sono in difficoltà. Cercano lappoggio di Mosca. Lo dimostra la promessa di ritardare lo schieramento degli antimissili in Polonia e in Cechia. Lagitazione è generale. Il premier israeliano Olmert si è precipitato a Mosca e il suo ministro degli esteri a Pechino. Da buon giocatore di scacchi Putin se la ride, aspettando che lIran decida. Intanto incassa le concessioni americane. Sa però che, se gli Usa attaccassero, non potrebbe intervenire militarmente per aiutare lIran.
Così, ancora una volta, tra Strasburgo e Roma si conferma che il nucleare può essere una grande speranza dellumanità, sempre che sia usato a scopi pacifici e civili. In alternativa, nella corsa allenergia atomica resa più facile dai progressi tecnologici, spuntano grossi rischi, come il caso Nordcoreano prima e il caso iraniano adesso stanno a dimostrare.
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