LA NUOVA GUERRA FREDDA
dell'agosto 2008

guerra fredda

Dietrofront di Mosca
Il piano russo: atomiche nel Baltico
Il Cremlino intende dislocare le testate nell' area di Kaliningrad
La minaccia nucleare portata nel cuore della Nato e dell' Europa
La minaccia russa sembrava tramontata dopo le rassicurazioni Usa sullo scudo spaziale

Appello Usa al presidente Medvedev per «riprendere in mano» la situazione a Mosca, ridimensionando i falchi.

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MOSCA - Missili nucleari russi nel cuore dell' Europa, tra la Polonia e la Lituania. Potrebbe essere questa la prossima mossa della Russia che sembra orientata in questi giorni verso una logica che sa sempre più di Guerra Fredda. E che fa tornare in mente l' epoca degli euromissili. Le indicazioni che erano giunte negli ultimi giorni da Mosca sarebbero state confermate al Sunday Times da un' alta fonte militare russa. Il piano, secondo il settimanale britannico, prevede di dotare di armi nucleari sottomarini, missili e bombardieri stanziati nell' enclave di Kaliningrad, la ex Prussia Orientale, che si bagna nel Mar Baltico. La minaccia di riarmare questa regione era già stata formulata varie volte dal Cremlino, ma sembrava tramontata dopo le rassicurazioni di Washington sullo scudo spaziale. In particolare erano stati garantiti ai russi l' accesso e la possibilità di ispezionare i siti in Polonia e nella Repubblica Ceca. Inoltre Washington ha promesso di non rendere operativi i missili intercettori fino a quando l' Iran non testerà un missile con la capacità operativa di raggiungere gran parte dell' Europa Occidentale. Ma gli eventi di questi ultimi giorni, la crisi in Georgia e la decisione di Varsavia di accettare i missili americani sul suo suolo, avrebbero convinto i russi a muoversi nuovamente su Kaliningrad. Già un mese fa l' ex capo di Stato Maggiore delle forze strategiche Viktor Yesin aveva spiegato che nell' enclave si sarebbero potuti spostare «sistemi di missili Iskander e bombardieri». Gli Iskander sono vettori in grado di colpire bersagli a una distanza tra i 50 e i 400 chilometri e di portare testate nucleari. Ovviamente missili con una gittata così breve sarebbero assai più difficili da intercettare di quelli strategici. Gli Iskander hanno una portata di 480 chili e possono essere installati su camion a quattro assi estremamente mobili. Si tratta di missili assai accurati (la traiettoria può essere corretta in volo) su cui possono operare solo tre addetti. Se il piano andrà avanti, comprenderà con ogni probabilità anche la creazione di nuove basi in Bielorussia, come hanno più volta detto gli esperti di Mosca. La repubblica bielorussa, denuclearizzata dopo lo scioglimento dell' Urss, si trova tra la Russia e la Polonia. I missili a Kaliningrad, come ebbe a spiegare un anno fa l' allora ministro della difesa Ivanov, sarebbero parte della «risposta asimmetrica ed efficiente» che i tecnici del Cremlino hanno in mente. Già nel 2001 gli esperti americani fecero filtrare al Washington Post la notizia che la Russia aveva segretamente iniziato a spostare armi nucleari tattiche nella regione di Kaliningrad, sistemandole nel deposito della base navale. Mosca smentì l' indiscrezione, sostenendo che il Baltico rimaneva una zona denuclearizzata. Le indiscrezioni sul piano per i missili a Kaliningrad, come le minacce contro la Polonia, stanno rendendo sempre più tesi i rapporti tra la Russia e gli Stati Uniti. Ieri il segretario alla Difesa americano Gates ha lanciato un appello al presidente Medvedev a «riprendere in mano» la situazione a Mosca, ridimensionando i falchi. «Vorremmo che coloro che in Russia hanno voglia di guardare al futuro, gente come Medvedev, iniziassero ad esercitare una maggiore influenza e mettessero sotto controllo la retorica di determinati personaggi». Il riferimento era al vice capo di Stato Maggiore Nogovitsyn che aveva minacciato i polacchi di ritorsioni nucleari. Le sue, comunque, erano state per Gates «dichiarazioni puramente retoriche». L' ex capo della Cia ha aggiunto con fermezza: «La Russia non lancerà missili nucleari contro nessuno. I polacchi lo sanno benissimo e lo sappiamo anche noi». * * * All' origine della decisione La crisi in Georgia e la decisione di Varsavia di accettare i missili Usa avrebbero indotto i russi a riarmare Kaliningrad, nella ex Prussia orientale, affacciata sul Baltico

Dragosei Fabrizio

Pagina 002/003
(18 agosto 2008) - Corriere della Sera

guerra fredda




Guerra fredda Carlo Jean ricostruisce la vicenda di Comiso negli anni 80
Quando la crisi dei missili coinvolse l' Italia
«Così il Pci decise di non creare problemi»

ROMA - L' altra volta che scoppiò una crisi dei missili l' Italia fu coinvolta in pieno. «Furono installati 24 Cruise americani nella base di Comiso», ricorda il generale Carlo Jean, che era il capo del reparto del ministero della Difesa cui spettava il controllo delle infrastrutture Nato. «I lavori per la costruzione dei bunker cominciarono nel 1983. Contemporaneamente si diede inizio anche alla realizzazione di 450 unità abitative destinate a ospitare i militari. In quell' anno divenne ministro della Difesa Giovanni Spadolini, il quale ogni tanto mi chiedeva di aggiornarlo sull' avanzamento dei lavori». I primi missili Cruise arrivarono a Comiso nel 1985. Il socialista Lelio Lagorio ha ricordato tempo fa un interessante retroscena di come l' Italia accettò di accoglierli sul proprio territorio. L' Unione Sovietica aveva installato i suoi SS20 e 23 modificando l' equilibrio strategico. L' America voleva rispondere piazzando i Cruise e i Pershing in Europa. «Fu Francesco Cossiga - secondo Lagorio - a condurre in porto l' operazione. Venne da noi socialisti e ci propose un accordo». Il Psi di Craxi ci vide la grande opportunità di assumere un ruolo determinante. Lagorio divenne ministro della Difesa con il compito di concludere, in gran segreto, tutti gli accordi. A cose fatte, ne diede l' annuncio il 7 agosto 1981 durante la riunione del Consiglio dei ministri, cogliendo di sorpresa anche Spadolini che era appena diventato capo del governo. Nella memoria di Lagorio, quella giornata è rimasta impressa per due episodi particolari. «Prima di tutto ricordo che il Pci, a parte il disappunto, se la prese molto per il fatto che avevamo dissacrato una data importante come la vicinanza con l' anniversario della bomba atomica sganciata su Hiroshima il 6 agosto. L' altro episodio è piuttosto divertente perché il Tg1 della sera diede la notizia dei missili a Comiso con una clamorosa gaffe: collocò Comiso in Sardegna corredando il servizio con immagini di nuraghi e greggi di pecore al pascolo nelle campagne». Comiso fu scelta perché, racconta il generale Jean, «era una zona del demanio utilizzata durante la Seconda guerra mondiale, abbastanza isolata». Secondo Lagorio, nonostante Berlinguer avesse dichiarato di sentirsi più sicuro sotto l' ombrello della Nato, «il Pci fece marcia indietro e si pose dalla parte dell' Unione Sovietica». Una tesi che non convince il generale Jean, secondo cui, «il Pci fu sostanzialmente d' accordo, non poteva dichiararlo apertamente, la sua base non avrebbe capito, ma non creò problemi eccessivi».

Nese Marco

Pagina 2
(18 agosto 2008) - Corriere della Sera




15 febbraio 2005.
Gent.mo Generale Franzosi, soltanto di recente ho avuto la possibilita' di consultare le sue pagine web ed ho visto il rilievo che tanto cortesemente la sua rivista on-line ha creduto di potermi riservare.
Le sono molto grato per l'attenzione. Gli anni di "Rivista Militare" - quando assieme a lei stavo dietro come potevo alle nostre questioni di difesa - sono ormai lontani e il quadro generale non e' piu' quello.
Ma mi auguro che qualcosa della semina di allora sia rimasta.
Sono lieto di questo nuovo incontro e la saluto cordialmente,

Lelio Lagorio

Signor Ministro,

il ricordo del passato mi ha scosso con così robusto risveglio che mi ha riportato alla memoria il “1982 ANNO DEL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI”, il libro che Lei, col Generale Umberto Cappuzzo, mi fece preparare per commemorare l’eroe del quale molti ufficiali, per colpevole preparazione, “si vergognavano un poco”.

Fu una grande novità per molti, un germe per me e per tanti altri, tanto che risvegliò una profonda rivoluzione interiore della quale portiamo ancora il segno, perchè Garibaldi cambiò sostanzialmente gli ordini militari.
Rappresentò nei “due mondi” la vera originalità del pensiero militare italiano, della quale Lei ci ha insegnato ad essere fieri.

Oggi il nostro è un esercito di volontari, nel quale purtroppo si pensa sempre meno a Garibaldi. Se mi permette, vorrei pubblicare su INTERNET il discorso che Lei pronunciò il 15 aprile 1981 per la presentazione dell’anno del Generale Giuseppe Garibaldi.

Signor Ministro, La ricordiamo in molti, con la persistenza del passato nel presente; le Sue idee hanno avuto la potenza di sollevare uno strato storico, scatenando l’energia del vero spirito militare.

Pier Giorgio Franzosi


"SOCIALISMO TRICOLORE"

E’ opinione diffusa fra gli studiosi e i commentatori politici, soprattutto di relazioni internazionali, che nei primi Anni Ottanta emerse un’Italia di tipo nuovo: uno Stato capace di qualche energia con una incipiente coscienza di un ruolo italiano da esercitare nella politica internazionale, con un risveglio di valori e traguardi nazionali che sembravano perduti o dispersi dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale. A questo “nuovo corso” della politica italiana è opinione diffusa fra gli analisti politici che un significativo contributo venne dal ministero della Difesa affidato, per la prima volta nella storia del nostro paese, a un esponente socialista.

Ministro della Difesa dal 4 aprile 1980 al 4 agosto 1983, il socialista Lagorio perseguì alcuni obiettivi che vennero comunicati al Parlamento poche settimane dopo l’assunzione dell’incarico:


Sul piano strategico, dove le relazioni Est-Ovest erano allora particolarmente incandescenti:


I primi Anni Ottanta sono gli anni della grande sfida degli euromissili, del terrorismo che aggredisce anche uomini, impianti e simboli militari, delle prime spedizioni militari all’estero dopo la fine della seconda guerra mondiale, con una flottiglia della Marina in Mar Rosso e una brigata dell’Esercito in Libano. Sono gli anni del devastante terremoto nell’Italia del Sud, della lotta politica interna portata a livelli di notevole asprezza (il PSI aveva contribuito in modo determinante alla rottura del quadro politico del “compromesso storico”) e di accesissime polemiche proprio sugli obiettivi e la gestione della Difesa. E’ anche il tempo dello scandalo della P2, che coinvolse alcuni settori del mondo militare, e del caso Ustica. Lo scandalo della P2 per quanto riguarda la Difesa venne rapidamente risolto, il caso Ustica invece emergerà in tutta la sua complessità soltanto nella seconda metà del decennio.

Il ministro socialista riuscì a fronteggiare gli eventi e a tener fede al programma annunciato nonostante le eccezionali difficoltà di quel tempo. Fu sostenuto sempre dal presidente Sandro Pertini che dal Quirinale non gli ha mai lesinato il suo appoggio anche nei momenti più accidentati. Il programma presentato alle Camere fu realizzato integralmente, ad eccezione dell’ingresso delle donne nelle forze armate. Su quest’ultimo punto si registrò una tenace opposizione di vasti settori pacifisti e no, del mondo cattolico e della sinistra comunista ed estrema che a quel tempo consideravano il servizio militare femminile una inaccettabile concessione al maschilismo e alla concezione militarista della società. Tale opposizione non venne superata anche perché mancò il tempo. Il Parlamento fu infatti sciolto con un anno di anticipo rispetto alla sua scadenza naturale.

I risultati del lavoro svolto alla Difesa si videro in Parlamento – dove vennero approvate decine di leggi innovatrici e di riforma attese da lungo tempo – e nell’ambito NATO, dove il consiglio dei ministri europei della Difesa affidato alla presidenza del ministro italiano dette un consuntivo giudicato positivo nelle capitali atlantiche (1982). Lagorio a quel momento aveva già stabilito buone relazioni personali con i principali esponenti degli Stati alleati (dall’Inghilterra alla Francia, dalla Germania alla Spagna) e con la Jugoslavia del dopo-Tito e aveva intessuto una rete di contatti amichevoli con vari paesi del bacino mediterraneo, nel Vicino Oriente, in Egitto e nel Corno d’Africa. L’America - dove Lagorio si era recato due volte e dove nei colloqui riservati con l’establishment americano aveva avuto modo di illustrare il significato della imminente svolta politica italiana con l’avvento di un premier socialista - propose allora il ministro italiano come mediatore nell’annoso contenzioso greco-turco che indeboliva l’ala meridionale dello schieramento occidentale. Il primo ministro greco Papandreu dette sùbito la sua adesione, ma l’iniziativa non ebbe sviluppi solo perché il governo italiano rassegnò le dimissioni con le elezioni politiche del 1983. La proposta americana non fu più rinnovata.

In Italia si parlò in quel tempo di “socialismo tricolore”, vista la considerazione che, tramite le iniziative del ministro della Difesa, il partito socialista riservò allora a valori e ideali della tradizione risorgimentale e patriottica. Fin dal momento del suo ingresso al ministero, Lagorio volle dare un segnale di cambiamento modificando il consueto cerimoniale di saluto che prevedeva una visita rituale al Milite Ignoto. Prima di tale visita, che fu tuttavia organizzata con maggiore solennità, il nuovo ministro volle rendere omaggio al monumento che a Palidoro, nella campagna romana, ricorda il sacrificio del brigadiere dei carabinieri Salvo D’Acquisto e si recò alla Fosse Ardeatine e a Porta San Paolo dove reparti dell’esercito italiano e volontari romani difesero Roma dopo l’8 settembre 1943. Il nuovo cerimoniale non è però entrato nella consuetudine di tutti i successivi ministri della Difesa. In séguito ebbero particolare risonanza alcuni eventi voluti dal nuovo ministro: il raduno dei paracadutisti a Livorno dove Lagorio, rivendicata la sua fede socialista, esaltò i coraggiosi della divisione “Folgore” caduti a El Alamein e l’incontro di Alessandria con i reduci di Russia della divisione “Ravenna”, la manifestazione a Trento per celebrare Cesare Battisti, la grande assemblea di San Pellegrino in omaggio alla divisione “Acqui” immolatasi a Cefalonia. Fece notizia, raccolta in particolare dalla stampa estera, la corona di fiori che il ministro volle deporre in un piccolo cimitero di guerra austriaco sul Carso, lo stesso giorno (4 Novembre) in cui l’Italia, da lui rappresentata, rendeva onore a Redipuglia ai caduti italiani della 3.a Armata del Duca d’Aosta. Allo stesso modo venne registrato con significativa sottolineatura il raduno a Medea, nella valle dell’Isonzo, delle rappresentanze diplomatiche e militari dei 22 paesi che nella Grande Guerra si erano trovati su fronti contrapposti. In quella occasione, per la prima volta, nonostante la grande frattura della “guerra fredda”, picchetti in armi degli eserciti dell’Est europeo furono fianco a fianco coi reparti militari dell’Occidente. Particolare risalto ebbe infine l’iniziativa del ministero della Difesa che proclamò il 1982 – primo centenario della morte dell’Eroe dei Due Mondi - “Anno del Generale Garibaldi” e promosse una serie capillare di manifestazioni in tutta Italia per rievocare il vittorioso patriota che aveva costruito l’unità italiana legandola ad una prospettiva di progresso democratico e sociale. In tale quadro, nel maggio 1982, a Palazzo Barberini, in Roma, si tenne un alto convegno internazionale di studi “Garibaldi generale della libertà” i cui atti sono stati raccolti in volume.

Sempre nel 1982, in novembre, fu organizzata a Firenze nell’aula magna della Scuola Sottufficiali dei Carabinieri una assemblea nazionale per affrontare i temi dell’identità italiana . Il raduno, che ebbe una buona eco sulla stampa, era stato intitolato “Forza Italia”.

Fra il 1982 e il 1983 le cronache politiche riferirono la voce che in qualche ambiente politico era stata presa in considerazione la candidatura del ministro della Difesa a Presidente del Consiglio dei ministri.

L'azione del ministero della Difesa entrò a lungo nel mirino dei gruppi terroristici che la condannarono aspramente più volte nei loro accesi documenti sulla strategia del "partito armato" e sulla lotta all'imperialismo. Contro il ministro fu organizzato un attentato che venne però sventato dalle forze di sicurezza e dalla magistratura che ordinò una serie di arresti a Firenze. Gli indagati si dichiararono "prigionieri politici" e appartenenti al "comitato toscano delle Brigate Rosse" (testimonianza del magistrato Tindari Baglione alla Commissione parlamentare Stragi - presidente Pellegrino - 21 marzo 2000)



Home Page