ROMA
E' ormai prossima la riforma dei servizi segreti italiani, accelerata anche dalla debacle informativa della nostra intelligence al G8 di Genova. Gia' allo studio dei precedenti governi Prodi e D'Alema, la riorganizzazione dei nostri apparati di sicurezza, a piu' di vent'anni dalla legge 801 del 1977, e' alla stretta finale. Il ministro della Funzione Pubblica e sicurezza, Franco Frattini, annuncia che "si fara' entro l'anno".

Garanzie funzionali per gli 007 che compiono missioni sotto copertura, in modo tale da evitare i conflitti di competenza tra poteri e dello Stato e quindi ricorso alla Consulta da parte della magistratura ordinaria come accade nel caso delle intercettazioni, controlli sui bilanci, reclutamento del personale anche nella societa' civile e non solo all'interno dell'amministrazione dello Stato. Oltre al rinnovo totale dei vertici e recupero dei rapporti con le strutture collegate piu' importanti, al momento piuttosto appannati come dimostra la esigua affluenza di segnalazioni degli apparati esteri in occasione del G8.


I due servizi, quello con compiti di controspionaggio, oggi Sismi, e quello delegato alla sicurezza interna, il Sisde, dovrebbero rimanere separati. Un'ipotesi che pero' non trova concorde il generale dei Carabinieri Roberto Jucci, che nel 1997 il presidente del Consiglio Romano Prodi mise alla testa di una commissione con il compito di elaborare una bozza di riforma degli apparati di intelligence.

"La questione e' unica, afferma Jucci all'Adnkronos. Non ci sono barriere all'estero e in Ita1ia e tra i vari reati. Esistono ormai multinazionali del crimine e dunque ci deve essere unicita'.
Una struttura di collegamento deve avere dei poteri effettivi, deve dirigere.
Ma se c'e' questa direzione comune deve esistere un archivio comune. E' inutile che nelle citta' ci siano due centri con perdite di ternpo, di personale, di soldi. Quello che io avevo previsto nella mia bozza di riforma".

A quale modello saranno ispirati i servizi segreti italìani deI futuro?

"Lasciamo stare i modelli stranieri noi dobbiamo tenere conto delle nostre istituzioni, lo scopiazzamento deve essere fatto bene, in funzione di quello che a noi interessa. Adesso l'intelligence e' diversa dal passato, prima avevamo muro di Berlino, adesso e' tutt'altro.
Ci sono la tecnologia, i crimini finanziari, il traffico di droga, 1'immigrazione, armi dl altro tipo, il personale deve avere capacita' diverse".

E il terrorismo?

"Il fenomeno eversivo va combattuto dentro e fuori i nostri confini. Tutto quello che succede in Italia e ha connessioni con l'estero, da sempre. Non si puo' controllare fino alle Alpi e noi affidare l'indagine a qualcun altro".

La bozza di ritorma Jucci prevedeva in primo luogo un controllo politico effettivo dell'attivita' informativa delle due Agenzie in capo presidente del Consiglio con la nomina di un ministro senza portafoglio. Un siluro al Cesis, il comitato coordinamento affidato a un sottosegretario, la cui attivita' di vigilanza sulla condotta degli 007 si era rivelata troppo debole, tanto che le deviazioni, come evidenzio' il primo rapporto al Parlamento sul sistema di informazione e sicurezza del '95 non furono individuate neanche dai ministri competenti. Il ruolo del Cesis dovrebbe essere comunque rivisto. La sua funzione potrebbe infatti essere quella di un organismo con compiti di controllo molto piu' incisivi sulle due strutture.

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