UN DOCUMENTO ECCEZIONALE
(il film RAI del 1956)

Nel 1956, tra la fine del primo e l'inizio del secondo anno d'Accademia degli allievi del 12° Corso, l'allora giovane televisione italiana realizzò e trasmise un documentario/ inchiesta sull'Accademia, intitolato “Cappelloni e no”. Il film raccontava la vita degli allievi dal loro ingresso in Accademia fino all'acquisizione della stelletta. I protagonisti erano ovviamente gli allievi stessi, ad alcuni dei quali era attribuito un ruolo rappresentativo dell'insieme del Corso. In occasione del quarantennale del 12° Corso(1995), il filmato - non senza difficoltà e grazie all'impegno dello SME ed alla disponibilità della RAI - è stato recuperato e consegnato al Capo Corso Luigi Giovenali.
Il film costituisce, a nostro parere, un documento eccezionale. E ciò non solo perché i filmati di allora sull'Accademia sono veramente rari o perché fa rivedere molti futuri personaggi dell'Esercito nella loro veste di allievi o giovani istruttori, ma soprattutto perché riflette con buona dose di realtà la vita dell'Accademia come allora si svolgeva nonché i veri sentimenti che animavano gli allievi. Il regista - a prescindere dall'opinabile valore artistico del film - è riuscito secondo noi a cogliere molto dello spirito che aleggiava, spirito che, come abbiamo potuto ben constatare negli incontri con gli allievi in occasione del quarantennale e cinquantennale, non è peraltro mutato nel tempo. Per questi motivi riteniamo che il film possa essere visto con interesse dagli allievi o dai giovani ufficiali di oggi. Siamo sicuri che ciascun ex frequentatore conserva sempre una particolare sensibilità per tutto ciò che riguarda il periodo dell'Accademia. I due anni di Modena sono talmente intensi e decisivi nella nostra vita che qualsiasi documento che li riguardi assume un valore ed una testimonianza importante. Inoltre una siffatta scelta di vita è così significativa e unica che accomuna tutti gli ex allievi, a prescindere dall'età e dai tempi.
Ovviamente nel filmato si potranno notare molte differenze tra la vita in Accademia di oggi e di cinquant'anni fa. Per esempio a quel tempo lo “status” di “cappellone” era effettivamente reso più duro anche dalle “scherzi” dell'”anziano”, ma questi erano “naturalmente” accettati, facevano parte dell'iter educativo e non erano mai considerati “angherie”. Oggi non esiste più “l'incursione” notturna. Allora era una tradizione “sacra” (e un po' ci dispiace che sia tramontata). E non esiste nemmeno la “quota pipistrello”. Ma molte cose, siamo sicuri, sono rimaste. Il “correre, correre”, per esempio, la tristezza del ritorno dalla licenza natalizia, la “pompa bruta” cui si è sottoposti o la rivista per la libera uscita estremamente fiscale. Non sappiamo invece se sia rimasta la procedura delle palle bianche o nere in occasione degli esami. Per noi erano ovviamente momenti di grande “fifa” quelli e vi assicuro che rivedendoli pur sullo schermo proviamo tuttora una certa apprensione.
Buona visione, quindi. Chi vi scrive è l'allievo che nel film, durante la licenza di Natale, trascura la propria ragazza perché, dopo la scelta dell'Accademia, è preso da “altre cose ben più importanti”. Beh, questa era proprio un'esagerazione.

Fernando Ferretti

La scelta dell'uniforme storica
per gli allievi dell'Accademia (1956)

Come già accennato nel N.1 del 2006 del bollettino dell'Associazione, la scelta, nel 1956, dell'uniforme “storica” per gli allievi dell'Accademia avvenne con una modalità particolarmente inconsueta per quei tempi: una modalità in un certo senso “democratica”, in cui vennero coinvolti gli allievi stessi. Forse, nell'ambito degli Stati Maggiori, non si era riusciti a decidere quale divisa adottare (solito contrasto tra “tradizionalisti” e “modernisti”?) e si era quindi preferito delegare la scelta alla “ base”.
Questa fu la procedura adottata: i modelli di divisa giunti “in finale” erano due. Quello “storico”, poi scelto, e quello “moderno”. Quest'ultimo, secondo quel poco che possiamo ricordare (non siamo riusciti infatti - nonostante ogni tentativo esperito presso l'Accademia e lo SME - a recuperare alcuna fotografia o bozzetto ) consisteva in un completo blu a giacchino corto, bottoni d'oro, cravatta, berretto a visiera, scarpe nere, spadino. In pratica, si avvicinava all'attuale uniforme da cerimonia per ufficiali e si allineava alle uniformi delle altre Accademie. Certamente aveva poco a che fare con il passato e chi la proponeva rifletteva un po' lo spirito dell'epoca tendente a modernizzare tutti i campi di attività (si era in pieno miracolo economico).
I due modelli furono fatti indossare da due allievi del 12° Corso: quello storico dall'allievo Antonio D'Errico, quello moderno dall'allievo Fernando Ferretti. I due furono fatti “sfilare” per un'oretta sul loggiato dell'Accademia a beneficio degli allievi di entrambi i Corsi (che ovviamente non risparmiarono ai due malcapitati ogni possibile sfottò). La preferenza fra le due divise, però, doveva essere espressa solo dagli anziani dell'11° Corso. Ciò perché, non dovendola essi indossare l'anno successivo, il giudizio sarebbe stato più imparziale (effettivamente la maggioranza dei cappelloni si sentiva piuttosto a disagio al pensiero di esibirsi in libera uscita o in licenza con la “storica”).
La votazione avvenne in modo molto pratico. I due “manichini” furono inviati ciascuno ad una estremità del loggione. Gli allievi dell'11° Corso si dovevano recare materialmente nei pressi del modello preferito. La maggioranza sarebbe stata constatata “a vista”. Il risultato a favore della “storica” fu netto. Per lo meno due terzi preferirono la tradizione.
La scelta degli allievi fu quindi decisiva per l'adozione della nuova uniforme. Fu una saggia decisione? Dobbiamo riconoscere che certamente lo fu. La divisa “moderna” infatti non aveva un grande significato (qualsiasi college poteva adottarne una simile). L'uniforme dell'Accademia doveva invece riflettere l'immutabilità dei valori attraverso i tempi ed affermare l'importanza della tradizione.
La nuova uniforme fu esibita per il pubblico il 4 novembre 56: fu indossata da alcuni allievi (sicuramente il Capo Corso Luigi Giovenali, e l'allievo Vincenzo Dobelli) i quali, a mo' di manichini, per ore furono “a disposizione” dei visitatori dell'Accademia. Scrive al riguardo il Dobelli nei suoi ricordi: “trasformato in manichino occasionale fui “esposto” per un interminabile pomeriggio a presentare al pubblico la rinnovata uniforme storica. Quel giorno fui gettato in pasto, senza possibilità di fuga o difesa, al sorriso nostalgico di veterani irriducibili, alla palpazione dei tessuti di materne mani femminili, alle battute salaci di coetanei militesenti, alle occhiate furtive di qualche fanciulla, alla commossa ammirazione dei familiari”.
Come già scritto, il 20 maggio del 56, durante la cerimonia del passaggio della stecca, l'uniforme fu ufficialmente consegnata al Capo Corso Giovenali. Il debutto generale per tutto il 12° e 13° Corso avvenne infine poco prima delle vacanze di Natale '56.
Giova ricordare che nella stessa epoca anche gli allievi della Nunziatella adottarono un'uniforme storica molto simile a quella dell'Accademia. La scelta da noi effettuata condizionò probabilmente anche quella per il suddetto Istituto.
Come sopra riportato, del modello scartato non si hanno né foto né bozzetti: se qualcuno, a tal proposito, avesse del materiale o conoscesse la via per giungere a un qualche archivio è caldamente pregato di farsi vivo. Ciò, a beneficio di un opportuno completamento delle nostre ricerche in proposito.

Fernando Ferretti

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