Povera "Rivista Militare"
ha compiuto 150 anni e anche il Re d'Italia
la considerava per le sue opinioni.
Ora e' caduta in basso.

Aria fritta
Giovanni Bernardi, 24 settembre 2007

Sul numero di luglio-agosto della Rivista Militare il capo di stato maggiore dell’esercito generale Filiberto Cecchi (che il 14 settembre ha terminato il mandato e ha ceduto l’incarico al generale Fabrizio Castagnetti) ha pubblicato un articolo da titolo ‘La via italiana al peacekeeping’. L’articolo è stato ripreso da Limes online che lo ha pubblicato il 4 luglio, battendo sul tempo la distribuzione di Rivista Militare in edicola.
Al generale Cecchi ha replicato (sempre su Limes online) il generale Fabio Mini, ribattendo le idee del collega, l’11 settembre. Controreplica del generale Cecchi il 19 settembre. A questi, criticandoli, si è aggiunta anche la voce del generale Gianalfonso D’Avossa dalle colonne del quotidiano Libero. Pagine di Difesa, su segnalazione della redazione di Limes online, ha ripubblicato i primi due interventi, ritenendoli (per i nomi degli autori) di un certo interesse per i lettori.
Non so qual è la rapidità di distribuzione della Rivista Militare e quindi non so quando è arrivata in edicola; so invece che a un abbonato ‘ad honorem’ il numero di luglio-agosto è arrivato a metà settembre. Se l’articolo del generale Cecchi è stato pubblicato online il 4 luglio, allora o Limes online è velocissima o il generale Cecchi ha scritto per Limes e poi ha dato il pezzo anche a Rivista Militare. Il secondo caso non voglio nemmeno prenderlo in considerazione, perché non è credibile che un capo di SM si avvalga in via prioritaria di una testata esterna quando ne ha una propria. Nel primo caso sono portato a pensare che Rivista Militare stia soffrendo di una specie di crisi di autorevolezza e ha bisogno di un’altra testata-amplificatore.
Comunque, non capisco l’articolo del generale Cecchi. Da un capo di SM al termine del mandato mi sarei aspettato un ponderoso articolo (pubblicato solo su Rivista Militare) che, come una relazione finale, spiegasse ai contribuenti come ha speso i loro soldi e come ha impiegato le risorse per assolvere il compito. Il generale Cecchi lo avrebbe potuto fare in modo eccellente e convincente. In primo luogo perché, pur non conoscendolo personalmente, ne ho sentito parlare come serio e degno servitore dello Stato. In secondo luogo, perché ha maturato una considerevole esperienza come comandante operativo di vertice interforze. Quindi, le cose le ha viste bene dall’alto per molto tempo.
Mini invece lo conosco da una ventina d’anni. Uno splendido ufficiale e uno splendido bersagliere, che mi ha detto una volta: “Devo tutto all’Esercito”. Lo ammiro per questo e per quello che ha saputo fare e per quello che ha saputo dire e scrivere. E nessuno è riuscito a ‘trombarlo’ per le cose che diceva e scriveva ed è arrivato a generale di corpo d’armata perché aveva l’anima che lo guidava e ha sempre creduto in quello che faceva. Ma (Fabio non te la prendere) l’intervento ‘bersaglieresco’ contro il generale Cecchi mi è sembrato una caduta di stile. In fondo quello che vi siete scritti ve lo potevate dire vis-à-vis, senza coinvolgere le folle (e i frequentatori del forum di Pagine di Difesa). Tra l’altro, su un argomento che mi sembra piuttosto ‘leggero’.
Dai generali (quelli veri, non quelli ‘di cartone’ come me) mi aspetto che si scriva e si dibatta su questioni molto più pesanti, come la visione strategica delle forze armate italiane, le nuove forme di guerra, l’evoluzione della tattica e altro. Mi aspetto che tutto questo venga comunicato a chi paga le tasse (e ha voglia di informarsi) sulle testate istituzionali (Rivista Militare, Rivista Marittima, Rivista Aeronautica…) e non chiedendo l’ausilio di Limes, che, per quanto autorevole, è pur sempre una testata non-istituzionale. Abbiamo proprio bisogno del ‘civile’ per farci ascoltare?
Generali, parliamo di cose serie. Se venite a parlarci di cose toste, come la guerra moderna e la guerra futura vista da un generale, come il compito assegnato alle forze armate o alla specifica forza armata, come i soldi spesi per assolvere il compito, come gli armamenti e gli equipaggiamenti necessari ai reparti per assolvere il compito, vi leggiamo e vi ascoltiamo. Se però ci scrivete di argomenti fatui come ‘La via italiana al peace-keeping’, vi leggiamo per farvi un piacere, ma non pensiate che l’argomento ci dia particolare soddisfazione.
Il popolo di Pagine di Difesa, che non ho inventato io ma si è creato da solo e si esprime nel forum, ha bisogno di ‘facts and figures’ (fatti e numeri), non di aria fritta.

Home Page