Generale e Ambasciatore
Amedeo Guillet

Dopoguerra

Alla fine delle ostilità, dopo la sconfitta della monarchia e la vittoria della Repubblica nel Referendum del 1946, Guillet fedele al proprio giuramento di militare verso la Corona dei Savoia, rassegnò le proprie dimissioni dall'Esercito Italiano. Presentandosi al Re Umberto II e manifestandogli la sua intenzione di abbandonare il Paese, fu tuttavia sonoramente redarguito perchè il Re gli ricordò che prima della casa reale veniva l'Italia e la sua indipendenza.
Laureatosi in Scienze Politiche, Amedeo Guillet partecipò e vinse il concorso per la carriera diplomatica nel 1947. Nel 1950 venne destinato, come Segretario di legazione, all'Ambasciata del Cairo. Nel 1954 fu nominato Incaricato d'Affari nello Yemen (dove il figlio del vecchi Imam lo accolse calorosamente dicendogli: "Ahmed finalmente sei tornato a casa!"); nel 1962, nominato Ambasciatore, fu ad Amman, dove il Re Hussein di Giordania era solito cavalcare insieme a lui e tributargli l'appellativo di "zio" (che nella cultura araba è espressione di massima deferenza e, al contempo, di familiarità).
Nel 1967 è Ambasciatore in Marocco. Durante un ricevimento ufficiale, coinvolto in una sparatoria causata da un tentativo di colpo di stato, con la sua esperienza militare riuscì a mettere in salvo alcuni rappresentanti diplomatici che erano rimasti sotto il fuoco. La Repubblica Federale di Germania gli concesse, per l'atto di salvataggio del proprio Ambasciatore, la Gran Croce con stella e striscia dell'Ordine al Merito della Repubblica. Nel 1971, fu inviato come Ambasciatore d'Italia in India, entrando ben presto nel ristrettissimo entourage dei confidenti del Primo Ministro Indira Gandhi. Nel 1975, con il collocamento a riposo per limiti d'età, concluse la sua carriera diplomatica.
In un articolo dedicato all'avventurosa esistenza di Amedeo Guillet, il celebre giornalista Indro Montanelli scrisse (pressapoco): "il Comandante Diavolo, per poter continuare indomito le sue diavolerie, oggi vive in Irlanda, dove i cavalli sono a buon costo e vi sono ampi spazi per poterli cavalcare; e a 90 anni suonati, con nessun osso del corpo al posto giusto, egli monta ogni santo giorno..."
Nel 2000, al seguito dello scrittore Sebastian O'Kelly, si è recato in Eritrea nei luoghi che lo avevano visto giovane Tenente alla testa delle Gruppo Bande Amhara. Venne ricevuto all'Asmara dal Presidente della Repubblica eritrea con gli onori riservati ai capi di stato.
Il 2 novembre 2000, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferisce ad Amedeo Guillet la Gran Croce dell'Ordine Militare d'Italia, massima onorificenza militare italiana.
Amedeo Guillet vive in Irlanda dove tutt'ora si dedica, sebbene la veneranda età, alla sua più grande passione: i cavalli.

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