
Per rispondere a questa domanda propongo di esaminare tre documenti:
1. Segretezza e trasparenza
di Umberto Eco
pubblicato su L'Espresso del 21 gennaio 1994L'altro giorno leggevo l'ennesimo articolo sui nostri servizi segreti, e naturalmente apprendevo che sono deviati (il che mi rattristava) e che si esige in proposito maggiore trasparenza (e mi sono fatto le solite quattro risate).
Possibile, mi chiedevo, che politici e giornalisti illustri continuino a parlare di servizi segreti senza aver letto un solo libro di spionaggio? I buoni libri di spionaggio di solito vengono scritti da persone che hanno praticato quest'arte e quindi - se pure inventano vicende - spiegano come funzionano i servizi segreti.
Io, che i libri di spionaggio li leggo (e ricordo che una volta Cossiga mi ha parlato della passione cui li legge lui - e lo si capisce benissimo), ho imparato alcune cose. Anzitutto, ogni paese deve avere dei servizi segreti. Li deve avere, come al solito si dice, per controllare attraverso infiltrazioni o delazioni i gruppi terroristici o il contrabbando armi, ma li deve avere anzitutto per fare (a difesa del paese) del controspionaggio. E perché si deve fare il controspionaggio? -Perché ogni paese fa dello spionaggio. E spero (dico spero bene) che lo faccia anche il nostro paese perché, tanto per dire, se c'è in Libia un signore che è tentato di lanciare dei missili su Lampedusa, è giusto e sacrosanto che ci sia a Tripoli un altro signore che avverte i servizi italiani se per caso vengono costruite nuove rampe missilistiche puntate contro lo Stivale, e con una gittata che permette di raggiungere non solo Lampedusa ma anche Bergamo. Lo spionaggio è una cosa brutta, ma Machiavelli insegna che il Principe, per il bene dello Stato, deve talora fare anche delle cose brutte.
Se i servizi segreti si occupano di infiltrazioni, delazioni e spionaggio non possono e non debbono essere trasparenti. Sono, come dice la parola stessa segreti. Se il Capo dei servizi segreti bandisse sulla Gazzetta Ufficiale un posto per uno spione a Istanbul o per un infiltrato nella Falange Armata, pubblicasse poi il nome del vincitore e rendesse pubblico il bilancio dell'operazione, dovrebbe essere subito fucilato.
Inoltre i servizi segreti hanno un'altra caratteristica. Siccome debbono trovare non solo dei coraggiosi che si infiltrino, ma anche dei delinquenti disposti a tradire i loro complici (e quindi delinquenti doppi), hanno di solito a che fare con gentaglia. Nessuno deve scandalizzarsi: ogni questura usa degli informatori che si vendono per quattro soldi e non si può pretendere che chi si vende per quattro soldi sia un gentiluomo. Chi ha a che fare con gentaglia, o ha una solida moralita' e nervi saldissimi (come si richiede per esempio a un esorcista che parla col Diavolo ogni giorno) oppure soggetto a molte tentazioni ovvero deviazioni. Che cosa chiede un paese civile ai propri servizi segreti? Che non agiscano contro il loro paese . E Cosa si fa se qualcuno agisce contro lo Stato?
Siccome i servizi sono segreti e non possono permettersi di essere trasparenti, il capo dei capi, chiamiamolo Mr. M., decide, sia pure a malincuore, che quel signore che ha deviato verra' ritrovato in un vicolo con una palla nella nuca, o che non tornera' piu' a casa dopo che ha detto alla moglie che usciva a comprare le sigarette, o al massimo se ne parlera' in "Chi l'ha visto"? E' molto triste e non vorrei essere mai Mr. M., ma o si fa così o niente.
Se poi quelle autorita' dello Stato che devono controllare i servizi si accorgono che si trovano troppi agenti in un vicolo, discuteranno in tutta saggezza come suggerire a Mr. M. di dare le dimissioni per motivi di salute, perché evidentemente la situazione gli è sfuggita di mano. Ma Mr. M deve avere un interlocutore (e un controllore) fisso nell'apparato dello Stato (poniamo un ministro), che per ragioni di non trasparenza potrebbe essere persino il Ministro del Tesoro (come accade con l'FBI), e questo ministro deve essere uno che sui servizi la sa lunga.
Ora in Italia i servizi rimangono, ma i ministri cambiano ogni sei mesi, e da cinquant'anni. Quindi il problema non è che i servizi non siano trasparenti, ma è che non hanno mai avuto un interlocutore serio, o si sono sempre trovati di fronte controllori che arrivavano freschi freschi a controllare qualcosa di cui non capivano nulla. E' naturale che se la gatta è fuori i topi ballino, e se fossi Mr. M. sarei naturalmente incoraggiato a non spiegar nulla alla recluta che arriva a controllarmi, anzi, sarei tentato di inguaiarla proponendole qualche vantaggio a cui non avrebbe diritto. Santa pazienza, Mr. M. non è un santo, e la tentazione di controllare i propri controllori è cosa umanissima.
Quindi il problema non è di trasparenza, ma di competenza di chi dovrebbe controllare un lavoro che per definizione non è trasparente. I servizi segreti sono instabili perché i governi non sono stabili.
2. Lettera al Senatore Massimo Brutti
del Gen.(ris) Giuseppe Caprioglioin data 13 febbraio 1996
Voglio subito precisare che l'intenzione di indirizzarle questa lettera è soltanto quella di esprimere un contributo di critica costruttiva e di collaborazione sincera ai responsabili del controllo di un settore, del quale ritengo di avere sufficiente conoscenza organizzativa ed esperienza operativa.
La circostanza che ha sollecitato questa intenzione è stata la sua partecipazione a due trasmissioni, una televisiva del 31 gennaio, altra radiofonica del 6 febbraio, al termine delle quali confesso di non aver compreso il significato della sua presenza. Per contro sono stato colpito da un senso di sdegno nell'ascoltare il conduttore del servizio televisivo che parlava di "bassi servizi" e di"007 alla matriciana" (ma è ricorrente costume di costui anteporre l'insulto e lo scherno all'analisi dei problemi) e da un senso di disagio nel vedere successivamente apparire la sua immagine - e quella del Senatore Ramponi, che ricordo con amicizia e stima - senza reazione alcuna.
Voglio sperare che lei, Senatore, non si consideri il Presidente di un Comitato per i bassi servizi. Io, comunque, intendo rivolgermi al Presidente del Comitato Parlamentare per i Servizi di informazione e di sicurezza e per il segreto di Stato.
Lascio a lei la valutazione dei "bassi servizi" mentre da parte mia sento di poterle assicurare che il personale del SISMI, al quale sono orgoglioso di aver appartenuto dal 1982 al 1993, comprende nessun "007 alla matriciana" ma soltanto donne e uomini con le qualita' ed i caratteri della nostra gente; persone che si sentono Istituzione dello Stato, che lavorano in silenzio sapendo che mai avranno riconoscimenti per cio' che di buono avranno fatto per la sicurezza dello Stato, che soffrono in silenzio per gli insulti che ricevono, senza possibilita' di difesa quando viene loro imputato il male che non hanno fatto; persone che comunque chiedono rispetto perche' operano con disciplina ed onore; non e' questo, un certificato di garanzia ne' tanto meno una ricetta di infallibilita', e' semplicemente impegno personale ed obbligazione morale ad osservare l'articolo 54 della nostra Costituzione che altri in questi anni hanno dimenticato e forse tradito.
Sono considerazioni che avevo gia' espresso in altra circostanza alcuni mesi or sono e che oggi esprimo a lei con passione e vigore.
In entrambe le trasmissioni, tuttavia, lei ha fatto una affermazione: occorre cambiare gli uomini e le regole.
E' una sua valutazione e forse anche le compete, ma espressa in quel contesto nella sua qualita' di Presidente del Comitato Parlamentare e' suonata come accusa palese ai Servizi di sicurezza, che forse non sono coinvolti nelle vicende discusse, almeno nei termini di illegittimita' evidenziati.
Ritengo che chi ha la funzione di tutela dei Servizi, sia essa di direzione e di coordinamento, sia essa di controllo, abbia il dovere morale e politico di tenere in considerazione nelle sue valutazioni anche cio' che all'opinione pubblica non appare e non puo' apparire ossia il bilancio complessivo degli impegni assolti per la sicurezza dello Stato.
Non si tratta, a mio avviso, solo di cambiare gli uomini o le donne nella speranza di recuperare efficienza, quanto piuttosto ridisegnare gli obiettivi per meglio garantire la sicurezza dello Stato e quindi dei cittadini.
I Servizi di informazione e sicurezza hanno bisogno di direttive politiche specifiche, di precisi obiettivi da conseguire, di sostegno e di coordinamento politico, non solo tecnico amministrativo di controllo politico, non giudiziario, con le modalita' che gli organi politici vorranno determinare. I Servizi non vogliono e non possono sottrarsi alla direzione politica, intesa in tutti i suoi significati ed implicazioni. I Servizi sollecitano l'iniziativa politica consci della difficolta' e dei pericoli che derivano dal dover operare sulla base solo di principi generali e di criteri generici. I Servizi non possono inventarsi gli obiettivi in assenza di indicazioni politiche. E d'altra parte, quali possono essere i criteri del controllo se mancano i riferimenti delle direttive politiche e degli obiettivi di sicurezza da conseguire? In sostanza prima del controllo vi deve essere il "governo" dei Servizi.
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Spero di averle fornito utili indicazioni per convincerla, come sono convinto io, che gli appartenenti ai Servizi sanno di rappresentare uno strumento indispensabile ed insostituibile nella direzione politica dello Stato; sono consapevoli che ad essi compete - e solo ad essi - fare tutto cio' che non e' possibile fare altrimenti per la sicurezza dello Stato. In silenzio con disciplina ed onore.
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Per proporle un'iniziativa che in conclusione esporro' cito un passo della prefazione al saggio "Intelligence strategica per la sicurezza nazionale", curato e pubblicato nel 1989 dalla Princeton University: "piaccia o no l'efficienza dell'intelligence statunitense dipende da come il problema viene risolto sul piano politico. Se la gente non conosce i fattori che determinano se l'intelligence e' efficace, come funziona, o quali nuovi sviluppi rendono l'attivita' intelligence piu' difficile ed onerosa, e' poco probabile che il sistema politico americano risponda fornendo le necessarie risorse per affrontare nuove sfide. Qualsiasi piano intelligente puo' fallire a causa di una programmazione non accurata o perche' ci sono state delle compromissioni, ma nessun piano intelligente con fondi insufficienti ha mai avuto successo. Così mentre molti si chiedono se sia possibile dibattere pubblicamente i problemi intelligence, noi poniamo la questione in modo diverso: se un governo democratico vuole avere un servizio informazioni efficace, questi problemi devono essere discussi pubblicamente. L'obiettivo e' di mettere in grado chiunque sia interessato ai problemi della sicurezza nazionale di comprendere le questioni attuali dell'intelligence e di decidere come devono essere affrontate".
Non ritiene, Senatore, che la logica di queste affermazioni debba essere attentamente valutata, analizzata e, se del caso, tradotta in azioni cocncrete di studio e di informazione? Non e' questo il modo piu' efficace e politicamente piu' redditizio di affrontare i problemi della sicurezza, dei Servizi di informazione del controllo politico dell'attivita' intelligence?
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Giuseppe Caprioglio
3. Dal "Libro Bianco" della Difesa
pubblicato nell'aprile 2001L'INTELLIGENCE
L'insieme delle missioni e dei compiti menzionati è effettuabile con successo soltanto quando si dispone di un'intelligence all'altezza delle sfide e dei rischi del nuovo millennio a base di partenza di quest'attivita' non puo' che essere nazionale, ma come il soddisfacimento dei propri interessi deriva dalla capacita' di saperli inserire ed integrare nel piu' vasto contesto di quelli collettivi, così la qualita' delle informazioni disponibili dipende oggi in larga parte dalla qualita' della collaborazione con i partner e gli alleati.
L'intelligence è uno strumento non convenzionale impiegato nelle relazioni internazionali per proteggere e promuovere l'interesse nazionale nel suo complesso, anche nell'ambito di alleanze. Essa è sostanzialmente basata su un ciclo rigoroso di ricerca, trattamento e distribuzione delle informazioni, ad alto valore aggiunto, ritenute rilevanti per la decisione politica dell1esecutivo e per la sicurezza del Paese.
Questo tipo di attivita' deve disporre di: personale altamente qualificato, avanzati sistemi di elaborazione dei dati, moderne comunicazioni protette e sensori diversificati e sofisticati per la raccolta d'informazioni, leggi e fondi adeguati. Una maggiore attenzione politica quotidiana all'intelligence ed alla selezione del personale, aperta ed ancora piu' rigorosa, sono funzionali a questi obiettivi.
Il responsabile politico deve ottenere dall'intelligence un quadro il piu' possibile completo, preciso ed integrato dei diversi rischi. La natura del quadro strategico e della sicurezza multidimensionale richiede l'individuazione e l'analisi non solo di rischi tradizionali e divergenze d'interessi politico-economici, ma anche di complessi fenomeni transnazionali, che incidono tanto sulla gestione di una crisi quanto sulla sicurezza e sul benessere dei cittadini italiani ed europei.
L'utilizzo in sinergia dei risultati delle attivita' d'intelligence e delle attivita' investigative di polizia (ugualmente legittime, necessarie, insostituibili e complementari, pur se nettamente distinte per obiettivi, facoltà, vincoli e modalita' operative) appare utile.
L'INTELLIGENCE TECNICO-MILITARE
All'interno di questo quadro, l'intelligence tecnico-militare ha il compito primario di assicurare informazioni tempestive e precise su attivita', capacita', piani, intenzioni dei possibili avversari, nonché di apprendere ogni notizia utile riguardo agli sviluppi della crisi in esame. Senza queste informazioni non sono possibili in ambito militare ne' la garanzia della sicurezza del Paese e degli interessi nazionali, ne' la gestione delle crisi, ne' l'impostazione efficace di programmi di modernizzazione dello strumento militare.
Nel contesto della rivoluzione dell'informazione, l'intelligence è un moltiplicatore essenziale delle forze in campo. L'informazione nei suoi vari aspetti non è piu' considerata un semplice sostegno all1azione, ma uno strumento per arrivare a prevalere sull1avversario, influenzandone la stessa sfera conoscitiva e decisionale e predeterminando, così, o rendendo inutile uno scontro armato.
La disponibilita' di un'intelligence credibile è indispensabile per assumere in modo coerente e saldo la guida di operazioni multinazionali, come per esempio nell'operazione Alba in Albania.
INTELLIGENCE E CAPACITA' EUROPEE
Mentre nel quadro atlantico esiste un collaudato meccanismo di scambio delle informazioni e si puo' contare sull'abbondanza di mezzi ed operatori d'intelligence dell'alleato statunitense, in quello europeo il peso del Paese sara' determinato anche dalle sue concrete capacita' nel settore specifico. L'intelligence servira' sia a definire l'evoluzione dell'architettura della futura struttura militare europea comune, sia nel fornire un completo quadro di situazione delle crisi in cui la NATO non intervenga.
Con la progressiva realizzazione della PESD, si rendera' sempre piu' necessario un efficace e fluido meccanismo di scambio e messa in comune delle informazioni dei vari Paesi a beneficio delle istanze decisionali europee. Si tratta di un'evoluzione che richiedera' volonta' politica e fiducia tra tutti i partner, ma i cui effetti sono fondamentali per la corretta gestione delle future operazioni di pace a guida europea.
LA RAZIONALIZZAZIONE DELL'INTELLIGENCE
Sul piano nazionale, la legge n.25/97 (c.d. Legge dei Vertici), ed il relativo regolamento d'attuazione hanno posto le basi per l'unificazione e la razionalizzazione dell'intelligence tecnico-militare.
Il CSMD, in quanto comandante operativo, ha adesso una responsabilita' diretta in materia di ricerca informativa e sicurezza di natura tecnico-militare e percio' dispone di un1adeguata struttura di supporto.
LE NUOVE ESIGENZE E CONDIZIONI
Bisogna tuttavia notare che l'intelligence tecnico-militare non è piu' quella tipica della Guerra Fredda, in cui ci si concentrava sulle capacita' e sulle forze di un avversario relativamente stabile e ben conosciuto. In tutte le missioni i comandanti delle forze italiane si sono trovati di fronte alla necessita' di una gamma d'informazioni molto piu' ampia per assolvere la missione e proteggere le proprie forze ed i civili.
Inoltre le attivita' d'intelligence tecnico-militare dovranno tenere sempre piu' conto delle possibili interazioni con nuovi attori, rispettando opportune regole di comportamento con i fornitori commerciali d'intelligence, con organi globali quali l'ONU e con le ONG.
Nel breve-medio periodo sara' quindi necessario avviare una riflessione approfondita sul concetto d'intelligence tecnico-militare e sulla definizione di meccanismi di collegamento e scambio informativo tra i servizi d'intelligence militare a livello internazionale, anche attraverso programmi di acquisizione di specifici sistemi. Un importante centro di analisi e fotointerpretazione multinazionale, ora in via d'incorporazione nella UE, è il Centro Satellitare della UEO, situato a Torrejon de Ardoz (Spagna).
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Quesiti pervenuti: Quesito n. 1-2-3 Quesito n. 4-5 Quesito n. 6 Quesito n. 7 |
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