VENTI DI GUERRA
Colti di sorpresa dagli attentati dell'11 settembre, i servizi segreti hanno un ruolo cruciale per la lotta "nell'ombra" al terrorismo mondiale
Articolo di Alessandro Politi
Tratto da "Il Sole-24 Ore"
del 1° ottobre 2001
Le dichiarazioni del sottosegretario alla Difesa, Paul Wolfowitz, al vertice Nato del 26 settembre sull'importanza dell'interazione tra diplomazia, intelligence e forza militate avranno forse deluso per qualche tempo gli amanti degli scenari a effetti speciali, ma rispondono a una valutazione sensata della realta'.
La diplomazia dovra' lavorare intensamente per conservare una coalizione a geometria variabile (revolving door coalition), come l'ha definita il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld.
Le forze militari avranno il compito di dimostrare la chirurgica potenza dell'autodifesa statunitense, seguendo obbiettivi politici in costante evoluzione, ma l'intelligence e' quella che fornisce occhi e orecchi al decisore politico.
Lasciando da parte l'azione investigativa sugli attentati, e' necessario vedere quali sono i grandi obiettivi politici e d'intelligence statunitensi, quali sono le possibili alleanze a breve e medio e qual e' la miscela piu' efficace tra le diverse discipline dell'intelligence.
Gli obiettivi politici.
A livello pubblico la linea di condotta degli Usa e' relativamente chiara nelle grandi linee: individuare i gruppi di attentatori; condurre una lunga campagna antiterrorismo aperta e occulta; prosciugare i finanziamenti; disinformare gli avversari; smascherare le quinte colonne interne e gli Stati fiancheggiatori.
Meno e' noto sugli obiettivi operativi, non solo per ragioni di segretezza, ma perche' il consenso interno dell'amministrazione non e' consolidato. Si puo' ragionevolmente supporre che siano l'individuazione della struttura centrale e periferica, operativa e logistica, di al Qaeda (il gruppo di Osama bin Laden); gli eventuali appoggi statali e non statali (altri formazíoni terroriste, crimine organizzato); l'ordine di battaglia mondiale dei gruppi terronsti piu' marcatamente antiamericani; il riesame della lista di Paesi che appoggiano il terrorismo; la classifica dei paradisi fiscali rispetto al parametro terrorista; informazioni politiche e operative aggiornate sui possibili Paesi-bersaglio (Afghanistan, forse Iraq e Libano); valutazioni attendibili dell'affidabilita' e stabilita' dei diversi membri della coalizione (Pakistan e molti altri).
Le alleanze.
Rispetto a questi obbiettivi, le possibilita' di collaborazione a breve tra servizi d'intelligence Usa e quelli di altri Paesi sono virtualmente infinite. In ambito Nato, Partnership for Peace, Ue ed Echelon (la rete di ascolto elettronica mondiale tra Usa, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda) questa collaborazione esisteva gia' e si sta rafforzando.
Per esempio, se prima i terroristi del Gia potevano sembrare soprattutto un problema bilaterale franco-algerino, adesso le informazioni e lo smantellamento delle loro reti sono un interesse anche per gli Usa.
Il comune avversario favorisce anche combinazioni tattiche prirna piu' difficili da immaginare. Non solo la Russia e diversi Paesi ex-sovietici troveranno orecchie: piu' attente sui collegamenti tra guerriglie islamiste locali e al Qaeda, ma quelli che prima potevano essere considerati movimenti armati di opposizione rischiano di essere classificati come uteriori bersagli.
La Libia, per e.sempio, potrebbe fornire informazioni interessanti nello spirito della distensione con Washington. Israele e' un alleato fondamentale in questa guerra, ma alcune sue informazioni potrebbero venire utiImente incrociate con quelle di suoi avversari, come l'lran. I servizi del Pakistan e dell'Arabia Saudita sanno molto su al Qaeda, ma ci sono dei dettagli, su cui potrebbero essere meno precisi e che invece l'India o persino l'Iraq avrebbero meno remore a scambiare.
A medio termine ci sono diversi sviluppi da osservare: I'emergere di un tavolo permanente di coordinamento di un club di Paesi impegnati nell'antiterrorismo; un nuovo assse di scambio piu' sistematico tra Usa e Russia; il progredire di una intelligence policy europea.
Mentre la creazione di un club dipendera' molto dalla tenuta della coalizione a geometria variabile e dai successi che si mostreranno all'opinione pubblica mondiale, gli altri due eventi sono stimolati dalle conseguenze dell'll settembre, ma hanno radici assai piu' strutturali.
Nella lotta al crirnine organizzato l'americano Fbi e il russo Fsb hanno gia' interessi comuni, nonostante la difficolta' politica della materia; in questo senso la, lotta al terrorismo internazionale costituisce un ulteriore elemento di stabilizzazione della Russia con evidenti vantaggi per la sicurezza e gli interessi statunitensi.
In Europa, invece, esistono gia' strutture istituzionali di scambio e collaborazione in ambito Schengen, Europol e nella divisione Intelligence dello Stato Maggiore europeo, ma i Quindici si stanno gradualuiente rendendo conto che i loro comuni interessi richiedono un'intelligence piu' razionale e meglio finalizzta di quanto non sia a livello nazionale. Si tratta di un campo della sovranita' difficile da condividere, ma necessario se si, vuole dare ancora piu' incisivita' alle azioni comuni nel mondo.
Quale intelligence.
Infine gli eventi hanno chiaramente indicato che il predominio della "Sigint" (Signals Intelligence, cioe' studio delle comunicazioni e spionaggio elettronico) e dei mezzi tecnici di raccolta sulle altre discipline va riequilibrato a favore dell'elemento umano.
Lo ha detto pochi giorni fa Ephraim Halevy, capo del Mossad, e molti suoi colleghi mondiali lo hanno applaudito in silenzio.





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