4 INTERVISTA AL 12° CORSO

Tre domande:

  1. Un gruppo di nostri amici del 12°, come dicono gli alpini, "è andato avanti" e li ricordiamo con affetto. Noi seguiamo in un treno, speriamo di quelli lenti, con 3 carrozze: "ausiliaria", "riserva", "congedo assoluto".
    Dove ti trovi? Sei ben sistemato in buona compagnia?
  2. Siamo nati come ufficiali nel 1957 in piena "guerra fredda" e abbiamo contribuito con il nostro impegno a mantenere la pace in Europa: hai la consapevolezza dell'importanza del lavoro che, a vari livelli, abbiamo svolto?
  3. Se dovessimo ricominciare la nostra vita daccapo, rifaresti la stessa strada?

Prego inviare risposte a:

Pier Giorgio Franzosi
www.collezioni-f.it
info@collezioni-f.it
Fax 0656309819


RISPOSTE

Gen. B. (Ris.) Nicola Signore

  1. Mi trovo a viaggiare nella penultima vettura del treno della vita, e mi trovo a mi agio, anzi dall'ormai lontano 1991, anno della cessazione dal servizio "attivo", ho iniziato a vivere una seconda giovinezza: nuovi entusiasmi, nuovi interessi e nuove attivita' non produttive (nel senso che non producono alcun reddito), ma molto produttive ai fini dell'arricchimento della mia interiorita'. Le mie principali attivita' quotidiane sono lo sport, la politica (sono consigliere comunale), interessi culturali vari, compreso l'astronomia. In sostanza faccio quotidianamente quello che mi piace, quando ne ho voglia e se ne ho voglia. L'unica cosa che mi manca e' il tempo, sia quello quotidiano che quello "residuo" della mia vita. A proposito di tempo, proprio in questi giorni sto ultimando un lavoro su questo argomento. Cio' mi ha fatto riflettere che oltre ai vari tipi di tempo (quello religioso, quello di Newton, quello relativistico di Einstein e quello stranissimo della teoria quantistica), ne esiste uno molto piu' pratico: e' il tempo psicologico della terza eta'. Ho scoperto che quando i capelli ingrigiscono, il tempo accelera maledettamente il suo ritmo. Mi sembrava d'aver messo "il berretto al chiodo" solo ieri ed invece calcolo che sono trascorsi ben dieci anni. Mi sembra di aver fatto il mio primo ingresso nell'Accademia Militare solo l'altro ieri ed invece mi accorgo che sono trascorsi ben 46 anni, un'eternita'!
  2. Ho la consapevolezza dell'importanza del lavoro da me svolto?. Credo di sì, ma non tanto perche' col mio modesto ed onesto lavoro posso aver contribuito, seppure in misura infinitesimale, al mantenimento della pace in un'epoca di "guerra fredda". A mio parere questo e' stato un "contenitore" spazio-temporale in cui mi sono casualmente ed inconsapevolmente trovato a vivere ed operare. Ho la presunzione, invece, di aver fatto un buon lavoro nel campo della formazione sociale dei tanti giovani che ho avuto alle mie dipendenze nei 21 anni di attivita' di comando operativo (dal 1960 al 1981). Facendo una serena riflessione a posteriori ed analizzando la qualita' del mio lavoro, ho concluso che effettivamente credo di aver insegnato qualcosa a tanti giovani, ma scopro anche che, a mia volta, anch'io ho appreso tanto da questo mio lungo rapporto con i giovani. Soprattutto in questo senso sono convinto di aver fatto un buon lavoro.
  3. Rifarei la stessa cosa?. Certamente sì, ma questa perentoria affermazione non e' il frutto della convinzione di essere stato perfetto, ne' di essere stato un eroe della professione. Ho sempre lavorato con onesta' ed entusiasmo e certamente avrei potuto fare meglio, ma i miei "limiti" generali me lo hanno impedito. Ed allora perche' rifarei tutto nello stesso modo, nonostante i miei riconosciuti limiti ed errori?
    I motivi, per semplificare, sono sostanzialmente due:
    Il primo e piu' importante motivo risiede nella puntuale pretesa del rispetto della mia personalita'. Sì questo lo posso affermare con sicurezza: ho sempre rispettato tutti ed allo stesso tempo ho preteso (ed ottenuto) il rispetto da tutti; ho sempre espresso liberamente le mie opinioni; non ho mai consentire ad alcuno di "intaccare" la mia dignita', la mia professionalita' e la mia liberta' di pensiero. E non e' cosa da poco. Per questo sono stato spesso definito "un collaboratore prezioso, ma scomodo".
    Forse avrebbero fatto prima a definirmi "rompiscatole" e "testa dura". Non e' stato sempre facile ed ho avuto anche qualche contrasto importante, ma non mi pento per niente ed oggi rifarei esattamente le stesse cose.
    Il secondo motivo va ricercato nel comportamento avuto nel corso di alcuni incarichi operativi ed in particolare in quello di comandante in seconda (inteso secondo le tradizioni della Marina) del Battaglione San Marco. E' stata un'esperien- za onerosa, soprattutto all'inizio, per la diffidenza e l'ostruzionismo dei quadri della Marina, non alla mia persona, ma all'ufficiale dell'Esercito. Ho lavorato molto di psicologia, sono riuscito ad amalgamare le due "fazioni" (Marina ed Esercito). Poi la tenacia, la coerenza, la professionalita' e l'onesta' hanno fatto il resto. Ho avuto la fiducia di tutti al punto tale di diventare "indispensabile" alla Marina e di essere stato "trattenuto" nell'incarico per oltre sette anni. Ho dovuto "mollare" solo perche' incombeva l'esigenza dell'attivita' di comando nell'Esercito. Ero diventato, secondo l'opinione generale, l' "esperto" di questa tipica attivita' operativa. Ovviamente ciò non era vero, ne' era questa la mia massima soddisfazione.
    Il vero motivo di soddisfazione risiede nel fatto che questa esperienza mi ha dato l'opportunità di apprendere sul campo l'arte del comando e cio', oltre ad arricchire la mia interiorita', mi e' stato utile per gli incarichi operativi successivi. E' stata dura, ma rifarei tutto nello stesso modo !


  4. Nicola Signore






Gen. B. (Ris.) Tonino Adorno

  1. Attualmente sono nella RISERVA dal 22/10/99. Mi trovo a Bari e per fortuna mia in compagnia di mia moglie e di due miei figli che sebbene sposati sono sempre molto affettuosi.
  2. Qui il discorso diventa complesso.
    Sono perfettamente consapevole del lavoro svolto e dell'impegno (a volte eccessivo) che vi ho profuso e che per circostanze temporali, non è stato suffragato, a mio avviso, da risultati di carriera accettabili. Tuttavia sono grato alla nostra Istituzione per avermi consentito di condurre una esistenza decorosa e dignitosa.
  3. Rifarei quello che ho fatto? Si! Con un'unica riserva mentale: non aver capito che gli anni in cui sono entrato in Accademia erano quelli n cui si andava delineando ed affermando una classe di futuri dirigenti, a cui senza modestia, avrei potuto accedere, se avessi profuso lo stesso impegno di studio e di lavoro che ha caratterizzato tutta la mia carriera militare.

  • "SERVIZIO DI INTELLIGENCE"
    E' un problema complesso del quale si puo' parlare compiutamente se uno possiede esperienze specifiche in materia. Tuttavia, "lume di naso" mi sembra che sia eccessivo, anche se in nome della Democrazia, dibattere i problemi di intelligence pubblicamente, di qualsiasi natura essi siano.
    Sposterei il problema sull'uso che i governi, sebbene eletti democraticamente, fanno del Servizio di intelligence. C'e' un codice morale? Non lo so ma mi auguro che non venga fatto tutto all'insegna del motto machiavellico "il fine giustifica i mezzi".
  • "O.N.G."
    Non sono d'accordo con la tendenza di tenere conto di tali organizzazioni nella formulazione delle attivita' del servizio di Intelligence per i seguenti motivi:
    • Le O.N.G. si sono costituite autonomamente o dietro "Input" di "personaggi" e/o categorie di individui che potrebbero orientare i Servizi verso finalita' diverse da quelle di interesse generale del paese (patria).
    • Quali sono le finalità di tali O.N.G.?
      Sono dell'avviso che molti amino parlare di tutto.
      Sono i "Tuttologhi" che danno un reale contributo ai problemi oppure intorbidano gli ambienti per perseguire le loro finalita'?
      Mi piacerebbe sapere di piu' ma qui mi fermo.
Aggiungo due fotografie che ritengo tra le piu' significative della mia vita:
  • Una con mia moglie e i due miei figli nell'anno 1969;
  • L'altra all'atto dell'assunzione del Comando del 9° btg. Mec,. Di Trani (4 settembre 1979).
Affettuosi saluti a Voi tutti
Tonino Adorno




Br.Gen.(d.a.)* Domenico Pastore


(*) d.a.(day after) perché promosso ai sensi dell'art. 32,comma 7, della L.10/5/86 n.224. Precisazione doverosa per i colleghi che meritatamente hanno raggiunto il grado di Gen.a pieno titolo.
E con ciò spero di aver soddisfatto qualche collega di corso, titolato, che in un raduno sentivo lamentarsi perchè alla fine si è tutti generali, forse pensando alla barzelletta napoletana "simm tutt portuall".
Non mi reputo un portuall (arancia per i colleghi del centro-nord) ma nemmeno uno str..

Caro Franzosi,
con notevole ritardo accolgo il tuo invito a dare risposta a tre quesiti che ci riguardano direttamente.
Consentimi ora di esprimerti il mio sincero apprezzamento per il bellissimo sito da te creato che è molto curato nella sua veste grafica, nella sua impaginazione e nella ricchezza degli argomenti trattati.
Grazie di cuore. C'era proprio bisogno di un punto di contatto telematico per il nostro Corso che fin dalla sua nascita ha avuto delle caratteristiche peculiari che lo hanno sempre distinto e che con il tuo sito ha segnato un altro punto a suo vantaggio.
Perchè non pensi di organizzare un dibattito in chat, comunicando per tempo argomento e data a mezzo e-mail a tutti i colleghi in rete?
Visito spesso il sito ed apprezzo i tuoi editoriali anche se non sempre mi trovo consenziente su tutto, così come leggo con piacere gli interventi del Gen Calligaris, che stimo molto per la sua grande competenza.
Per ultimo, se non mi riconosci dalla foto, che è di qulche anno fa con meno capelli bianchi, ti ricordo con simpatia che ci siamo incontrati negli anni ottanta ad Acireale per le cure termali.
Auguri per le prossime festività ed un caldo abbraccio,
Domenico Pastore.

  1. Dove mi trovo?
    Anch'io sono nel secondo vagone con la speranza di transitare nel terzo e, poi, scendere alla fermata che stabilirà Quello lassù, senza rimpianti e senza paura.
  2. Ho contribuito con il mio impegno a mantenere la pace in Europa?
    E' difficile dare una risposta. Ho passato quasi tutta la vita, almeno fino agli anni ottanta, nei cortili delle caserme a risolvere problemi di sopravvivenza per via dei mezzi inefficienti, per la carenza organica degli organici, ecc., senza avere il tempo di pensare all'Europa.
    Siamo proprio sicuri che il nostro Esercito, fatta eccezione per poche unità di rappresentanza, abbia assolto tale compito ?!?!?!.
    Se poi è stato proprio così, come sembrerebbe dalle risposte date dalla maggioranza dei colleghi confesso di non essermene accorto e chiedo scusa per questa mia distrazione, nel contempo li ringrazio per avermi dato altro motivo di cui essere soddisfatto.
    Per contro ho piena consapevolezza dell'alta funzione dell'Ufficiale, dell'esistenza di un' "etica delle stellette" che ci ha permeati e ci fa diversi dagli altri, di far parte di una istituzione, che anche con i suoi limiti e, diciamo pure, con i suoi difetti ritengo sia la più sana di questa nostra Italia.
    E di ciò sono orgolglioso e ne vado fiero.
  3. Se dovessi ricominciare rifarei la stessa strada?
    Non avrei dubbi se nell'Esercito di professionisti che ora si sta realizzando vigesse la mentalità che ci ha formati, fatta di disciplina, di doveri soprattutto e di sacrifici.
    Stento però a vedermi subalterno a lavorare guardando l'orologio, pensando alle ore di straordinario fatte ed alla loro conversione in giornate di licenza quando non ci sono i fondi per pagare le prime o comandante a gestire dipendenti che reclamano solo diritti e che al suono della sirena (si usano ancora i segnali di tromba?) sono già pronti in borghese dietro il cancello della caserma per scappare a casa.
    Qualcuno, leggendo queste mie righe, potrà pensare che io sia un deluso, un insoddisfatto, ecc. Non è così. La vita militare, nel mio piccolo, mi ha dato tante soddisfazioni. Non ho voluto tentare la Scuola di Guerra, nonostante le pressanti insistenze di un mio C.te di Rgt, per motivi caratteriali, e onestamente forse non ce l'avrei fatta se l'avessi tentata. Benchè promosso Col. nello spad, ho accettato di comandare per due anni il D.M. Raggiunto dai limiti di età, lo SME, nella sua benevolenza, mi ha concesso la promozione a Br.Gen., grado questo che non avrei mai pensato di raggiungere.
    Quindi il bilancio per me è altamente positivo. Ho attraversato pure momenti difficili, come credo sia stato per ognuno di noi, perché non ho mai accettato soprusi e minacce, ed anche di grande delusione come quando alla vigilia delle valutazioni a Col. chiamato dal Comandante della RMME questi, meridionale come me, per prepararmi al peggio, mi fece grave colpa di essere stato quasi sempre al Sud, (dov'ero stato trasferito d'autorità alla costituzione del 9° Rgt., per la precisione). Tralascio di riferire le parole con cui chiusi il colloquio con il Mio Generale.
    Mi si perdoni questo sfogo personale.
    Concludendo, avrei tanti dubbi prima di decidere, ma sono sicuro che alla fine salirei sul primo treno per Modena (questa volta però su un ES) per ricomincare daccapo a percorrere la stessa strada, pensando alla gratificazione che si riceve nel rapporto con tanti giovani cui si può dare e dai quali si riceve anche tanto.
    Gioiendo sinceramente e senz'ombra d'invidia della carriera dei colleghi più dotati e più impegnati; così pure amareggiandomi per quanti meritevoli hanno subito torti o non sono stati fortunati ( vds. GIGI , Jhon j., Mik, ecc.).
Domenico Pastore



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