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Mi trovo a viaggiare nella penultima vettura del treno della vita, e mi trovo a mi agio, anzi dall'ormai lontano 1991, anno della cessazione dal servizio "attivo", ho iniziato a vivere una seconda giovinezza: nuovi entusiasmi, nuovi interessi e nuove attivita' non produttive (nel senso che non producono alcun reddito), ma molto produttive ai fini dell'arricchimento della mia interiorita'. Le mie principali attivita' quotidiane sono lo sport, la politica (sono consigliere comunale), interessi culturali vari, compreso l'astronomia. In sostanza faccio quotidianamente quello che mi piace, quando ne ho voglia e se ne ho voglia. L'unica cosa che mi manca e' il tempo, sia quello quotidiano che quello "residuo" della mia vita. A proposito di tempo, proprio in questi giorni sto ultimando un lavoro su questo argomento. Cio' mi ha fatto riflettere che oltre ai vari tipi di tempo (quello religioso, quello di Newton, quello relativistico di Einstein e quello stranissimo della teoria quantistica),
ne esiste uno molto piu' pratico: e' il tempo psicologico della terza eta'. Ho scoperto che quando i capelli ingrigiscono, il tempo accelera maledettamente il suo ritmo. Mi sembrava d'aver messo "il berretto al chiodo" solo ieri ed invece calcolo che sono trascorsi ben dieci anni. Mi sembra di aver fatto il mio primo ingresso nell'Accademia Militare solo l'altro ieri ed invece mi accorgo che sono trascorsi ben 46 anni, un'eternita'!
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Ho la consapevolezza dell'importanza del lavoro da me svolto?. Credo di sì, ma non tanto perche' col mio modesto ed onesto lavoro posso aver contribuito, seppure in misura infinitesimale, al mantenimento della pace in un'epoca di "guerra fredda". A mio parere questo e' stato un "contenitore" spazio-temporale in cui mi sono casualmente ed inconsapevolmente trovato a vivere ed operare. Ho la presunzione, invece, di aver fatto un buon lavoro nel campo della formazione sociale dei tanti giovani che ho avuto alle mie dipendenze nei 21 anni di attivita' di comando operativo (dal 1960 al 1981). Facendo una serena riflessione a posteriori ed analizzando la qualita' del mio lavoro, ho concluso che effettivamente credo di aver insegnato qualcosa a tanti giovani, ma scopro anche che, a mia volta, anch'io ho appreso tanto da questo mio lungo rapporto con i giovani. Soprattutto in questo senso sono convinto di aver fatto un buon lavoro.
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Rifarei la stessa cosa?. Certamente sì, ma questa perentoria affermazione non e' il frutto della convinzione di essere stato perfetto, ne' di essere stato un eroe della professione. Ho sempre lavorato con onesta' ed entusiasmo e certamente avrei potuto fare meglio, ma i miei "limiti" generali me lo hanno impedito. Ed allora perche' rifarei tutto nello stesso modo, nonostante i miei riconosciuti limiti ed errori?
I motivi, per semplificare, sono sostanzialmente due:
Il primo e piu' importante motivo risiede nella puntuale pretesa del rispetto della mia personalita'. Sì questo lo posso affermare con sicurezza: ho sempre rispettato tutti ed allo stesso tempo ho preteso (ed ottenuto) il rispetto da tutti; ho sempre espresso liberamente le mie opinioni; non ho mai consentire ad alcuno di "intaccare" la mia dignita', la mia professionalita' e la mia liberta' di pensiero. E non e' cosa da poco. Per questo sono stato spesso definito "un collaboratore prezioso, ma scomodo".
Forse avrebbero fatto prima a definirmi "rompiscatole" e "testa dura". Non e' stato sempre facile ed ho avuto anche qualche contrasto importante, ma non mi pento per niente ed oggi rifarei esattamente le stesse cose.
Il secondo motivo va ricercato nel comportamento avuto nel corso di alcuni incarichi operativi ed in particolare in quello di comandante in seconda (inteso secondo le tradizioni della Marina) del Battaglione San Marco. E' stata un'esperien- za onerosa, soprattutto all'inizio, per la diffidenza e l'ostruzionismo dei quadri della Marina, non alla mia persona, ma all'ufficiale dell'Esercito. Ho lavorato molto di psicologia, sono riuscito ad amalgamare le due "fazioni" (Marina ed Esercito). Poi la tenacia, la coerenza, la professionalita' e l'onesta' hanno fatto il resto. Ho avuto la fiducia di tutti al punto tale di diventare "indispensabile" alla Marina e di essere stato "trattenuto" nell'incarico per oltre sette anni. Ho dovuto "mollare" solo perche' incombeva l'esigenza dell'attivita' di comando nell'Esercito. Ero diventato, secondo l'opinione generale, l' "esperto" di questa tipica attivita' operativa. Ovviamente ciò non era vero, ne' era questa la mia massima soddisfazione.
Il vero motivo di soddisfazione risiede nel fatto che questa esperienza mi ha dato l'opportunità di apprendere sul campo l'arte del comando e cio', oltre ad arricchire la mia interiorita', mi e' stato utile per gli incarichi operativi successivi. E' stata dura, ma rifarei tutto nello stesso modo !
Nicola Signore
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